Il contesto europeo: produttività in stallo da vent’anni
Nel settembre 2024 Mario Draghi ha presentato il rapporto “Futuro della capacità competitiva europea”, sottolineando che la debole dinamica della produttività è il principale freno alla crescita dell’Unione. Secondo Eurostat, dal 2012 al 2022 il tasso medio di crescita della produttività del lavoro in Europa è stato del 0,7 % annuo, contro il 2,3 % registrato negli Stati Uniti nello stesso periodo. Questo divario si traduce in un potere d’acquisto inferiore, meno posti di lavoro qualificati e una capacità limitata di attrarre talenti internazionali.
Confronto con Stati Uniti e Cina: investimenti, infrastrutture e mercati finanziari
Gli Stati Uniti hanno destinato, nel 2023, oltre 150 miliardi di dollari a progetti di intelligenza artificiale, spinti da iniziative come l’AI Act e il “National AI Initiative”. La Cina, dal canto suo, ha annunciato un piano da 300 miliardi di yuan (circa 45 miliardi di dollari) per costruire “centri di eccellenza AI” e una rete di supercomputer dedicati. In Europa, invece, gli investimenti pubblici ammontano a circa 30 miliardi di euro, distribuiti tra il programma Horizon Europe e il nuovo “European AI Fund”. La differenza è evidente anche nelle infrastrutture: le cinque più grandi strutture di calcolo ad alte prestazioni sono situate negli USA e in Cina, mentre l’Europa possiede solo due centri che superano i 100 petaflop.
Le lacune di investimento e di capacità produttiva
Il rapporto Draghi individua tre aree critiche:
- Finanziamento delle start‑up AI: il capitale di rischio europeo per le imprese AI è circa il 20 % di quello americano.
- Formazione di specialisti: il numero di laureati in data science e machine learning in Europa è stagnante, con una perdita annua di circa 15 000 talenti verso gli USA.
- Standardizzazione e mercato unico digitale: la frammentazione normativa tra gli Stati membri ostacola la scalabilità delle soluzioni AI.
Strategia continentale e transatlantica: un modello ibrido
Draghi propone una “strategia di sovrapposizione” che combina iniziative interne all’UE con partnership transatlantiche. L’obiettivo è creare un ecosistema capace di attrarre capitali privati, sfruttare le competenze di ricerca europee e beneficiare dell’esperienza americana in commercializzazione. Un esempio pratico è il “European‑American AI Partnership” lanciato nel 2025, che prevede la condivisione di dati di ricerca, l’armonizzazione di standard di sicurezza e la creazione di un fondo congiunto da 10 miliardi di euro/dollari.
Le leve di finanziamento pubblico‑privato
Per colmare il divario, il rapporto suggerisce cinque leve operative:
- Creazione di un “AI Innovation Fund” europeo da 25 miliardi di euro, gestito congiuntamente da Banca Centrale Europea, Commissione e fondi di venture capital.
- Introduzione di crediti d’imposta per le imprese che investono in ricerca‑sviluppo AI, simili al “R&D Tax Credit” statunitense.
- Riforma del programma Horizon Europe, dedicando il 40 % del budget a progetti AI con focus su sostenibilità e sicurezza.
- Supporto alle PMI attraverso programmi di “AI Upskilling” che finanziano corsi certificati in collaborazione con università leader come ETH Zurigo e Politecnico di Milano.
- Costituzione di “Super‑cluster” di calcolo in regioni strategiche (Nord Europa, Mediterraneo, Baltico) con co‑finanziamento pubblico‑privato.
Azioni concrete per garantire l’autonomia tecnologica
Le istituzioni europee stanno già attuando alcune di queste proposte. Nel 2024 è stata approvata la “Regulation on AI Trustworthiness”, che impone standard di trasparenza, robustezza e responsabilità per gli algoritmi ad alta rischiosità. Parallelamente, la Commissione ha avviato il progetto “Digital Europe Supercomputing Initiative”, con l’obiettivo di installare entro il 2028 tre supercomputer da oltre 200 petaflop. Inoltre, la Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo (BERS) ha lanciato un programma di finanziamento da 5 miliardi di euro per startup AI nei paesi dell’Europa centrale e orientale, mirando a ridurre il divario di capitale tra Est e Ovest.
Il ruolo delle imprese e della società civile
Le grandi aziende tecnologiche europee, come SAP, Siemens e ASML, stanno investendo in joint venture con partner statunitensi per sviluppare chip AI di nuova generazione, riducendo la dipendenza dalle forniture asiatiche. Al tempo stesso, organizzazioni della società civile, tra cui l’Associazione Italiana per l’Intelligenza Artificiale (AIxIA), chiedono una governance etica forte, promuovendo linee guida per evitare bias algoritmici e garantire la protezione dei dati personali.
Conclusioni: verso un futuro di produzione autonoma
Il messaggio chiave del rapporto Draghi è chiaro: l’Europa non può più permettersi di essere un semplice consumatore di tecnologie AI sviluppate altrove. Solo una combinazione di investimenti massicci, infrastrutture condivise, formazione mirata e partnership transatlantiche potrà invertire la tendenza alla dipendenza e rilanciare la produttività del continente. Se le proposte delineate verranno implementate con decisione, l’UE avrà la possibilità di trasformare l’attuale sfida in un’opportunità di leadership globale nell’intelligenza artificiale.