Nell’anno in cui l’Italia ha registrato un notevole aumento degli investimenti nel settore sanitario, il cosiddetto “paradosso della sanità digitale” si presenta con forza: da un lato si registrano tecnologie avanzate e una crescente attenzione ai sistemi digitali; dall’altro persiste una situazione gestionale frammentata che ostacola la piena fruibilità di questi miglioramenti. Secondo i dati pubblicati recentemente dall’Osservatorio Sanità Digitale del Politecnico di Milano, a fine 2025 la spesa per la digitalizzazione del sistema sanitario italiano salirà a 2,7 miliardi di euro, con un incremento del 9% rispetto al 2024, grazie soprattutto agli investimenti previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.
Progressi concreti in ambito tecnologico
Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) ha svolto un ruolo chiave nell'espansione dei progetti digitali nel servizio sanitario italiano. Tra le aree di maggiore avanzamento figurano la telemedicina, il Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE), e la ricetta elettronica avanzata (REA). La telemedicina, per esempio, ha visto un utilizzo crescente sia in termini di assistenza a distanza, sia per la gestione a regime di patologie croniche, permettendo di risparmiare ore di attesa e viaggi per i cittadini. Il Fascicolo Sanitario Elettronico ha registrato un tasso di adesione in crescita, con un numero crescente di cittadini che oggi possono consultare digitalmente e condividere con i propri medici dati sanitari importanti.
A parte il PNRR, sono state lanciate anche iniziative regionali di trasformazione digitale. Alcuni esempi concreti riguardano la Lombardia, che ha sviluppato una piattaforma per la prenotazione unica di esami di laboratorio e di accessi ambulatoriali, o la Toscana, che da anni ha un Fascicolo Sanitario Elettronico quasi universalmente accessibile. Alcuni centri regionali hanno iniziato a sperimentare l’uso di algoritmi di intelligenza artificiale per migliorare la diagnosi di patologie o per effettuare screening predittivi su dati sanitari.
Le vere sfide da affrontare
Nonostante i progressi tecnologici e gli investimenti, il vero banco di prova per la sanità digitale italiana si presenta in termini di interoperabilità, integrazione operativa e coesione territoriale. Molti sistemi regionali non riescono a scambiarsi dati in maniera automatica e completa, rendendo la visione complessiva del paziente disgiunta e non coordinata. Ad esempio, un paziente che si rivolge a strutture sanitarie diverse in Regioni diverse potrebbe trovare ostacoli nel trasferimento delle informazioni mediche essenziali. La mancanza di standard unificati ha creato inoltre una situazione di frammentazione tecnica che rende difficoltoso lo sviluppo di soluzioni a livello nazionale.
Un altro punto cruciale è l'incapacità di integrare le innovazioni tecnologiche negli esistenti processi operativi. Tante tecnologie avanzate, infatti, non vengono pienamente utilizzate o si sovrappongono a sistemi preesistenti non compatibili. Per esempio, alcuni medici generali lamentano di non poter integrare efficacemente la ricetta elettronica avanzata con i propri sistemi informativi, riducendo i vantaggi teorici a disposizione.
La necessità di formazione e governance
A livello di organizzazione, il passo più importante è rappresentato dall'aumento della governance centrale con il supporto operativo ai singoli servizi per adeguare i processi all’evoluzione tecnologica. L’Italia, per esempio, può modellarsi su esperienze internazionali di successo, come quelle del Regno Unito, con il National Health Service (NHS) che ha da tempo un Piano strategico chiaro, o della Finlandia, dove la salute digitale è considerata una priorità nazionale.
In parallelo, risulta indispensabile aumentare il livello di digitalizzazione della forza lavoro sanitaria. Formazione sull’uso di strumenti digitali, cultura della condivisione dei dati e una visione a lungo termine sono elementi fondamentali per non rimanere indietro rispetto a sistemi sanitari europei più avanzati. Gli investimenti in formazione tecnica, sia per il personale medico che per il personale di supporto, sono una priorità per rendere sostenibile questa evoluzione.
Un percorso a metà? Un'occasione non da sprecare
Se da una parte bisogna registrare con soddisfazione i progressi fatti, l’Italia si trova ancora su una strada molto lunga per cogliere appieno il valore della sanità digitale. Molti progetti hanno ottenuto risorse, ma non necessariamente hanno portato ad un reale miglioramento per i cittadini. Per superare questa fase di consolidamento, è necessario passare da un’ottica fortemente progettuale a una visione operativa concreta, che preveda un monitoraggio costante e una valutazione degli impatti reali.
Nel 2025 il sistema sanitario italiano ha un’opportunità storica: mettere a frutto gli investimenti fatti non solo nel campo dell’infrastruttura e della tecnologia, ma anche in termini di miglioramento di accesso, di riduzione del carico di lavoro delle strutture sanitarie e di qualità della vita per i pazienti. Per farlo, servirà però un cambio di prospettiva, che parta dai dati, passi per gli operatori, e arrivi a benefici tangibili per i cittadini.