I progressi delle telecomunicazioni non riguardano più solo chi gestisce le reti, ma si diffondono capillarmente in ogni ambito della vita economica e sociale. È questo il messaggio che Laura Di Raimondo, direttrice di Asstel, ha ribadito nel corso dell’evento “Telco per l’Italia”, sottolineando come lo sviluppo digitale dipenda oggi in modo strutturale dalla qualità e dall’accessibilità delle reti di connessione.
“La connettività non è più un tema di settore, ma il fondamento di tutta l’economia digitale”, ha affermato Di Raimondo. Questo passaggio epocale rende cruciale il ruolo che assumono le reti di telecomunicazione: esse fungono da infrastruttura abilitante che permette l’innovazione e la crescita economica, soprattutto in settori come l’industria 4.0, la salute digitale, l’agricoltura smart e i servizi finanziari online.
Reti di base per una società digitale avanzata
Per potenziare il ruolo centrale delle reti, l’expert di Asstel ha proposto tre direttrici fondamentali: regole simmetriche, sviluppo delle competenze tecnologiche e una politica industriale con l’obiettivo di garantire l’indipendenza tecnologica a livello europeo e nazionale. Queste linee strategiche si fondano sulla consapevolezza che nessuna economia può permettersi vulnerabilità infrastrutturali in un mondo sempre più interconnesso.
Le regole simmetriche, ad esempio, dovrebbero garantire un equilibrio tra innovazione e regolamentazione, evitando disincentivi per gli operatori senza però abdicare al controllo per garantire concorrenza equa. In questo senso, sono da promuovere politiche che tengano conto anche del mercato dei nuovi operatori, spesso più flessibili ma meno stabili.
Investire in competenze tecnologiche
L’altra pietra miliare dell’azione futura riguarda lo sviluppo delle competenze. La digital transformation non è solo questione tecnica, ma anche formativa. Secondo Di Raimondo, “dai dati al 2022, solo il 17% della popolazione attiva in Italia possiede livelli di tecnologia informatica avanzati”, e questo gap rende problematico il pieno sfruttamento delle nuove opportunità digitali.
- Iniziative a supporto della formazione tecnica, anche attraverso accordi tra scuole, università e aziende
- Promozione di programmi di reskilling e upskilling per i lavoratori nel settore ICT e non
- Supporto a startup ed imprese digitali attraverso fondi per ricerca e innovazione
Una crescita competente e autonoma nel settore tecnologico, infatti, è fondamentale per non essere dipendenti da fornitori e infrastrutture estere vulnerabili o poco controllabili.
Politica industriale: priorità alla sovranità
La sovranità digitale richiede una chiara strategia a livello governativo e industriale, volta a favorire il Made in Italy tecnologico. Per questo, “una politica industriale orientata all'indipendenza tecnologica europea e nazionale” diventa un obbiettivo inderogabile. In questo contesto, ruolo centrale spetterà alle infrastrutture di reti, come le future 6G e i sistemi di storage e calcolo decentralizzati.
Un esempio tangibile è il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), che mette a disposizione risorse significative per investire in reti di nuova generazione. Tuttavia, per ottenere il massimo vantaggio da questi fondi, sono necessarie tempistiche e processi snelli, oltre alla partecipazione attiva di tutte le componenti del tessuto economico.
Le aziende del settore, inoltre, sono chiamate a fare la loro parte non solo nell'innovazione tecnologica, ma anche nell’occupazione. Secondo i dati forniti da Asstel, nel corso del 2023 si sono registrati oltre 120.000 nuovi posti di lavoro nel campo delle telecomunicazioni in Italia, in gran parte legati alla realizzazione delle reti 5G e alla progettazione di infrastrutture critiche per la digitalizzazione.
Tendenze del mercato e sfide globali
I dati globali evidenziano che il mercato delle telecomunicazioni cresce a livello mondiale di oltre il 5% annuo nel periodo 2023-2025. L’Italia ha l’opportunità di posizionarsi in modo competitivo sfruttando le sue risorse tecnologiche, ma questo richiede investimenti mirati e una visione lunga.
Il contesto internazionale, però, non è immune da sfide: cyber-security, gestione dei dati e questioni etiche legate all’intelligenza artificiale richiedono una governance equilibrata. “I governi debbono fare da regolatori attenti, ma non da freni al progresso”, conclude Di Raimondo, evidenziando come solo attraverso una proattiva strategia di sviluppo nazionale si possa garantire un futuro sostenibile per le tecnologie digitali in Italia.