Microsoft supera le emissioni del 2024

Le emissioni di CO₂ di Microsoft sono cresciute del 25% nel 2025, toccando le 20 milioni di tonnellate, una delle peggiori performance ambientali dell’azienda negli ultimi anni. Questo risultato emerge dal rapporto annuale sulla sostenibilità, che mostra un aumento che va di pari passo con l’espansione esponenziale delle strutture tecnologiche necessarie alla produzione di modelli di intelligenza artificiale avanzata.

La crescita delle emissioni

I data center stanno diventando sempre più un problema climatico, con i nuovi impianti richiesti per far fronte all’espansione dell’IA. Secondo il rapporto, la maggior parte delle emissioni aziendali proviene da tre tipi: Scope 1, diretto uso del gas; Scope 2, energia elettrica acquistata; Scope 3, la catena di fornitura esterna.

Il passo falso della sostenibilità energetica

Le emissioni Scope 2 hanno registrato un balzo significativo, aumentando da una percentuale del 2% nel 2024 al 13% del totale nel 2025. Microsoft ha sospeso l’acquisto di certificati verdi considerati “non-addizionali”, che non supportano direttamente progetti di energia rinnovabile. Questa scelta ha causato un aumento dei numeri, ma l’azienda riconosce che è più sostenibile investire in energia carbon-free a lungo termine.

Gli obiettivi in bilico

Nel 2020 Microsoft aveva annunciato ambiziosamente l’obiettivo di diventare carbon negative entro il 2030, significando che l’azienda dovrà eliminare più carbonio da quanta ne emette. Dopo questa crescente traiettoria di emissioni, gli esperti iniziano a mettere in dubbio l’effettiva fattibilità di quel traguardo.

La Chief Sustainability Officer Melanie Nakagawa non ha confermato esplicitamente che l’azienda sia nella giusta traiettoria per mantenere l'impegno preso. Tuttavia, Brad Smith, Presidente di Microsoft, ha ammesso in una dichiarazione pubblica nel rapporto che “le soluzioni di sostenibilità non stanno crescendo abbastanza velocemente per stare al passo con la domanda crescente”.

Le altre aziende non sono meglio

Il problema non riguarda solo Microsoft. Altri giganti tecnologici stanno facendo registrare dati simili. Google ha visto un aumento del 18% nelle emissioni della catena di fornitura, mentre Amazon ha registrato un incremento complessivo del 16%. Secondo Jefferies, i quattro colossi tech (Google, Microsoft, Amazon e Meta) controllano circa due terzi della capacità energetica dei principali data center monitorati in tutto il mondo.

Questa situazione ha portato ad un crescente dibattito politico, con diversi governi statunitensi che stanno prendendo in considerazione nuove moratorie o regolamenti più stringenti riguardo all’impatto ambientale di questi impianti. Questi centri, infatti, consumano grandi quantità di acqua, elettricità e occupano aree molto estese a livello globale.

I progressi fatti da Microsoft

Nonostante l’aumento delle emissioni, Microsoft ha fatto alcuni progressi significativi in termini di compenso. Nei soli dodici mesi del 2025, l’azienda ha firmato accordi per eliminare più di 45 milioni di tonnellate di anidride carbonica attraverso 29 progetti su cinque continenti.

Lungo il sentiero del carbon negative

Alla luce degli sviluppi tecnologici, l’obiettivo carbon negative appare sempre più distante, almeno per gli standard attuali. Microsoft si trova in una posizione delicata, da un lato si muove in direzione delle iniziative sostenibili, dall’altro deve far quadrare i conti tecnici legati all’espansione dell’AI.

I problemi non si risolvono soltanto con gli accordi e i certificati, ma richiedono innovazioni concrete in tema di energia pulita. Il nodo cruciale sta nel tempo: la volontà dichiarata non basta se la transizione ecologica non avviene abbastanza velocemente da bilanciare la crescita esponenziale del settore AI.