Un anno dopo: l'European Accessibility Act in Europa

A un anno dall’entrata in vigore dell’European Accessibility Act, il quadro europeo sull’accessibilità digitale si presenta frammentato. In alcuni paesi, come Germania, Svezia e Paesi Bassi, sono già iniziati controlli e azioni legali, mentre in Italia l’implementazione è avanzata in tempi più lenti. L’Italia non ha ancora comminato sanzioni sotto il D.Lgs. 82/2022, anche se le linee guida operative dell’Agenzia per l’Italia Digitale sono state pubblicate a marzo 2026.

Estensione del diritto all’accessibilità al settore privato

L’EAA è una norma europea che estende l’accessibilità digitale al settore privato. In Italia questa responsabilità deriva dal D.Lgs. 27 maggio 2022, n. 82, che ha ampliato i requisiti della Legge Stanca, originariamente pensata per le pubbliche amministrazioni. Dal 28 giugno 2025, le imprese con almeno 10 dipendenti o una fatturazione annua superiore a 2 milioni euro sono obbligate a rendere accessibili i loro servizi e prodotti digitali. Tra i settori interessati vi sono e-commerce, banche, trasporti, comunicazioni elettroniche, media e e-book.

Fasce sanzionatorie in base al fatturato

In Italia le sanzioni per la violazione dell’obbligo di accessibilità vanno da 5.000 a 40.000 euro. Inoltre, per chi non rispetta le disposizioni dell’autorità di Vigilanza, si applicano sanzioni comprese tra 2.500 e 30.000 euro. Per i grandi imprenditori, con un fatturato medio triennale superiore a 500 milioni di euro, la sanzione può arrivare fino al 5% del fatturato annuo. Un periodo transitorio, che dura fino al 28 giugno 2030, è previsto per i prodotti e servizi già online prima della data di applicazione.

Europei in azione: iniziative d’Enforcement

Nei mesi successivi all’entrata in vigore dell’EAA, alcuni Stati membri dell’Unione Europea hanno iniziato ad applicare la norma. In Germania, poche settimane dopo il varo della legge nazionale, gli acquirenti online hanno ricevuto diffide da parte di studio legali. In Svezia, la Post- och Telestyrelsen ha avviato test in base agli standard EN 301 549. In Paesi Bassi, cinque diverse autorità hanno lanciato un obbligo di segnalazione per i settori regolamentati. In Francia, associazioni hanno presentato ricorsi urgenti contro retailer online.

L’Italia tra ritardi e attese

In Italia la procedura ha richiesto tempi più lunghi. Solo nel marzo 2026 l’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID) ha pubblicato le linee guida operative. La piattaforma ufficiale di segnalazione, segnalazioni.agid.gov.it, è stata aperta a marzo 2026. A oggi, non sono state pubblicamente aperte azioni sanzionatorie né verificate violazioni. La prima causa documentata contro un soggetto privato è avvenuta nel 2024, promossa da Luca Coscioni su un servizio inaccessibile per persone con disabilità visiva.

Il web mondiale mostra crescenti fallimenti di accessibilità

IlWebAIM Million 2026, report annuale sugli errori di accessibilità globale, ha registrato che il 95,9% di quelle milioni di homepage ha errori nel rispondere agli standard WCAG 2.0, con un aumento del 10,1% di errori a pagina. Il rapporto attribuisce la crescita a un fenomeno chiamato vibe coding, dove codice generato attraverso modelli di intelligenza artificiale non viene sottoposto a verifiche umane. La normativa europea sembra quindi non riesca a invertire una tendenza a livello globale.

Fattori strutturali del problema in Italia

Solo un anno dopo l’approvazione dell’EAA l’Italia non ha aperto alcun processo legale su violazioni dell’accessibilità da parte di aziende private. Secondo l’IAPB Italia ETS, sono circa 2 milioni le persone con disabilità visiva, di cui circa l’85% ipovedenti. L’ISTAT, invece, stima in oltre 3 milioni le persone che hanno difficoltà a svolgere funzioni quotidiane. Per loro, l’inaccessibilità digitale limita l’autonomia e la partecipazione sociale.

Registri incompleti e linee guida recenti

AgID non ha pubblicato dati aggregati delle dichiarazioni di accessibilità depositate entro il termine del 23 settembre 2025 da imprese con fatturato triennale superiore ai 500 milioni. Le nuove linee guida operative, datate marzo 2026, forniscono però un quadro più chiaro per il settore interessato. La normativa europea prevede inoltre una sanzione massima di 40.000 euro, ma in Italia non è mai stato applicato nemmeno il 1% del massimale previsto in assoluta inadeguazione rispetto ad altri paesi dell’UE.

Paese a confronto

Paesi come Germania e Svezia hanno già messo in atto il controllo legale, mentre l’Italia si trova ancora alla fase iniziale dell’applicazione pratica. Le associazioni europee sono in azione, con cause civili che coinvolgono gruppi leader come Carrefour e Auchan, ma non la relativa filiale italiana. L’assenza di procedimenti legali in Italia, combinata a una riduzione delle dichiarazioni di accessibilità, pone l’Italia in una posizione di ritardo rispetto alla media europea.

Lungo transitorio e crescenti problematiche

Dal 2004 in Italia il diritto all’accessibilità esiste sulla carta. Dal 2022 ha acquisito un contesto europeo con una prospettiva internazionale. Dal 2025 arriva lo strumento chiave: l’estensione a imprese private. Ora, il 2026 segnala l’inserimento delle linee guida operative. Per coloro che vivono con strumenti come gli screen reader, manca però l’ultimo passo per rendere reale il diritto: l’applicazione pratica.

Il periodo transitorio, fino al 2030, garantisce una sorta di tolleranza per il web esistente. Il problema è che mentre questa tolleranza dura cinque anni, la comprensione di come rendere accessibile il web non sembra avanzare in fretta abbastanza per compensare i nuovi errori.

Un dibattito europeo aperto

La mancanza di sanzioni, in Italia e in tutta Europa, non è sorprendente in un contesto in corso di avvio. Tuttavia, sebbene le autorità europee siano pronte a lanciare il piano d’applicazione, il momento giudiziario è rimasto inespresso. Il tempo per agire è comunque aperto. I dati suggeriscono che il web sta peggiorando.

Strada da percorrere

L’Italia ha avuto quasi un anno per aderire al contesto europeo dell’accessibilità digitale,