Nel panorama della manifattura italiana, l’introduzione dell’AI fisica e dei robot intelligenti rappresenta quello che Marco Taisch, presidente del MADE Competence Center e professore di Digital Manufacturing al Politecnico di Milano, definisce una “svolta epocale”. La tecnologia è già matura; il vero nodo è l’integrazione e l’addestramento dei sistemi all’interno di processi complessi.

Maturità tecnologica e differenze generazionali

Secondo Taisch, è fondamentale distinguere le diverse generazioni di robotica. La robotica collaborativa, incarnata dai tradizionali cobot, è ormai consolidata nei contesti industriali: è una tecnologia affidabile, già diffusa in numerose linee di produzione.

Al contrario, umanoidi e robot mobili segnano un nuovo salto di paradigma. Questi dispositivi si muovono nello spazio con gambe meccaniche o ruote e portano a bordo intelligenza artificiale integrata, creando quella che Taisch chiama “AI fisica”.

In pratica, l’algoritmo risiede all’interno della macchina e guida le azioni operative, conferendo al robot capacità di comprensione contestuale o “contextual AI”. Il robot è così in grado di interpretare l’ambiente, comprendere le dinamiche in corso e anticipare gli eventi futuri, operando in modo analogo a un essere umano.

Spettacolarizzazione vs prontezza operativa

Le dimostrazioni di robot che corrono, ballano o lottano sul web contengono una componente di marketing, ma non sono prive di valore scientifico. Taisch le paragona alle prime sfide informatiche, come i computer contro i campioni di scacchi: strumenti per testare e affinare algoritmi in ambienti complessi.

Queste performance servono a valutare la gestione di ambienti articolati e dinamici, dimostrando che l’hardware ha raggiunto un alto livello di maturità. Tuttavia, la sfida più grande resta la capacità delle aziende di addestrare i robot e integrarli nei sistemi industriali.

Formazione e ciclo di hype

Un nuovo umanoide è paragonabile a un bambino: non possiede competenze operative preimpostate e necessita di un percorso educativo, o “training”, specifico. Attualmente, si vive il picco dell’entusiasmo nell’Hype Cycle; la fase successiva sarà la disillusione fisiologica, per poi arrivare all’adozione pragmatica dove il valore è misurabile.

Per le PMI, la domanda non è più se l’AI funzioni, ma come integrarla nei processi per ottenere risultati concreti. L’obiettivo è trasformare i robot intelligenti in “colleghi digitali” che integrano, e non sostituiscono, la forza lavoro.

Forma vs funzione dei robot

Il design antropomorfo degli umanoidi risponde a una sfida scientifica e a un mito culturale, ma nella fabbrica la forma deve seguire la funzione. Se un robot opera su pavimentazione piana, le ruote sono più efficienti delle gambe; le gambe sono utili solo per superare gradini.

Inoltre, dotare il robot di telecamere sulla “testa” o di sole due braccia non è sempre necessario. Una forma troppo umana può generare diffidenza nei lavoratori, percependo la macchina come concorrente.

Impatto occupazionale e demografico

L’Italia affronta un “inverno demografico” con una contrazione stimata di circa 4 milioni di abitanti entro il 2050. In questo contesto, la mancanza di forza lavoro diventa un vincolo critico per la competitività industriale.

Robot intelligenti e AI fisica non sostituiranno i lavoratori, ma agiranno come “colleghi digitali” capaci di colmare il vuoto di personale, soprattutto nei settori più soggetti a carenze di manodopera.

Produttività e competitività

L’Italia registra da oltre vent’anni una stagnazione della produttività. L’adozione tempestiva di AI fisica e della mole di dati generata in fabbrica è la chiave per invertire questa tendenza.

Taisch auspica che le imprese non rimangano indietro nell’integrazione di queste leve di competitività, valorizzando sia l’AI che le capacità di simulazione offerte dall’High Performance Computing.

Il ruolo del MADE Competence Center

Il Competence Center MADE, con sede al Politecnico di Milano Bovisa, è impegnato a sperimentare e testare le tecnologie più avanzate. Attualmente dispone di due robot umanoidi e un quadrupede, addestrati in scenari industriali reali.

Le attività di sperimentazione includono:

High Performance Computing e Digital Twin

Parallelamente, il centro promuove l’adozione dell’High Performance Computing (HPC), meno visibile ma fondamentale. L’HPC consente di sviluppare simulazioni complesse tramite il Digital Twin, una replica digitale della fabbrica, dei macchinari o dei prodotti.

Il Digital Twin permette di studiare e simulare il comportamento degli impianti a costi ridotti rispetto alla progettazione tradizionale, guidando la progettazione di fabbriche più produttive ed efficienti.

Criticità nell’integrazione

La principale difficoltà riscontrata è l’integrazione informativa e di rete. Un robot umanoide non si limita a dotarsi di sensori di visione, ma deve comunicare fluidamente con l’intero ecosistema della fabbrica.

Questo richiede standard di interoperabilità, piattaforme di gestione dati e protocolli di comunicazione che garantiscano la sincronizzazione tra robot, sistemi di controllo e infrastrutture IT.

Prospettive future

Milano si sta consolidando come hub globale per l’intelligenza artificiale, attirando talenti, investimenti e partnership tra università, centri di ricerca e industrie. Questo ecosistema favorisce lo sviluppo di soluzioni robotiche su misura per le esigenze manifatturiere italiane.

In sintesi, la sfida non è solo tecnologica ma culturale: le imprese devono abbracciare una nuova mentalità in cui robot e AI sono partner operativi, capaci di aumentare la produttività, mitigare il deficit demografico e mantenere l’Italia competitiva sui mercati internazionali.