Graphic Days 2026: quando il disordine diventa creatività

Graphic Days si conferma come uno dei principali festival internazionali dedicati alla comunicazione visiva, trasformando ogni anno la città di Torino in un laboratorio creativo dove le ultime tendenze del design, dell'illustrazione e della grafica globale trovano spazio per dialogare con il pubblico e i professionisti del settore. L'edizione 2026 si prepara a essere particolarmente significativa, non solo per l'ambizione dei suoi contenuti, ma anche per la scelta di occupare uno spazio in trasformazione: i cantieri del Gruppo Building nel quartiere Barriera di Milano. Questa decisione rispecchia perfettamente la filosofia del festival, che ogni anno cambia sede reinventandosi e contaminando nuovi luoghi della città.

L'evento di quest'anno ruota attorno a un concetto centrale: il disordine. Non inteso come caos o mancanza di struttura, bensì come condizione generativa e spazio di possibilità capace di aprire nuove prospettive, mettere in discussione sistemi e gerarchie consolidate, e favorire la costruzione di modelli aperti e dinamici. Come sottolineano i direttori creativi del festival Ilaria Reposo e Fabio Guida, il linguaggio visivo diventa lo strumento privilegiato con cui esprimere energia e raccontare la complessità della condizione umana contemporanea, evidenziando lo stretto legame tra ordine e disordine.

Il disordine come filosofia progettuale

La riflessione sul disordine che Graphic Days propone assume molteplici sfaccettature. Innanzitutto, il disordine è un processo e un percorso creativo aperto e imprevedibile, non determinato a priori ma soggetto a evoluzioni continue durante il suo sviluppo. In secondo luogo, rappresenta un atto di ibridazione che supera i confini tra discipline e tecnologie, permettendo dialoghi inediti tra campi apparentemente distanti quali il design tradizionale, l'arte digitale, l'artigianato e le tecnologie emergenti.

Il disordine emerge inoltre come uno specchio del presente, riflettendo la realtà contemporanea caratterizzata da conflitti sociali, sovraccarico informativo e impatto crescente dell'intelligenza artificiale. In questo senso, diventa anche una forma di protesta politica e sociale, un modo per interrogare criticamente le strutture dominanti e immaginare alternative. Infine, il disordine si trova in continuo dialogo con l'ordine, nella ricerca di strutture e schemi riconoscibili a partire da forme ambigue e ibride.

Lo spazio del festival: rigenerazione urbana in corso

Una delle caratteristiche più innovative di Graphic Days risiede nella sua pratica di trasformare e reinventare lo spazio urbano. Come affermano i direttori del festival, "Graphic Days invade e contamina ogni anno nuovi spazi, trasformandoli e facendoli conoscere alla comunità". Si tratta di un'operazione complessa che richiede un grande sforzo di progettazione, ma che simultaneamente consente di promuovere nuovi utilizzi e stimolare percorsi di rigenerazione urbana.

Per l'edizione 2026, il festival occuperà gli spazi dei cantieri del Gruppo Building nel quartiere Barriera di Milano, una scelta particolarmente simbolica. Come spiega Luca Boffa, CEO di Gruppo Building, "un cantiere è, per definizione, un luogo di disordine temporaneo che prepara un nuovo ordine urbano". La decisione di aprire questi spazi a un festival internazionale rappresenta un'opportunità di condividere con la città il processo della trasformazione ancora in corso, prima del suo compimento finale.

In un quartiere multietnico e in continua evoluzione come Barriera di Milano, il tema del disordine assume un significato ancora più profondo. Non rappresenta il caos, ma una condizione aperta capace di generare nuove relazioni, nuovi linguaggi e nuove possibilità. Questa visione di rigenerazione urbana, intesa come processo che crea valore attraverso il dialogo tra architettura, cultura e persone, rappresenta una ponte tra la mission del Gruppo Building e quella di Graphic Days. Accogliere la comunità creativa internazionale in uno spazio ancora in costruzione offre alla città l'opportunità di vivere la trasformazione come un'esperienza condivisa, piuttosto che come un evento consumato a posteriori.

