Nel corso di un anno, Joanna Stern ha sperimentato l’utilizzo dell’intelligenza artificiale (AI) in ogni aspetto della vita quotidiana. Questo esperimento ha portato alla pubblicazione del libro I Am Not a Robot: My Year Using AI to Do (Almost) Everything, uscito il 12 maggio. Stern, ex giornalista del Wall Street Journal, ha dedicato dodici anni a quel ruolo prima di fondare New Things, una sua media company indipendente. Il libro è il risultato di una serie di esperimenti in cui ha affidato all’AI decisioni di lavoro, relazioni personali, salute e persino la preparazione di pasti.
L’AI abbastanza buona
Stern ha dimostrato che non sempre serve una tecnologia perfetta per ottenere risultati significativi. L’“AI abbastanza buona” è già in grado di gestire compiti complessi, pur non sostituendo mai completamente l’intelligenza umana. Questo tipo di AI non è privo di limiti, ma è sufficiente per migliorare efficienza, produttività e decision-making nella vita moderna.
Ad esempio, l’AI ha aiutato Stern nel lavoro giornalistico: la tecnologia le ha permesso di generare note per interviste, suggerire domande pertinenti, e persino rivedere i propri articoli. Anche nella gestione del tempo, l’AI ha contribuito alla creazione di agenda settimanali, organizzando le priorità in base all’importanza, rendendo il lavoro più ordinato e concentrato.
Sicurezza e salute
Nonostante il lavoro, l’AI ha mostrato utilità anche nella gestione della salute mentale e fisica. Stern ha utilizzato applicazioni di meditazione guidata, promemoria per prendere farmaci e addirittura algoritmi per monitorare il ciclo del sonno. Questi strumenti, alimentati da machine learning e big data, sono in grado di offrire un supporto che prima appurava una consulenza medica personale.
Un esempio chiaro è l’applicazione Fitness, che ha suggerito allenamenti su misura per la sua forma fisica e obiettivi di salute. Anche il monitoraggio del ciclo mestruale tramite algoritmi mirati ha portato alla personalizzazione della dieta, con suggerimenti alimentari basati sui livelli ormonali registrati.
Relazioni personali e privacy
Nel campo delle relazioni, l’AI ha presentato un’immagine controversa. La tecnologia ha aiutato Stern a scrivere messaggi, pianificare date ed esprimere emozioni. Tuttavia, si è immediatamente evidenziata la questione della privacy: quando si delega un aspetto così personale alla tecnologia, si corre il rischio di esporre dati sensibili a terzi o a possibili abusi.
Stern ha rilevato che, pur avendo risparmiato tempo e fatica nel gestire relazioni, non è mai riuscita a sostituire completamente l’umano con la macchina. La natura emotiva e intuitiva della comunicazione interpersonale richiede empatia, intuizione e contesto — elementi che nessun algoritmo può replicare perfettamente.
Pregi e rischi concreti
I pregi dell’AI abbastanza buona sono evidenti: velocità, accessibilità, personalizzazione. Ma i rischi non sono da sottovalutare: dipendenza tecnologica, perdita di privacy, distorsione delle percezioni. Stern ha osservato che, quando si usa troppo spesso l’AI per prendere decisioni, si rischia di perdere la capacità di fare scelte autonome.
Un ulteriore rischio rilevante è la scarsa trasparenza: molti utenti non sanno né come funziona l’AI né chi ha accesso ai loro dati. Questo crea un gap di fiducia che impedisce una piena integrazione della tecnologia nel contesto personale e sociale.
Conclusioni e riflessioni
Il libro di Joanna Stern ha un messaggio chiaramente pragmatico: non abbiamo bisogno di un’AI perfetta, ma solo di una che sia abbastanza buona da farci guadagnare tempo e migliorare la qualità della vita. L’importante è sapere quando fermarsi e quando far lavorare il cervello.
Per il futuro di questa tecnologia, Stern auspica una maggiore formazione sull’utilizzo responsabile dell’AI, un miglioramento della trasparenza da parte dei grandi sviluppatori (come Google, Apple, Meta), e una consapevolezza collettiva sugli strumenti che oggi possediamo e che possiamo già integrare nel quotidiano.
In breve: l’intelligenza artificiale non è né un nemico né un salvatore. È uno strumento, e come ogni buon strumento, richiede una guida umana saggia e informata. Diamo a questi strumenti il ruolo che meritano: supporto, non sostituzione.