Telegram, con i suoi miliardi di utenti mensili, è diventato una delle applicazioni di messaggistica più utilizzate al mondo. Tuttavia, negli ultimi anni si sono moltiplicate le segnalazioni riguardanti l’uso improprio della piattaforma, in particolare per il traffico illegale di contenuti sessuali e per attività criminali mirate alla diffusione di violenze sessuali digitali.

Gli Algoritmi di Telegram e la Manca di Visione

Telegram è nato con l’obiettivo di offrire una comunicazione più privata, con funzionalità come la crittografia end-to-end e gruppi di grandi dimensioni. Tuttavia, queste stesse caratteristiche sono state abusate da cybercriminali. La piattaforma presenta un sistema di moderazione limitato e basata su algoritmi poco efficaci, che permettono la proliferazione di contenuti illegali, compresi il deepfake e la pornografia minorile.

Inoltre, la natura decentralizzata di Telegram – che consente una grande libertà espressiva – è spesso utilizzata per eludere le normative sui diritti digitali. A differenza di competitor come WhatsApp o Signal, Telegram non raccoglie molte informazioni sulle attività degli utenti né collabora attivamente con le forze dell’ordine.

I Gruppi Nascosti e i Canali Oscuri

Uno degli aspetti più problematici di Telegram sono i gruppi non pubblici, spesso celati dietro password o inviti. Questi gruppi offrono anonimato quasi totale agli utenti che li condividono. Secondo un rapporto del 2025, almeno il 14% dei canali Telegram ospita contenuti di violenza sessuale, pornografia infantile, o materiale in cui vengono esibite aggressioni sessuali reali.

Molti di questi gruppi non possono essere facilmente rimosse, in quanto Telegram non applica regole uniformi per la rimozione automatica, né collabora con le istituzioni europee. Ne consegue che gli utenti malintenzionati trovano in Telegram uno spazio in cui operare quasi senza restrizioni.

La Politica Italiana Contro la Violenza Digitale

Negli ultimi anni il governo italiano ha introdotto leggi per combattere specificamente il fenomeno della violenza digitale, come il nuovo decreto Dignità Digitale del 2024. Tuttavia, l’applicazione di queste norme si scontra con la scarsa cooperazione di piattaforme come Telegram.

Le autorità italiane hanno avanzato più volte richieste all’amministrazione di Telegram, ma Pawel Durow – fondatore della società – ha rifiutato sistematicamente qualsiasi forma di collaborazione, sostenendo che l’autocensura comprometerebbe la libertà dei cittadini. Questo atteggiamento ha generato numerose critiche, anche da parte di organizzazioni internazionali come il Parlamento Europeo.

Perché Usare Telegram Piuttosto di Altri Servizi?

Gli Sforzi per Regolare il Mercato Digitale

In risposta a questi problemi, l’Unione Europea ha lanciato un piano per regolare le grandi piattaforme digitali, chiamato DSA (Digital Services Act), che entra in vigore nel 2024. Anche se alcune normative possono non applicarsi direttamente a Telegram, la pressione internazionale cresce per una gestione più responsabile da parte del servizio.

I Paesi membri stanno inoltre considerando l’uso di strumenti tecnologici e politiche di prevenzione mirate, come l’osservazione di canali sospetti e l’applicazione di algoritmi di riconoscimento immagini illegali.

Come Gli Utenti Possono Proteggersi?

Sia che si usi Telegram per lavoro, per socializzare o per attività private, gli utenti possono adottare alcune misure concrete per proteggersi:

La Necessità di Una Cooperazione Globale

Data l’internazionalità di Telegram, è chiaro che gli sforzi per fermare la violenza digitale devono essere coordinati a livello globale. Organizzazioni come l’ONU, il gruppo INTERPOL e le autorità europee dovranno trovare un accordo su normative minime che possano applicarsi alle piattaforme non soggette alla legislazione nazionale.

Conclusione

Telegram rappresenta una piazza digitale molto appetibile per criminali che sfruttano la violenza sessualizzata. Con il suo modello di comunicazione decentralizzato e di difficile moderazione, rimane una piattaforma in cui il controllo illegale spesso prevale. La soluzione, tuttavia, non passerà solo per una maggiore sorveglianza, ma anche per un cambiamento nella cultura digitale, in cui gli utenti sono consapevoli del ruolo che occupano nella prevenzione del crime online.