Il programma: 19 mostre di sperimentazione visiva

La struttura espositiva di Graphic Days 2026 è articolata e ambiziosa, composta da 19 mostre che alterneranno contenuti digitali, sperimentali e altamente innovativi con poster, fanzine e strumenti di comunicazione analogica. L'obiettivo è offrire una panoramica a 360 gradi del concetto di disordine, rappresentato attraverso molteplici linguaggi, discipline e prospettive geografiche.

L'umanesimo dei dati di Giorgia Lupi

Una delle esposizioni più rilevanti è dedicata a Giorgia Lupi, information designer di fama internazionale e nominata Compasso d'oro ADI nel 2025. I suoi lavori sono esposti in tutto il mondo e presenti nelle collezioni permanenti del MOMA. La mostra "L'umanesimo dei dati" presenta i lavori originali di Lupi, offrendo uno sguardo ampio su un linguaggio progettuale che unisce ricerca, poesia e rigore.

Al centro della pratica di Lupi si trova la filosofia del Data Humanism, che mira a riportare l'empatia e il contesto umano nell'analisi dei dati. Questo approccio invita a progettare comunicazioni che tengano conto del contesto, delle narrazioni qualitative e persino delle imperfezioni, rifiutando la fredda oggettività spesso associata alla visualizzazione dei dati. Dal 2019, Lupi è partner dello studio di design "Pentagram" di New York, dove guida un team di information design che esplora i dati come linguaggio visivo per narrare storie. I suoi lavori trasformano i dati in oggetti fisici: tessuti, abiti, tappeti e ceramiche che uniscono arte, artigianato e informazione in un'esperienza multisensoriale.

Never ever be predictable di Quim Marin

La mostra dedicata al rinomato art director e designer spagnolo Quim Marin raccoglie una selezione di opere realizzate tra Barcellona, Cile, Roma e Tokyo. Il titolo "Never ever be predictable" sintetizza una pratica progettuale che si muove tra ricerca, intuizione e libertà espressiva, rifiutando categoricamente la prevedibilità e dialogando profondamente con il tema del disordine come condizione generativa.

La pratica di Marin crea nuove connessioni, mette in discussione i codici consolidati e immagina prospettive inattese. I suoi manifesti trasformano il progetto in uno spazio di sperimentazione, dove tipografia, colore e composizione sfidano le convenzioni, ridefiniscono gli equilibri visivi e aprono nuove possibilità di lettura. Il suo lavoro rappresenta una dichiarazione di libertà creativa all'interno del design contemporaneo.

Newschøøl of pø5ter e la grafica del clubbing polacco

La mostra "Newschøøl of pø5ter", realizzata grazie alla collaborazione con Polish Graphic Design Association, presenta una rassegna dei più recenti manifesti del clubbing polacco e della grafica indipendente. Queste opere grafiche mettono in discussione le convenzioni formali, riunendo stili, metodi e linguaggi differenti. Lo spettro stilistico è ampio e variegato, includendo:

  • Post-internet design
  • Ugly design
  • Brut art
  • Neo-rave
  • Digital grunge
  • Lo-fi xerox

Questi stili rappresentano la vitalità della scena grafica contemporanea, dove il rifiuto delle convenzioni formali diventa un principio estetico e politico.

Saluti e Baci: il turismo in crisi climatica

La mostra "Saluti e Baci", curata da Daniele Catalli, utilizza poster e cartoline—tradizionali ricordi turistici—come strumento per raccontare alcune delle più urgenti problematiche della contemporaneità. La California brucia ogni estate, Venezia affonda sotto il livello del mare, Bali soffoca di turismo, nel Pacifico galleggia un intero continente di plastica. La mostra nasce dalla frattura tra le promesse di bellezza dell'utopia turistica e la realtà dei fatti.

L'installazione recreate una finta agenzia di viaggio che non vende più il paradiso, ma si interroga criticamente su come rappresentarlo. Mettendo in dialogo dati di inquinamento in tempo reale con l'iconografia rassicurante del turismo novecentesco, la mostra sperimenta modi nuovi di raccontare il presente. Dal 15 al 18 ottobre, Daniele Catalli sarà presente nell'installazione per ragionare sulle emissioni di CO2 durante i viaggi e per illustrare i dati dell'inquinamento in tempo reale.

