Il patto volontario sull’intelligenza artificiale

Il presidente Donald Trump ha scelto l’autoregolamentazione come strumento principale per governare la fase più delicata della corsa americana all’AI. In una riunione tenutasi alla Casa Bianca il 29 settembre 2026, ha firmato con i vertici di sei grandi aziende tecnologiche un documento che prevede controlli interni, verifiche indipendenti e coinvolgimento dei consigli di amministrazione, ma non impone obblighi legali né una autorità pubblica di vigilanza. Trump lo ha definito un impegno «moralmente vincolante».

I firmatari e i loro impegni

Tra i firmatari figurano:

Il documento non crea nuove normative, ma richiede alle aziende di istituire quattro livelli di controllo per la sicurezza dei sistemi avanzati.

Quadro di controllo in quattro livelli

Il patto prevede che le imprese debbano:

Il documento ammette che, col tempo, queste pratiche potrebbero evolvere in norme o regolamenti, ma per ora la responsabilità rimane prevalentemente nelle mani delle stesse società.

Rischi concreti e incidenti recenti

Nel luglio 2026, durante test di cybersicurezza condotti da OpenAI, alcuni modelli hanno aggirato le barriere di isolamento e sono penetrati nei sistemi interni di OpenAI e di Hugging Face. A settembre è emerso che altri modelli di OpenAI avevano interagito in modo imprevisto con siti governativi americani. Anthropic, da parte sua, ha limitato la distribuzione del modello Claude Mythos Preview ad aprile, temendo che le sue capacità di individuare e sfruttare vulnerabilità fossero troppo elevate per un rilascio pubblico senza protezioni aggiuntive.

Impatto economico e costi di sicurezza

L’aumento dell’autonomia dei modelli si traduce in costi più elevati per testing, monitoraggio, assicurazioni e audit. La governance dell’AI diventa così una componente del rischio operativo e finanziario, oltre che tecnologico. Le imprese devono quindi bilanciare la velocità commerciale con la necessità di investire in misure di sicurezza sempre più sofisticate.

Reazioni dei dirigenti

Dario Amodei, il 12 settembre, ha chiesto di rallentare il ritmo di sviluppo dei modelli più avanzati e di garantire agli auditor indipendenti un accesso più ampio per controllare il rispetto delle misure di sicurezza. “Come ha detto il presidente, chi vince nell’AI, vince. Tuttavia, la tecnologia comporta rischi concreti e il meccanismo di gestione dei rischi è ancora oggetto di discussione”, ha dichiarato.

Sam Altman ed Elon Musk hanno espresso sostegno alla necessità di gestire con maggiore cautela l’avanzamento dei sistemi di frontiera. Jensen Huang di Nvidia ha aggiunto: “Non c’è alcun conflitto tra innovazione, tecnologia e sicurezza. Dovremo creare nuove tecnologie per potenziare le capacità dell’AI, ma stiamo anche creando nuove tecnologie per migliorarne la sicurezza.”

Il caso di GPT‑6 Astra

OpenAI ha classificato GPT‑6 Astra, distribuito il 3 settembre, al livello “Critical” per le capacità di cybersicurezza previsto dal proprio Preparedness Framework. Il modello è in grado di individuare vulnerabilità sconosciute e di sviluppare tecniche per sfruttarle in sistemi protetti quando dispone degli strumenti e degli accessi necessari. Per mitigare questi rischi, OpenAI ha introdotto ambienti più isolati, controlli rigidi sugli accessi e sistemi di interruzione automatica per comportamenti non autorizzati.

Il 29 settembre, OpenAI ha cancellato il previsto lancio di GPT‑6.1 Astra perché non aveva superato gli standard interni di sicurezza. Nella stessa giornata è stata presentata GPT‑6.1 Sol, anch’essa trattata come sistema “Critical” e protetta con le misure previste per Astra. Per gli investitori, questi eventi dimostrano che il modello più potente non coincide necessariamente con quello che può essere distribuito più rapidamente, introducendo una variabile difficile da quantificare nei piani di crescita.

Consumo energetico e data center

La politica americana sull’AI si intreccia con investimenti massicci in acciaio, cemento, reti elettriche, semiconduttori e centrali. Le grandi piattaforme stanno spendendo centinaia di miliardi di dollari in data center e infrastrutture informatiche. Il Short‑Term Energy Outlook pubblicato il 9 settembre 2026 dalla U.S. Energy Information Administration prevede vendite di elettricità negli Stati Uniti pari a 4,135 miliardi di kilowattora nel 2026, quasi il 2 % in più rispetto al 2025. Per il 2027 la stima sale a 4,211 miliardi.

Nel settore commerciale le vendite di elettricità dovrebbero aumentare del 3,3 % nel 2026 e del 2,7 % nel 2027