I concetti di sovranità digitale e sicurezza energetica si sono rivelati sempre più interdipendenti, con implicazioni strategiche che vanno al di là della semplice regolamentazione dei mercati o una diversificazione casuale delle catene di fornitura. Secondo un recente brief stilato da Iai e Cep, l’Unione Europea corre il rischio di fondare entrambe le sue transizioni – ecologica e tecnologica – su infrastrutture, piattaforme e tecnologie controllate da potenze esterne, compromettendo in tal modo il proprio potenziale competitivo a lungo termine.

La digitalizzazione ha ridefinito i contorni della sovranità, estendendola ben oltre le tradizionali frontiere territoriali. Oggi, l’autonomia dell’Europa dipende in larga misura dalla capacità di controllare infrastrutture critiche come le reti elettriche, i modelli di intelligenza artificiale, e le filiere di approvvigionamento sostenibili. Il problema, evidenzia il rapporto, non risiede solo nella regolamentazione o nello sviluppo di tecnologie sostenibili, ma nella necessità di garantire che queste siano di proprietà, gestione e controllo esclusivo dell’Unione.

La transizione verde e l’AI: due sfide unite dal rischio di dipendenza

La transizione ecologica rappresenta una svolta determinante per il futuro dell’Europa, ma comporta anche costi energetici elevati. Per alimentare industrie di settore ad alta tecnologia o per alimentare i nuovi impianti di generazione sostenibile, è ormai indispensabile un accesso equilibrato a risorse naturali e una rete di infrastrutture energetiche resilienti. Il rischio concreto, però, è che tale transizione venga finanziata o gestita prevalentemente da tecnologie estranee, in particolare statunitensi e cinesi.

La stessa logica si applica all’innovazione tecnologica. I modelli e gli algoritmi di intelligenza artificiale, ormai cuore di molte industrie, dipendono da infrastrutture di calcolo e dati che non sono in mano europea. Piattaforme come Google, Microsoft, e Amazon dominano il mercato globale di big data e AI, rendendo difficile per l’UE di competere su un piano di parità. La questione non riguarda quindi solo la competizione, ma il controllo delle informazioni, dei dati e delle capacità di trasformazione tecnologica.

Una strategia integrata per rafforzare l’indipendenza

Per invertire questa tendenza, il rapporto Iai-Cep propone una strategia basata su tre pilastri principali. Prima di tutto, è necessario investire su un’industria delle infrastrutture digitali e energetiche europea. Questo include non solo reti a banda larga e dati, ma anche nuove tecnologie per la gestione intelligente dell’energia. Al tempo stesso, è fondamentale favorire la nascita di aziende AI forti su scala globale, che non dipendano da acquisizioni o licenze estere.

Un secondo punto chiave è una cooperazione più stretta tra i Paesi membri. La creazione di un mercato comune non solo per i servizi energetici ma anche per la gestione dei dati e l’uso dell’AI può rappresentare una leva competitiva decisiva. Inoltre, una strategia coordinata sul piano legislativo e normativo può accelerare una transizione che altrimenti rischierebbe di essere frammentata e lente.

Realismo e ambizione: la via da seguire

Il piano non è irrealistico o idealizzato, ma richiede ambizione e una volontà politica concreta. Gli esempi di cooperazione tra nazioni dell’UE hanno dimostrato che, al di là delle discrepanze tra i Paesi, è possibile creare iniziative congiunte. In settori come il digitale e l’energia, la mancanza di un piano comune potrebbe costare caro: non solo in termini economici, ma in termini di capacità di difesa e di leadership tecnologica globale.

Un passo cruciale potrebbe essere l’adozione di un piano decennale di investimenti in infrastrutture abilitanti, parallelo a quelli destinati ai fondi NextGeneration EU. Questo potrebbe comprendere un piano mirato per costruire nuove piattaforme di dati pubblici, una maggiore autonomia tecnologica in settori vitali e una strategia chiara per l’uso etico e trasparente dell’intelligenza artificiale.

In sintesi, la sovranità digitale non può essere separata dalla sicurezza energetica. Il rischio non è solo politico, ma industriale e strategico. Solo attraverso una visione unita e lungimirante l’Europa potrà mantenere una sua identità tecnologica e competitiva nel ventunesimo secolo.