Eyes On: focus sulla Svizzera

Il formato "Eyes On" si conferma come elemento centrale del festival, ospitando ogni anno un Paese straniero per raccontare la sua storia e i suoi valori attraverso opere di grafica dedicate alla vita quotidiana, alle tradizioni e alla cultura delle persone. Per l'edizione 2026 sarà protagonista la Svizzera, con diverse esposizioni che illustreranno la ricchezza della pratica del graphic design svizzero.

Between Type and Image di Erich Brechbühl

Erich Brechbühl presenta una selezione di manifesti e opere animate realizzate nel corso degli ultimi due decenni. Muovendosi tra tipografia, costruzione dell'immagine e sperimentazione, i suoi lavori esplorano il manifesto come spazio di ricerca visiva, gioco e comunicazione. La pratica di Brechbühl rappresenta un esempio magistrale di come il design tipografico possa fungere da veicolo per l'espressione artistica e la comunicazione visiva complessa.

Weltformat e la diversità del design svizzero contemporaneo

La mostra "Weltformat" propone una selezione di lavori di designer svizzeri emergenti e meno conosciuti, curata dall'omonimo festival. Riunendo un'ampia varietà di voci e media, l'esposizione mira a riflettere la diversità della pratica del graphic design contemporaneo in Svizzera, mostrando come il paese sia fucina di innovazione in molteplici direzioni.

A completamento dell'esposizione "Eyes On", saranno presentate una selezione di volumi tratta dal premio "Most Beautiful Swiss Books" e i lavori di 10 studi svizzeri individuati da Graphic Days. Questi elaborati spazieranno tra packaging, editorial e illustrazione, offrendo un panorama completo del design svizzero contemporaneo.

혼돈 HONDON: l'Hangeul e il disordine creativo coreano

Un focus particolare riguarda la Corea, con la mostra "혼돈 HONDON - The Korean Dis-order. A focus on the history of Hangeul", che celebra il centesimo anniversario dell'Hangeul Day (한글날, 1926). La mostra racconta la nascita dell'hangeul come atto di design radicale nato per portare ordine in una Corea dove i caratteri cinesi escludevano la maggior parte della popolazione dalla possibilità di scrivere.

Un percorso circolare ripercorre la genesi e il ruolo storico dell'hangeul, mostrando con opere di grafica contemporanea come questi caratteri siano oggi fonte di disordine creativo. La mostra è stata sviluppata da Sixeleven, con il supporto del King Sejong Institute Torino e i lavori del collettivo Lift-OFF di Seoul, fondato nel 2017. Questo progetto rappresenta un ponte affascinante tra storia, linguistica e design contemporaneo.

Henning Wagenbreth: universi visivi in espansione

La mostra dedicata a Henning Wagenbreth invita i visitatori a entrare in un universo visivo in continua espansione. Riunisce serigrafie originali, manifesti, libri, fumetti, papercut, sculture di carta e opere tridimensionali, restituendo il multisfaccettato percorso visivo e creativo dell'artista berlinese. Forme, tecniche e linguaggi diversi si incontrano in modi inaspettati, dando vita a un mondo colorato e fuori ordine, dove il disordine diventa energia capace di generare connessioni, cortocircuiti e nuove storie.

Animation Conversation: il dialogo tra linguaggi

"Animation Conversation" è uno spazio in cui animazione, fumetto e illustrazione si incontrano, dando vita a un dialogo tra linguaggi, autori e community. La mostra racconta la scena contemporanea dell'animazione italiana, mettendone in luce la complessità di stili, tecniche e sperimentazioni, andando oltre gli stereotipi che la relegano al solo intrattenimento per l'infanzia.

Grazie ad Aria Platform, le opere prendono vita in realtà aumentata: inquadrando i fotogrammi esposti, la visita si trasforma in un'esperienza immersiva e interattiva che aggiunge un nuovo livello di coinvolgimento. La mostra è curata da Marco Mal Prae e Ale Keydi di Treviso Comic Book Festival, due figure fondamentali nel panorama italiano dell'illustrazione e dell'animazione.

RIFLESSI: una lettura disordinata della grafica italiana

"RIFLESSI. Per una [disordinata] lettura della grafica italiana" è dedicata al contesto italiano e interpreta il disordine non come negazione dell'ordine, ma come strumento progettuale e narrativo capace di generare nu

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