La gestione dei rischi alle infrastrutture critiche, come quelle energetiche o sanitarie, richiede non solo tecniche avanzate, ma anche una profonda comprensione del contesto informativo. Negli ultimi anni, è emerso un problema crescente: gli algoritmi di piattaforme online, pensati per massimizzare l’interazione utente, possono distorcere la narrazione di un’emergenza, amplificando false informazioni e generando un contesto sociale più volatile.
La crisi non vive solo nei dati tecnici
Un incidente infrastrutturale non colpisce solo i componenti tecnologici. La crisi si sviluppa anche nel campo informativo e sociale, spesso amplificato e distorto dagli algoritmi di piattaforme come Facebook, Twitter o TikTok. Durante una situazione di emergenza, gli strumenti di analisi sociale sono fondamentali. Ma quando questi vengono manipolati da algoritmi, il risultato può rafforzare la percezione di fallimenti istituzionali o generare ansia sociale.
Ecco perché oggi le autorità di gestione della crisi devono tener conto delle piattaforme digitali come un fattore di rischio operativo. Gli algoritmi di visibilità, ad esempio, tendono a privilegiare contenuti emotivi, esagerati o estremisti, che possono rapidamente spostare il dibattito pubblico in modi poco controllabili. Questo non solo influisce sulla comunicazione ufficiale, ma può anche indebolire la fiducia della popolazione verso il sistema che gestisce la crisi.
I rischi di una visibilità algoritmica non controllata
I dati parlano chiaro: un evento di portata rilevante su una rete critica (come un blackout energetico) può generare migliaia di contenuti online in poche ore. Ecco alcune conseguenze concrete:
- Determinismo emotivo: algoritmi che amplificano informazioni non verificate possono determinare una reazione eccessiva della popolazione.
- Distorsione della percezione: il rafforzamento ciclico delle notizie più spettacolari nasconde quelle factual di interesse minore ma più utili.
- Polarizzazione digitale: il confronto sociale può deteriorarsi in maniera imprevedibile, compromettendo i messaggi ufficiali.
Una soluzione: la resilienza cognitiva
Per contrastare questi rischi, esperti come Antonio Scala, Dirigente di Ricerca presso l'Istituto dei Sistemi Complessi del CNR, sottolineano l’importanza di una "resilienza cognitiva". Questo concetto si riferisce alla capacità, sia pubblica che sociale, di interpretare e rispondere a una crisi in modo razionale, non condizionato da distorsioni digitali.
Pensiamo a come durante la pandemia, le informazioni scorrette circolavano a velocità incredibili. Senza una resilienza cognitiva, molti governi hanno affrontato ostacoli non solo sanitari, ma anche informativi. In risposta, alcuni enti hanno cominciato a monitorare le piattaforme digitali e ad utilizzare algoritmi progettati per limitare la diffusione di contenuti non verificati.
Ricerca e politiche pubbliche unite per il controllo algoritmico
L'esperienza maturata con eventi come il Blackout del 2003 o gli incidenti recenti con reti critiche di telecomunicazione mostra che una gestione integrata è indispensabile. Le istituzioni e l’industria devono collaborare per:
- Creare linee guida per l’analisi di dati sociali durante una crisi
- Adottare algoritmi di transito e verificazione, in alternativa a quelli di visibilità non controllata
- Formare personale specializzato per l’interpretazione di dati complessi
Strumenti per una governance digitale responsabile
Gli enti responsabili devono dotarsi di una infrastruttura comprensiva non solo per il sistema tecnico, ma anche per il sistema informativo. Questo include:
- Banche dati che incrociano informazioni ufficiali con indicatori di veridicità (fact-checking automatizzati)
- Sistemi di intervento rapido su reti sociali (digital crisis team)
- Piattaforme di crowdsourcing per la raccolta di informazioni non ufficiali, ma rilevanti
Una prospettiva futura: verso una resilienza integrata
Se oggi il focus su algoritmi e rischi sistemici si sviluppa nel campo delle infrastrutture critiche, domani potrebbe espandersi a tutto il sistema socio-tecnico. L’università e le aziende di ricerca, insieme alle autorità pubbliche, hanno il dovere di sviluppare strumenti innovativi per gestire questa complessità crescente.
Lavorando sull’analisi dei sistemi complessi e su dinamiche collettive, Antonio Scala e altri ricercatori del CNR-ISC mirano a costruire modelli di previsione per gestire meglio gli eventi di crisi. In questo modo, le infrastrutture non solo saranno tecnicamente robuste, ma anche socialmente resilienti, una doppia difesa per affrontare la modernità globale.