Una crisi strisciante che richiede una risposta istituzionale
Al Forum Nazionale delle Telecomunicazioni in Italia 2026, organizzato da Assotelecomunicazioni‑Asstele, i rappresentanti delle tre principali organizzazioni sindacali – Slc‑Cgil, Fistel‑Cisl e UilFPC‑Uil – hanno espresso una posizione unitaria: senza un impegno concreto della politica, gli investimenti aziendali, i rifinanziamenti pubblici e le misure contrattuali non bastano a garantire la sopravvivenza del settore.
“Un settore che in potenza dovrebbe essere il vero abilitatore della transizione digitale si dibatte da più di un decennio in una crisi strisciante”, ha dichiarato Riccardo Saccone, segretario generale di Slc‑Cgil. “Per l’ennesimo anno denunciamo l’assenza di strumenti legislativi stabili per gestire la riconversione professionale, indispensabile se si vuole davvero proteggere il perimetro occupazionale. Occorre un patto fra tutti gli attori in campo, a partire dal Governo”.
Le parole di Saccone hanno aperto un dibattito che ha toccato tutti gli aspetti critici del comparto: dalla carenza di risorse per la formazione, al rischio di licenziamenti indotti dall’intelligenza artificiale, fino alla necessità di un quadro normativo che definisca un unico contratto collettivo nazionale (CCNL) per tutto il settore.
Le richieste concrete dei sindacati
Secondo Alessandro Faraoni, segretario generale di Fistel‑Cisl, “per sostenere la transizione servono investimenti nelle reti, nelle competenze e nelle persone, misure sui costi energetici e un contributo dei grandi operatori tecnologici che utilizzano le infrastrutture”. Il sindacato ha proposto:
- Creazione di un tavolo di settore stabile e operativo, composto da Governo, imprese e sindacati, con poteri decisionali concreti.
- Investimenti mirati nelle infrastrutture di rete, con particolare attenzione alle aree meno servite.
- Un piano nazionale di formazione continua, certificata e massiva, per tutti i livelli professionali.
- Misure di tutela contro licenziamenti dovuti all’adozione dell’IA, con obbligo di ricollocazione interna.
- Un contributo finanziario da parte dei grandi operatori tecnologici per sostenere le spese di formazione e le nuove competenze.
Faraoni ha inoltre sottolineato la necessità di “proseguire gli investimenti dopo la conclusione del PNRR” e di considerare “il peso dei costi energetici, evitando nuovi esborsi per il rinnovo delle frequenze che possano mettere in difficoltà il settore”.
Un appello alla responsabilità politica
Il segretario di UilFPC‑Uil, Salvo Ugliarolo, ha aggiunto: “Non è più tempo di annunci: servono scelte, strumenti e interventi capaci di dare prospettive industriali e occupazionali al settore”. Ugliarolo ha richiesto:
- Un piano industriale nazionale che integri investimenti infrastrutturali e sviluppo delle competenze.
- Garanzie di condizioni di lavoro dignitose per tutti i dipendenti della filiera.
- La definizione di un unico CCNL che fissi regole chiare per la tutela dei lavoratori.
- Un impegno a mantenere i salari al di sopra dell’inflazione per preservare l’attrattività del settore.
Secondo Ugliarolo, “l’attributo di volano della digitalizzazione può essere mantenuto solo se il Governo assume una responsabilità precisa e costruisce una strategia industriale che accompagni le trasformazioni tecnologiche”.
Il problema del rifinanziamento e della formazione
Riccardo Saccone ha messo in evidenza come il settore Tlc debba ogni anno “mendicare” il rifinanziamento del contratto di espansione e del Fondo nuove competenze, spesso ottenuto “in modo surreale” con richieste di ore di formazione “spaventose in tre mesi”. Questo approccio, secondo il segretario, “ci fa gestire una transizione epocale a mani quasi nude”.
Il problema è aggravato dalla “situazione di scadimento della qualità del lavoro” che persiste da decenni, con i secondi livelli di contrattazione bloccati e i risultati positivi dell’ultimo rinnovo del contratto vanificati dall’inflazione e dalla “fiammata inflattiva”.
Le proposte su frequenze, tariffe e gratuità
Saccone si è detto favorevole alla gratuità delle frequenze, a patto che le risorse risparmiate vengano vincolate a investimenti infrastrutturali e professionali. Ha ricordato però che “la guerra dei prezzi è stata avviata dalle stesse aziende” e che la crisi è anche il risultato di “scelte industriali poco lungimiranti, di trend di spesa e dell’assenza di un piano industriale nazionale”.
Il segretario ha inoltre evidenziato il ruolo del Fondo di solidarietà di settore, una “conquista frutto della buona contrattazione”, ma con impegni di spesa per gli ammortizzatori ben superiori alla dotazione accantonata. Per i lavoratori è “vitalissimo accedere a un reale percorso di riprofessionalizzazione”.
Intelligenza artificiale, CRM e BPO
Un discorso a parte merita il settore dei CRM e BPO, dove la digitalizzazione e l’intelligenza artificiale stanno “erodendo volumi e, soprattutto, valore del lavoro”. Saccone ha dichiarato: “Le regole per una assistenza clienti che continui ad avere al centro l’essere umano vengono per lo più disattese”.
Il sindacato ha respinto, grazie alle mobilitazioni, il tentativo di “affossare le speranze del settore attraverso i contratti pirata” e ha chiesto “di stabilire una volta per tutte l’unicità del nostro CCNL”.
Un tavolo operativo come soluzione
Le tre organizzazioni sindacali concordano sulla necessità di un tavolo di settore non solo formale, ma operativo, in grado di definire priorità, tempi e impegni verificabili. Questo tavolo dovrebbe:
- Stabilire un calendario triennale di investimenti in rete e in formazione.
- Definire criteri chiari per l’assegnazione non onerosa delle frequenze.
- Monitorare l’impatto dell’IA sui posti di lavoro e attivare piani di ricollocazione.
- Garantire la trasparenza nella gestione dei fondi di solidarietà e dei contributi dei grandi operatori.
- Assicurare che le gare pubbliche riconoscano pienamente il valore economico e le tutele del CCNL Tlc.
Faraoni ha ribadito che “l’intelligenza artificiale non può essere utilizzata soltanto per ridurre i costi e aumentare la produttività, ma deve sostenere la qualità del lavoro, evitando di trasformarsi in uno strumento di sostituzione delle persone”.
Conclusioni: un futuro che dipende da un patto nazionale
Il messaggio chiaro dei sindacati è che il settore Tlc, “grande malato” ma fondamentale per la digitalizzazione del Paese, non può più essere lasciato a gestire la propria crisi senza un intervento strutturale da parte dello Stato. Senza un piano industriale nazionale, senza un tavolo operativo stabile e senza investimenti continui, la transizione digitale rischia di trasformarsi in una “crisi di qualità del lavoro” irreversibile.
Le richieste di Saccone, Faraoni e Ugliarolo costituiscono una road‑map per un futuro in cui la tecnologia, le reti e le competenze dei lavoratori si integrino in un modello sostenibile, capace di generare crescita economica e occupazionale. Il prossimo passo sarà la risposta del Governo: accettare o rifiutare il patto proposto influenzerà non solo la competitività delle telecomunicazioni italiane, ma l’intera capacità del Paese di affrontare la sfida della digitalizzazione.