Una mappa concettuale non è solo uno schema per ricordare meglio. Può diventare uno spazio in cui parole, immagini, colori e collegamenti costruiscono significato, soprattutto quando lo studio incontra bisogni di apprendimento differenti. Tra strumenti analogici, software digitali e applicazioni basate su IA, il modo in cui gli studenti organizzano il sapere rivela potenzialità, limiti e nuove domande per la didattica inclusiva.

Obiettivo della ricerca

L'indagine proposta in questo contributo è il risultato di una ricerca finalizzata alla stesura della tesi di Laurea Magistrale in “Comunicazione e Culture dei Media”, presso l’Università degli Studi di Torino, con relatrice la professoressa Jenny Ponzo e correlatore il professor Renato Grimaldi. Lo scopo è aprire una riflessione sulle modalità di accesso al sapere, con particolare attenzione alla neurodiversità e ai Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA).

La prospettiva di ricerca esce dai soliti confini definiti nell’ambito clinico, sanitario, pedagogico e psicologico, aprendosi a nuovi paradigmi interpretativi capaci di svelare la densità comunicativa dei processi di apprendimento. L’indagine adotta la semiotica come lente d'osservazione per analizzare l’efficacia cognitiva degli strumenti compensativi, intendendo la pratica educativa come intrinsecamente immersa in dinamiche di significazione.

Strumenti per lo studio e il supporto

All’interno della cornice teorica elaborata da Jurij Lotman — che vede l'istruzione come un ecosistema culturale — i dispositivi compensativi previsti dalla Legge 104/1992, come gli strumenti digitali e le mappe concettuali, vengono visti come protesi semiotiche. Questi strumenti sono progettati per ridurre l’impatto delle fragilità degli studenti con DSA in aree critiche come funzioni esecutive, memoria di lavoro e automazione.

Il concetto di mappa concettuale

In ambito semiotico, la mappa concettuale è un testo nella definizione di Umberto Eco, un “macchina pigra” che richiede un intervento cooperativo per attivare il proprio potenziale semantico. Il corpus d’analisi presenta elaborati progettati da studenti con DSA e si basa su una struttura multimodale che integra: parole chiave, componenti figurative, immagini e icone, e forme di espressione logico-matematiche.

Elementi semiotici chiave

I processi analizzati si fondano sulla teoria triadica del segno di Charles Sanders Peirce e sull’interpretazione di Umberto Eco sulla gestione della collaborazione e del senso. Il lavoro integra il concetto di negoziazione del senso ed elementi visivi come linee, colori, forme, con particolare attenzione alla cromaticità, topologia e categorie plastiche (Polidoro 2008).

Un ruolo importante è attribuito alla gestione del rumore visivo (crowding) e all’organizzazione complessiva delle pagine, fattori che contribuiscono alla leggibilità e all'efficacia comunicativa. Le strategie grafiche e l’utilizzo di colori specifici aiutano a bilanciare l’elaborazione cognitiva, facilitando la memoria di lavoro attraverso una sorta di scalfolding semiotico.

Tipologie di mappe analizzate

Il lavoro ha incluso un corpus eterogeneo di mappe, classificate in tre tipologie: analogiche, digitali e generative, ciascuna con livelli di scolarità diversi, permettendo di osservare l’evoluzione del carico cognitivo man mano che si avanza negli anni.

Esempio di mappa concettuale analogica

Nella Figura 1 si vede una rappresentazione di una mappa concettuale realizzata da uno studente in prima media durante autonomia studio. La struttura si basa su una tipizzazione gerarchica a cascata, con elementi organizzati in una struttura visiva e simbolica precisa: immagini di forma tridimensionale, colori significativi, cornici e un evidente flusso di lettura.

La scelta del colore marrone per il titolo e il testo guida il lettore verso un tema materiale, mentre l’uso di linee geometriche e spazio libero aiuta a distinguere i nodi. L’opera ha una forte richiesta di cooperazione — non solo da parte del lettore — ma anche in termini di interpretazione e ricostruzione da parte dell’autore originale.

Elementi di forza e debolezza

La struttura visiva e l’elevata densità iconica sono punti di forza, in quanto riescono a generare significato attraverso immagini realistiche. Tuttavia, il lavoro rivela criticità nella chiarezza pragmatica, ad esempio nella riproduzione di elenchi o abbreviazioni non chiare.

Ad esempio, nella seconda parte dell'elaborato (in figura), è stato rilevato che lo studente aveva difficoltà a ricostruire il proprio percorso ideativo, suggerendo che l’elaborato, nonostante sia chiaro per lui inizialmente, risulti troppo aperto anche per lui stesso in momenti successivi.

Mappe digitali

Con l’avanzamento tecnologico si apre una prospettiva diversa per la gestione cognitiva del sapere e le mappe digitali permettono un maggiore controllo visivo e simbolico. Gli studenti possono sfruttare strumenti interattivi, strutturati in modo modulare, adatto a diverse tipologie di apprendimento.

Le mappe digitali, inoltre, permettono una struttura flessibile e adattabile nel tempo, supportata da strumenti di editing, annotazione, e condivisione con altri utenti. L’aspetto interdisciplinare è favorito da una rappresentazione non lineare, ma a nodi interconnessi.

Confronto tra analogico, digitale e IA

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