L’industria spaziale europea si trova al bivio: da un lato la necessità di creare una joint venture competitiva per affrontare le majors mondiali Usa e cinesi, dal lato opposto il rischio di concentrare troppo potere in poche mani. L’ipotesi di un accordo tra Airbus, Thales e Leonardo, annoverate tra i leader della produzione satellitare, ha acceso un dibattito acceso nell’Unione Europea. La Commissione Ue dovrà decidere se approvare questa integrazione, che potrebbe accelerare l’innovazione, o bloccarla per garantire equilibri concorrenziali. OHB, azienda tedesca emergente nel campo spaziale, paventa già un’azione legale. E in Italia, il timore cresce per il futuro di Torino, Roma e l’egemonia di Leonardo.

L’ambizione globale e la minaccia del duopolio

Il mercato satellitare mondiale, valutato 460 miliardi di dollari nel 2023, richiede imprese snelle e capitali corposi. Airbus Defence and Space, Thales Alenia Space (joint venture Italia-Francia) e Leonardo hanno presentato un piano congiunto per unificare le loro divisioni spaziali. L’obiettivo dichiarato: competere con SpaceX, Boeing e i gruppi cinesi in settori chiave come le telecomunicazioni, l’osservazione della Terra e la difesa. La potenziale fusione riguarderebbe circa 24.000 dipendenti e un giro d’affari di 15 miliardi di euro annui. Secondo analisti, una sola struttura potrebbe ridurre sprechi e velocizzare i progetti, come il programma d’aggiornamento del satellite Galileo.

Il dossier Antitrust e il ruolo chiave della Commissione

La Commissione Europea, guidata da Margrethe Vestager, ha giurato di vigilare. Gli uffici Bruxelles hanno aperto ufficialmente l’indagine il 15 aprile, chiedendo alle aziende di fornire dettagli sull’organizzazione post-merger. L’attenzione si concentrerà sul controllo della catena del valore: in Italia, Leonardo detiene il 60% della produzione di satelliti civili, mentre Thales ha fornito componenti critici per il satellite Aeolus dell’Esa. C’è preoccupazione che la nuova entity monopolizzi i contratti pubblici, come quelli legati al progetto Trizart, una piattaforma di sorveglianza del clima.

L’imbroglio politico-territoriale: Italia a rischio?

Roma vede in questo accordo una minaccia per l’industrial base nazionale. Leonardo, con sedi a Roma e Torino, è un pilastro del comparto. Ma l’unione con Airbus e Thales potrebbe spostare i centri decisionali verso Parigi o Monaco, snaturando il ruolo di aziende locali come Selex ES (acquisita da Leonardo nel 2016). Le Camere di commercio di Torino e Roma lanciano l’allarme: in Piemonte il 22% dei satelliti dell’Ue sono progettati, mentre nel Lazio si concentrano i laboratori di controllo orbitale. Un’ipotetica riduzione di investimenti potrebbe mettere a rischio migliaia di posti di lavoro.

Il governo italiano, in una lettera non ufficiale, ha chiesto alla Commissione di valutare l’impatto su Torino, crocevia della produzione di moduli spaziali. Casa Leonardo, con sede a via Nomentano a Roma, è coinvolta in missioni strategiche per l’NATO, tra cui il sistema di protezione anti-missili Aegis Ashore. Secondo il think tank SDA Bocconi, il 34% delle sue entrate proviene da progetti congiunti con Airbus.

I possibili scenari futuri

La Commissione potrebbe imporre condizioni severe, come la cessione di divisioni minori a OHB o alla francese Clerveng. Un altro piano, però, prevede un’articolazione federale: ogni azienda mantenga autonomia nella sua specialità, ma congiunte nell’ambito di cons