Meta Platforms starebbe sviluppando un nuovo business dedicato al cloud computing per vendere la capacità di calcolo AI che non utilizza internamente. Lo riporta Bloomberg, citando fonti vicine al dossier, in un momento in cui i colossi tecnologici cercano finalmente ritorni concreti sui miliardi investiti in infrastrutture di intelligenza artificiale. I piani sarebbero ancora in fase di sviluppo e la strategia definitiva potrebbe cambiare nelle prossime settimane.

L’impatto sui mercati

La notizia ha avuto un impatto immediato sui mercati. Le azioni Meta sono salite di circa il 10%, alleggerendo la pressione su un titolo che nel 2026 aveva perso quasi il 15% rispetto all’S&P 500. Effetto opposto per i cosiddetti “neocloud“, le società specializzate nell’affitto di potenza di calcolo per l’AI. CoreWeave ha perso il 10,8% e Nebius il 12,4%, per il timore che Meta, finora loro cliente importante, riduca gli acquisti diventando allo stesso tempo un concorrente diretto.

L’opinione degli analisti

A commentare la dinamica è stato Gil Luria, managing director di D.A. Davidson, secondo cui l’ingresso di Meta nel mercato colpirebbe soprattutto i neocloud e non i grandi hyperscaler, perché aziende come CoreWeave dipendono dalla crescita generata proprio da clienti come Meta, che ora potrebbe non avere più bisogno dei loro servizi.

Sul piano operativo, Meta starebbe valutando due strade parallele. La prima è un servizio che permetterebbe agli sviluppatori di accedere ai modelli AI ospitati sulla sua infrastruttura, incluso il modello proprietario Muse Spark, pagando in base alla potenza di calcolo utilizzata, un’impostazione simile a Bedrock di Amazon Web Services. La seconda opzione, più vicina al modello dei neocloud, prevede la vendita diretta di capacità di calcolo “grezza”, senza passare dai modelli Meta. Il nuovo progetto sarebbe interno a un’iniziativa chiamata Meta Compute, guidata dal responsabile delle infrastrutture Santosh Janardhan, dal capo dei Meta Superintelligence Labs Daniel Gross e dalla presidente Dina Powell McCormick.

Un’entrata nel mercato strategica

La mossa non è del tutto inattesa. Già a fine maggio Mark Zuckerberg aveva dichiarato agli investitori che l’ipotesi di un business cloud era “decisamente sul tavolo”, come modo per generare ritorni sulla strategia di sviluppo della cosiddetta “superintelligenza”. Meta, va ricordato, non pubblica ricavi separati per Meta AI o per la famiglia di modelli open-weight Llama, e finora ha insistito soprattutto sull’uso interno dell’intelligenza artificiale più che su un business rivolto ai clienti esterni.

Alla fine del primo trimestre 2026 l’azienda aveva già impegnato 182,9 miliardi di dollari in infrastrutture AI, tra cui il maxi data center di Richland Parish in Louisiana e quello in Ohio, descritto dallo stesso Zuckerberg come grande quanto Manhattan e atteso online entro fine anno.

Precedenti di successo

Il precedente più vicino arriva da SpaceX, che tramite xAI ha già intrapreso una strada simile. A inizio maggio SpaceX aveva ceduto ad Anthropic tutta la capacità di calcolo del data center Colossus 1, per poi firmare accordi analoghi con Google e con la startup Reflection AI. Secondo una stima di Bloomberg Intelligence, questa strategia potrebbe portare xAI a superare i 50 miliardi di dollari di ricavi entro il 2028 e i 100 miliardi entro il 2030.

Pericoli e rischi

Il fatto che anche Meta segua questa direzione suggerisce che, nella corsa all’intelligenza artificiale, a vincere potrebbero non essere necessariamente le aziende con i modelli migliori, ma quelle che possiedono più data center. Resta però un’incognita di fondo, condivisa da diversi analisti. La scommessa regge solo se la domanda di calcolo continuerà a crescere e se il valore dei data center non si deprezzerà rapidamente, in un settore dove alcuni osservatori parlano apertamente del rischio di una bolla legata a chip che perdono valore molto in fretta.

Meta non commenta

Meta, contattata da Reuters e da altre testate, non ha voluto commentare le indiscrezioni. La società si mantiene in alto silenzio, lasciando agli esperti e al mercato la possibilità di interpretare i progetti futuri.