Nel periodo tra aprile e giugno 2026, la Commissione Europea presenterà una proposta formale del Quantum Act, un piano strategico che mira a rafforzare la competitività europea nel settore delle tecnologie quantistiche. L’iniziativa rappresenta un passo fondamentale per il coordinamento industriale e la coesione tecnologica del continente. Tuttavia, l’esperienza passata suggerisce che i meccanismi adottati potrebbero privilegiare i player esistenti, limitando le opportunità per le PMI, compresi i simulatori e gli emulatori di calcolo quantistico. L’articolo esplora criticità, rischi di concentrazione e le strategie necessarie per coinvolgere le PMI italiane.

La struttura del Quantum Act

Le tre date principali per comprendere il Quantum Act sono:

Piani strategici dell’UE

Il Quantum Act mira a:

Questi interventi si affiancheranno a iniziative preesistenti, come l’EuroHPC, l’EuroQCI, Horizon Europe, il European Defence Fund e il Digital Europe.

Il contesto economico e industriale

L’Europa possiede circa il 32% delle aziende quantistiche mondiali, primeggia per numero di pubblicazioni scientifiche e conta quasi un terzo degli esperti del settore. Tuttavia, cattura solo il 5% del capitale privato globale. Negli Stati Uniti, la quota supera il 50%, in Cina circa il 40%. Secondo un rapporto del Joint Research Centre del 2025, l’Europa detiene solo il 6% delle invenzioni quantistiche mondiali.

Problematiche tecniche e strategiche

L’uso del termine “tecnologie quantistiche” nel Quantum Act risulta problematico. In realtà, si riferisce a quattro categorie diverse:

Queste quattro categorie si trovano in fasi diverse di sviluppo industriale, da quelle già maturate a progetti in fase iniziale.

Ruolo dei simulatori classici

I simulatori quantistici classici, come l’Atos Quantum Learning Machine o il Google Cirq Simulator, rappresentano una struttura fondamentale per aziende e ricercatori. Permettono di testare algoritmi quantistici in contesti maturi e accessibili. La Commissione rischia però di trascurarli, considerandoli meno innovativi.

Rapporto tra tecnologia e industrializzazione

La maggior parte degli use case industriali per i prossimi dieci anni — come ottimizzazione logistica, simulazione chimica e learning quantistico — si trova in questa categoria. Ma, appunto perché matura, è più a rischio di essere esclusa da incentivi e finanziamenti, che di norma favoriscono le tecnologie più innovative.

Rischi di concentratori industriali

Un aspetto critico del Quantum Act riguarda l’architettura decisionale. La governance del piano, con un Advisory Board e sei tracciati sperimentali centrali, favorisce i grandi attori europei — Francia, Germania, Paesi Bassi — e si ripeterà il modello visto con EuroHPC e il Chips Act.

Esempio concreto

Un’analisi approfondita dei due programmi mostra un sostanziale consolidamento industriale: solo una manciata di nazionalità europee si sono aggiudicate progetti e infrastrutture. Questa tendenza, se non corretta, esclude l’Italia e le sue PMI.

Posizione dell’Italia nel contesto quantistico

L’Italia non è esente da potenzialità. Il Paese annovera alcune eccellenze nel settore: laboratori del CNR, dell’INFN, alcune università e startup. La comunità ha partecipato a iniziative su larga scala. Tuttavia, l’esperienza passata mostra che tali partecipazioni spesso non sono state sostanziali, ma puramente simboliche.

Dai laboratori alle startup

La situazione italiana richiede un piano mirato. Gli incentivi devono favorire la sperimentazione, il trasferimento tecnologico e lo sviluppo di algoritmi applicabili in ambiti industriali — e non solo a livello accademico.

Raccomandazioni per il Quantum Act

Per rendere il Quantum Act veramente inclusivo, l’Unione Europea dovrebbe:

Un piano per il futuro

L’Italia ha le competenze per cogliere questa finestra straordinaria. Ma per farlo, bisogna ridefinire la propria posizione dentro un quadro europeo che, per quanto progettuale, è già caratterizzato da concentrazioni industriali.

La sfida non è solo tecnologica, ma anche organizzativa. Il Quantum Act, se opportunamente bilanciato tra grandi iniziative e nuove entrate, potrebbe rappresentare un punto di svolta per l’economia quantistica europea — e soprattutto italiana.