L’acquisto di innovazione nella PA incontra ostacoli organizzativi, vincoli di bilancio e rigidità procedurali. L’affidamento diretto agevola le prime sperimentazioni, ma non basta a scalare soluzioni govtech. Per le startup servono resistenza, certezza della spesa e capacità di costruire business case amministrativi.
La criticità dell’acquisto di innovazione
L’acquisto di innovazione da parte della PA è critico per almeno tre ordini di motivi. Innanzitutto, l’avversione al rischio e la resistenza al cambiamento. Questa avversione nasce, troppo spesso, dalla mancanza da un lato di un’organizzazione adeguata, dall’altro di un chiaro endorsement da parte del vertice, nel supportare il singolo dipendente nel gestire adeguatamente l’innovazione e i suoi rischi.
Poi, i vincoli di budget, non tanto nella disponibilità di per sé di mezzi quanto nella rigidità del bilancio che rende difficile allocare risorse verso nuove o diverse voci di spesa. A questa rigidità si aggiunge in generale la necessità di determinare con ragionevole certezza l’entità dello stanziamento e del successivo impegno. Tuttavia, quando si parla di innovazione, non sempre tutte le voci di costo sono conosciute e conoscibili fin da subito, e quindi potere stabilire un quadro economico.
Le rigidità procedurali
Infine, per la rigidità nelle procedure di acquisto. Per rigidità si intende la difficoltà ad adattare un processo o una procedura di acquisto pensato per l’acquisto di prodotti o servizi disponibili sul mercato, e quindi con caratteristiche definite e definibili con certezza, rispetto a un prodotto innovativo.
Le cause di questa difficoltà sono diverse. In primo luogo, la mancanza di competenze e conoscenza di tutti gli strumenti offerti dalla norma o la capacità nel motivarne il ricorso e applicarli. In secondo luogo, le prassi consolidate, unite all’avversione al rischio, portano a prediligere percorsi procedurali conosciuti. Nel caso si superi la soglia europea al momento viene preferito la procedura aperta.
I vantaggi dell’affidamento diretto
L’innalzamento della soglia dell’affidamento diretto a 140.000 euro ha sicuramente agevolato il primo acquisto di prodotti o servizi innovativi anche in ottica di sperimentazione. L’affidamento diretto, al di là della possibilità di affidare un contratto senza una procedura di gara e in cui la scelta è operata discrezionalmente dalla stazione appaltante, negli enti locali molto spesso può essere gestito direttamente dall’unità organizzativa che esprime la domanda, senza vedere quindi il coinvolgimento dell’ufficio gare.
Inoltre, non rientra negli obblighi di programmazione dei contratti e non richiede la qualificazione ex articolo 62 del Codice dei Contratti. Si tratta di una evidente semplificazione amministrativa e organizzativa.
Le limitazioni dell’affidamento diretto
Allo stesso tempo però l’affidamento diretto, deve sottostare in modo più rigido rispetto a procedure negoziate che prevedono la possibilità a chiunque di essere invitato, al principio di rotazione. Per cui il riaffidamento all’operatore economico uscente può essere motivato in riferimento alla struttura del mercato, all’effettiva assenza di alternative. Condizioni queste che non sempre un RUP è in grado di motivare.
Testare l’innovazione senza scalare
Le amministrazioni e le imprese fornitrici si trovano nella condizione, quindi, di potere “testare” un’innovazione, ma di avere difficoltà nello scalare. Difficoltà che non risiede in astratto nella mancanza di procedure adatte nel Codice dei Contratti, ma anché, e forse soprattutto, nel salto in termini di complessità amministrativa del gestire queste procedure rispetto al semplice affidamento diretto.
In assenza, come si è discusso, di un chiaro supporto organizzativo o di endorsement da parte dei vertici dell’organizzazione, questa accresciuta complessità può contribuire ulteriormente a scoraggiare l’adozione di prassi innovative o, nella migliore delle ipotesi, ad allungare i tempi del processo.
Che cosa fare alle startup?
Fatte queste premesse, cosa dovrebbe fare un’impresa, e ancora più nello specifico una startup, che vuole proporre prodotti innovativi govtech alla Pubblica Amministrazione (PA)?
Proviamo a proporre alcune linee guida:
- Resistenza mentale: le startup devono farsi trovare pronte a sostenere il percorso amministrativo, gestendo non solo le richieste della PA ma anche la sua lentezza.
- Certezza della spesa: è essenziale che la proposta presentata sia sostenibile in termini finanziari e abbia un business case forte, comprensibile anche alle PA.
- Costruire una relazione: instaurare un rapporto di fiducia e collaborazione con un’unità organizzativa disposta all’innovazione e capace di sostenere la sperimentazione.
- Cerco endorsement: cercare che la proposta venga sposata dagli alti livelli decisionali per facilitare l'approvazione e la scalabilità.
- Capacità di spiegare il valore: la chiarezza dell’offerta tecnologica e i vantaggi per l’operatività dell’ufficio sono cruciali per far passare l’idea all’interno della struttura.
Conclusioni
L’acquisto di innovazione nella PA è un percorso complesso, ma non impossibile da percorrere. Però richiede, da parte delle startup, un approccio maturo e una volontà di adattarsi ai tempi e alle norme di chi gestisce la sperimentazione. Solo attraverso pazienza, capacità di dialogo e costruzione di relazioni interne si può raggiungere una trasformazione duratura.