Il 18 marzo 2024, diversi paesi dell’Africa orientale, del Medio Oriente e dell’Asia meridionale hanno sperimentato interruzioni inaspettate di Internet e rallentamenti massicci nei servizi digitali. L'origine di questi problemi non era riconducibile a un cyberattacco né a un blackout elettrico, bensì a un incidente sottomarino nel Mar Rosso. Un barco danneggiato aveva accidentalmente trascinato la sua ancora sul fondo marino danneggiando diversi cavi sottomarini vitali per la comunicazione globale.
Il piano B dell’Iran
Per decenni lo Stretto di Ormuz è stato considerato uno dei principali collo di bottiglia energetici del mondo, cruciale per il transito di una grande parte del petrolio globale. Ma oggi, a causa della guerra attualmente in corso con gli Stati Uniti e con Israele, l’Iran ha riconosciuto qualcosa di molto più importante: il fatto che sotto quelle acque scorra anche Internet. Il governo iraniano sta iniziando a capire che, come per i petroli, i cavi sottomarini che collegano Europa, Asia e il Golfo costituiscono un'infrastruttura di enorme valore strategico.
I cavi invisibili
Una verità poco visibile ma fondamentale è che quasi tutta la comunicazione globale avviene tramite cavi sottomarini. Per questi passano finanziamenti bancari, servizi cloud, comunicazioni militari, piattaforme di streaming e un'ampia parte della infrastruttura dell'intelligenza artificiale. Alcuni di questi cavi passano in prossimità delle acque iraniane, e il regime ha capito che questa vicinanza basta quasi per esercitare una pressione considerevole.
Si è iniziata a delineare una nuova strategia: se il mondo deve “passare” dati attraverso lo Stretto di Ormuz, grandi tech come Google, Amazon, Microsoft o Meta dovrebbero accettare di pagare una sorta di pedaggio, o sottoporsi a certe regole del governo iraniano. In altre parole, Ormuz non è solo un punto strategico per l’energia globale, ma anche per l’economia digitale.
La minaccia di guerra sottomarina
Sebbene l’Iran non abbia formalmente promesso di sabotare i cavi sottomarini, è chiaro che sta utilizzando una strategia basata su messaggi ambigui e minacce di interruzione. Il paese dispone di dispositivi come droni sottomarini, mini-sub e forze navali capaci di operare nel Golfo. Il vero motivo di preoccupazione per il mondo occidentale non è tanto un blackout totale di Internet, quanto una serie di disfunzioni: ritardi finanziari, problemi nei centri dati o degrado nelle reti aziendali.
Questo è particolarmente pericoloso in un’epoca così dipendente dal flusso mondiale di dati. Toccare i cavi significa quasi toccare l’economia mondiale.
L’ispirazione del Canale di Suez
Teheran guarda chiaramente al Canale di Suez come modello. Il governo egiziano ha da tempo iniziato a monetizzare la sua posizione strategica, applicando pedaggi e sfruttando il passaggio di cavi sottomarini tra Europa e Asia. L’Iran vorrebbe imitare in parte questo schema, anche se in un ambiente molto più ostile e militarizzato.
I mezzi collegati alla Guardia Rivoluzionaria iraniana parlano già di licenze obbligatorie, diritti esclusivi per aziende iraniane addette al mantenimento delle infrastrutture e tasse di passaggio. Dal punto di vista legale la situazione è complessa e molti operatori potranno probabilmente ignorare le minacce fintanto che le sancioni degli Stati Uniti sussistano. Tuttavia, il solo fatto che l’Iran abbia formulato questa idea apertamente dimostra quanto la sua visione strategica su Ormuz si stia radicalmente trasformando.
Il nuovo potere iraniano
Per anni, l’Iran ha ritenuto che il suo principale mezzo di sussistenza potenziale fosse il petrolio. Ma ora ha realizzato una verità assai più importante: il mondo si basa in modo ancora maggiore sui flussi invisibili di dati che passano sotto il mare. Questa potrebbe essere una grande trasformazione geopolitica che il canale di Ormuz sta rivelando in questo momento: un semplice punto di accesso marittimo si sta trasformando anche in un punto critico per l’economia digitale globale.
Questo significa che le tensioni internazionali future potranno ruotare non solo attorno al controllo dell’energia, ma pure attorno al controllo delle infrastrutture che tengono in vita Internet.
Lezioni tratte da eventi recenti
Il 2026 potrebbe essere un anno decisivo in questo processo, se consideriamo come eventi sfortunati o incidenti possano esplodere in situazioni molto più gravi. L’Iran, attraverso una strategia minacciosa ma calcolata, sta riuscendo ad acquisire un ruolo di prim’ordine nel futuro digitale, e le grandi aziende tecnologiche sono costrette a considerare nuove opzioni strategiche.
I nuovi scenari globali
Un possibile risultato di questa strategia è un aumento dei costi a carico di aziende tecnologiche come Google, Amazon e Microsoft. Potrebbero dover pagare per mantenere aperta la connettività mondiale. La prospettiva non è solo di guadagni diretti per l’Iran, ma di uno scenario in cui l’intera economia digitale globale dipenderà da chi ha il controllo di cavi sottomarini e infrastrutture chiave.
In questo modo, si prefigura un futuro in cui i giochi di potere internazionali non gireranno soltanto attorno al petrolio, bensì anche attorno all’accesso e al controllo dell’infrastruttura che tiene Internet in piedi.