Una restrizione improvvisa della velocità dei terminali Starlink e Starshield ha costretto alcune unità ucraine a interrompere missioni con i droni proprio mentre la Russia intensificava gli attacchi. Il vincolo, comparso senza preavviso fra il 13 e il 14 ottobre, interessava servizi basati su Starlink e Starshield, le reti di SpaceX usate per comunicazioni e operazioni militari.
Il 15 ottobre, secondo un funzionario ucraino citato da Axios, entrambi i servizi sono tornati alla piena operatività. Il ripristino, però, non chiude la questione: chi può cambiare le condizioni d’uso di una rete decisiva per la difesa di un Paese?
Chi controlla Starlink e Starshield?
Elon Musk sostiene che Starshield, la versione destinata al governo statunitense, sia controllata da Washington e che eventuali limiti spettino ai militari americani e, in ultima istanza, al presidente. Per Starlink commerciale, invece, rivendica il controllo di SpaceX.
Rimane senza una spiegazione pubblica verificata la causa delle restrizioni di questa settimana: Kiev sospetta una pressione politica, mentre una fonte americana ha negato il coinvolgimento dell’amministrazione Trump.
Il limite di 160 km/h
Il dato dei 160 km/h è stato talvolta raccontato come un rallentamento di Internet. In realtà, riguardava la velocità di spostamento del terminale montato su un drone o su un altro mezzo, non il numero di megabit trasmessi al secondo. Superata una certa soglia, la comunicazione poteva interrompersi, facendo perdere video, dati di posizione e collegamento necessario a guidare l’aeromobile.
Il consigliere ucraino Serhiy Beskrestnov ha denunciato missioni compromesse dall’assenza di un avviso preventivo. Alla Reuters, il 7° Corpo di reazione rapida ucraino ha riferito interruzioni di 10‑20 secondi già a 110‑120 km/h; secondo Axios, in alcuni casi il servizio cadeva perfino sopra gli 80 km/h.
Impatto operativo sui droni
Le conseguenze non riguardano soltanto i droni impiegati per colpire obiettivi militari. Anche l’intercettazione di velivoli russi richiede velocità: i piccoli droni difensivi devono inseguire bersagli che spesso volano più rapidamente di 160 km/h.
- Il produttore ucraino Wild Hornets ha indicato per il suo intercettore Sting una velocità di circa 315 km/h (Financial Times).
- Questa discrepanza evidenzia la distanza fra la soglia contestata e le prestazioni richieste ad alcuni intercettori.
Secondo Reuters, i droni ucraini che colpiscono raffinerie all’interno della Russia usano altri sistemi di comunicazione, perché Starlink non vi funziona. Le missioni compromesse riguardavano soprattutto attività in territorio ucraino o occupato, difesa aerea e logistica al fronte.
Architettura condivisa di Starlink e Starshield
Starlink è la rete commerciale che fornisce connettività satellitare a famiglie, imprese e organizzazioni; dall’inizio dell’invasione del 2022 è diventata anche una componente delle comunicazioni ucraine. SpaceX descrive Starshield come una piattaforma per la sicurezza nazionale, con comunicazioni governative protette, osservazione della Terra e ospitalità di sensori su satelliti.
Nonostante la diversa titolarità, i due servizi non sono completamente indipendenti. Il 14 ottobre Reuters ha ricostruito che Starshield usa terminali dedicati, cifratura rafforzata e percorsi di rete separati, ma sfrutta anche la costellazione e le infrastrutture sottostanti di Starlink.
Il Regno Unito, che ha adottato Starshield, ha confermato a Reuters l’uso degli stessi satelliti e di parte delle stazioni a terra, con gateway e terminali separati.
Responsabilità e trasparenza
Questa architettura spiega perché la diversa titolarità dei servizi non chiarisca da sola tutte le responsabilità. Il governo americano può essere titolare o committente di sistemi Starshield, mentre SpaceX mantiene un ruolo industriale e operativo determinante nell’infrastruttura condivisa.
Per stabilire chi abbia deciso uno specifico cambiamento servirebbero evidenze sui comandi impartiti, sulle clausole contrattuali e sui poteri effettivamente esercitati: elementi che al momento non sono pubblici.
Dimensione quantitativa della dipendenza
Nel dicembre 2024 il Pentagono ha previsto di estendere il segnale protetto Starshield a 2.500 terminali già presenti in Ucraina, aggiungendoli ai 500 coperti in precedenza: 3.000 unità nei due contratti, secondo le comunicazioni dell’ufficio spaziale militare americano riportate da Bloomberg.
Il numero fotografa quegli accordi, non la dotazione odierna o l’intero parco Starlink ucraino.
Contesto geopolitico
Le limitazioni sono arrivate durante uno scontro fra Washington e Kiev. Donald Trump aveva chiesto di interrompere gli attacchi alle raffinerie russe, mentre Volodymyr Zelensky contestava le aperture americane sul petrolio russo. Alcuni funzionari ucraini sospettano una ritorsione per convincere Kiev a seguire la linea americana.
Un alto funzionario statunitense, però, ha negato che l’amministrazione Trump fosse coinvolta nelle restrizioni.
Il messaggio pubblicato da Musk su X il 14 ottobre non indica chi abbia ordinato l’intervento. Afferma che i limiti di Starshield spettano ai militari americani e al presidente, mentre l’uso di Starlink commerciale deve restare civile o difensivo.
Precedenti controversi
Un’inchiesta Reuters del luglio 2025 attribuiva a Musk l’ordine di disattivare copertura Starlink in alcune aree durante la controffensiva ucraina del 2022 nella regione di Kherson. Musk e SpaceX hanno contestato quella ricostruzione, ma il caso ha alimentato la sfiducia di Kiev.
Non tutte le restrizioni di Starlink sono arbitrarie o dirette contro l’Ucraina. Il ministero della Difesa ucraino ha annunciato nel febbraio 2026 una lista di terminali autorizzati, elaborata con SpaceX, per impedire ai militari russi di sfruttare unità ottenute irregolarmente.
Il provvedimento prevedeva anche limitazioni agli spostamenti dei terminali nell’ambito delle misure di sicurezza.
Riflessioni per l’Europa
L’incidente impone una domanda anche all’Europa: con quali collegamenti garantire continuità a operazioni essenziali quando un fornitore o un governo extraeuropeo può imporre limiti improvvisi? La risposta passa per una maggiore autonomia satellitare, regole contrattuali trasparenti e meccanismi di governance condivisi con gli alleati.
Solo così sarà possibile ridurre la vulnerabilità di sistemi critici e salvaguardare la sovranità digitale e militare dell’Unione europea.