La nuova versione di Siri sviluppata da Apple promette di offrire agli utenti un livello di interazione completamente diverso rispetto alle versioni precedenti. Dotata di intelligenza artificiale avanzata, l’assistente vocale potrebbe agire tra applicazioni, messaggi, foto e documenti in modo integrato e contestuale. Tuttavia, per il momento, non arriverà in Europa, a causa di un confronto durissimo tra Apple e la Commissione europea riguardo agli obblighi del Digital Markets Act (DMA).

Un scontro che nasce dagli obiettivi del Digital Markets Act

Il DMA ha il preciso obiettivo di limitare il potere di mercato delle piattaforme digitali designatesi gatekeeper. Secondo questo atto legislativo, le grandi compagnie sono obbligate a consentire l’installazione di modelli concorrenti di intelligenza artificiale, come ad esempio Google Gemini, sui dispositivi Apple.

Per Apple, però, ciò comporta un rischio concreto: consentire l'accesso a sistemi esterni al proprio ecosistema implica aprire porte a dati personali che attualmente solo l'azienda gestisce internamente, con rigorosi protocolli di protezione. L’azienda teme che questa interconnessione possa compromettere la privacy e la sicurezza di milioni di utenti.

La Commissione, invece, ribatte che il DMA mira a favorire la concorrenza nel mercato delle tecnologie basate sull'intelligenza artificiale, prevenendo il monopolio da parte dei grandi gatekeeper. Apple non può escludere concorrenti dal proprio ecosistema, afferma Bruxelles, poiché l’accesso ai dati non è un obiettivo in sé ma solo uno strumento per permettere una maggiore libertà di scelta per l’utente.

Interoperabilità e contestualità: il cuore del problema

La caratteristica principale della nuova Siri AI è la capacità di comprendere il cosiddetto "contesto personale" dell’utente. L’assistente non si limita a rispondere a singole richieste, ma riesce a integrare informazioni provenienti da diversi settori, come email, calendario, note, foto e applicazioni terze.

Esempi concreti di funzionalità avanzate

Queste funzionalità rendono l’assistente molto più di uno strumento di ricerca: diventa un sistema che interagisce con il resto del dispositivo per agire sulle esigenze dell’utente.

Perché questa novità è problematica per il Digital Markets Act?

Il problema emerso con il DMA riguarda esattamente il funzionamento di Siri: per offrire le sue nuove funzioni, l’assistente deve accedere a molti dati personali. In teoria, se Apple è autorizzata ad accedere a tali informazioni, perché non dovrebbe poter accedere anche un concorrente? A questa domanda si applica il principio di concorrenza, che richiede apertura e parità di condizioni.

Apple, però, ritiene che l’accesso esteso a terzi potrebbe comportare un rischio di violazione della privacy. L'azienda non è disposta a concedere ad altri modelli di AI la stessa ampiezza di accesso, sostenendo che potrebbero non applicare gli stessi standard di sicurezza e riservatezza.

I rischi dell’interoperabilità a livello di AI

L’interoperabilità richiesta da Bruxelles ha una portata diversa rispetto al passato. In precedenza, i dibattiti si concentravano su accessori o applicazioni minori; con la tecnologia AI come Siri, invece, il livello di accesso ai dati cresce enormemente. Si tratta non solo di leggere informazioni, ma di analizzarle, correlarle tra loro e agire sul dispositivo.

Un sistema come Siri necessita di dati provenienti da molte fonti diverse, tra cui messaggi, foto, calendario, note e applicazioni installate. In assenza di limiti chiari, l’invito a rendere accessibili tali informazioni ad altri sistemi potrebbe comportare un rischio molto elevato per la sicurezza e la privacy.

Le conseguenze di accettare l’interpretazione del DMA

Una delle posizioni difese da Apple è che, in base alla lettura della normativa europea, l’azienda sarebbe obbligata a permettere a modelli esterni di intelligenza artificiale di accedere al dispositivo in modo completo, inclusi messaggi personali, foto e dati sensibili. Si potrebbe arrivare al punto in cui un concorrente di Apple potrebbe non solo leggere le informazioni presenti sul dispositivo, ma persino intervenire direttamente sull’utente.

Apple non accetta questa visione: per lei, un assistente AI efficace deve potersi interfacciare con il sistema in profondità; estendere questa prerogativa a soggetti terzi aumenta in modo esponenziale i rischi di utilizzo non controllato dei dati. La soluzione, a suo avviso, non passa per aprire il mercato indiscriminatamente ma per trovare soluzioni tecniche che rispettino privacy e sicurezza.

Un confronto tra privacy e libero mercato

Il dibattito sembra concentrarsi su una contrapposizione ben precisa: da un lato, il ruolo della privacy, che impone limiti all’uso dei dati personali; dall’altro, il libero mercato, che invece richiede accesso e concorrenza tra soggetti diversi. Apple sostiene che non esiste una soluzione unica; ogni accesso ai dati deve essere verificato e vincolato a condizioni rigorose.

Le critiche della Commissione europea

I rischi tecnologici connessi all’AI

Le nuove funzionalità di Siri dimostrano che quando l’interoperabilità riguarda sistemi AI che accedono in profondità ai dati personali, il contesto cambia completamente. Mentre per servizi più circoscritti i benefici della maggiore concorrenza sono evidenti, nel caso dell’AI, i rischi sono maggiori.

Il problema sta nel trovare un equilibrio. È necessario garantire a terzi la possibilità di competere con Apple, ma allo stesso tempo non è accettabile aprire l’accesso in modo non controllato ai dati sensibili. Occorrerà dunque delineare condizioni chiare: chi può accedere ai dati e in che modo?