Panorama generale degli incidenti cyber nella manifattura
Nel primo semestre 2026 il comparto manifatturiero ha rappresentato il 18,4 % degli incidenti informatici noti in Italia, pari a quasi uno su cinque. Si tratta di una crescita rispetto al 12,4 % registrato nel 2025, con un aumento di sei punti percentuali. Questo dato non indica un raddoppio degli attacchi, ma sottolinea l’incremento del peso relativo del settore sul totale degli incidenti in due periodi di diversa durata.
A livello globale, negli stessi sei mesi, sono stati segnalati 267 incidenti manifatturieri, corrispondenti al 5,4 % del totale mondiale. La concentrazione italiana è quindi significativamente superiore alla media globale, segnalando una vulnerabilità più marcata nel contesto nazionale.
Distribuzione della gravità degli incidenti
La gravità degli attacchi fornisce un’indicazione più immediata per le imprese. In Italia la quota di incidenti classificati come “severity critical” è scesa dal 13 % del 2025 al 7 % del primo semestre 2026. Tuttavia, il 91 % degli episodi è stato classificato come “severity alta”, una percentuale definita “decisamente inaccettabile” dagli esperti del Clusit.
Secondo Luca Bechelli, membro del Comitato direttivo Clusit, questo livello di rischio operativo non è ancora contenuto dalla normativa vigente, evidenziando la necessità di interventi più efficaci a livello aziendale.
Tipologie di minaccia prevalenti
Il cybercrime è responsabile di oltre il 98 % dei casi manifatturieri, sia in Italia che a livello mondiale. Tra le tipologie di attacco, il ransomware ha registrato un aumento significativo, passando dal 76 % del 2025 all’89 % nel primo semestre 2026.
Il ricatto informatico impone alle aziende di valutare non solo il riscatto, ma anche il valore del tempo di inattività: ogni giorno di fermo rappresenta un ulteriore fattore di pressione economica.
Il ruolo della normativa NIS2
Il Clusit collega l’incremento dei casi segnalati ai nuovi obblighi di notifica introdotti dalla direttiva NIS2. La maggiorazione potrebbe derivare da una maggiore consapevolezza e da una migliore classificazione degli incidenti, piuttosto che da un reale aumento della minaccia.
È importante considerare che i dati disponibili non permettono di separare l’effetto della normativa da un possibile cambiamento del panorama delle minacce.
Implicazioni della guerra ibrida sulla manifattura
In scenari di guerra ibrida, la dipendenza digitale delle fabbriche assume una dimensione geopolitica. La capacità di mantenere la produzione diventa un indicatore della tenuta industriale di un Paese, mentre gli impianti possono diventare obiettivi di attacchi informatici o fisici.
Nel contesto della guerra ibrida, gli attacchi non mirano esclusivamente al riscatto, ma possono essere finalizzati a compromettere la produzione stessa, generando pressioni economiche e destabilizzazione delle filiere.
Strategie di difesa e continuità operativa
Per tradurre l’urgenza in azioni concrete, le aziende devono avviare una valutazione integrata che includa:
- Identificazione dei sistemi OT critici: mappare le macchine e i processi che, se interrotti, causerebbero impatti gravi.
- Analisi delle dipendenze digitali: comprendere quali sistemi aziendali (ERP, SCM, ecc.) sono collegati alle tecnologie operative.
- Definizione di ruoli e responsabilità: stabilire chi decide le contromisure quando la disponibilità dell’impianto confligge con la necessità di contenere un incidente.
- Allocazione di budget mirata: collegare le spese di sicurezza alle conseguenze da evitare, evitando investimenti generici e non pertinenti.
Queste misure consentono di trasformare la spesa in investimento strategico, focalizzato sulla protezione della capacità produttiva.
Pianificazione del recupero operativo
Un piano di recupero efficace deve includere:
- Responsabilità chiare per il ripristino dei sistemi OT.
- Condizioni operative per la riavvio delle linee produttive.
- Verifiche di sicurezza prima di dichiarare chiusa l’emergenza.
Testare regolarmente questi piani permette di individuare colli di bottiglia e ridurre i tempi di risposta durante un vero incidente.
Conclusioni e prospettive future
L’elevata quota di impatti gravi rilevata dal Clusit dimostra che la sicurezza OT è ancora in fase di sviluppo nelle imprese manifatturiere. È fondamentale che direzione, responsabili di stabilimento e team IT collaborino per integrare la continuità digitale nella strategia produttiva.
Solo attraverso una valutazione condivisa, investimenti mirati e piani di recupero testati, le aziende potranno ridurre il rischio operativo e garantire una produzione affidabile anche in contesti di minaccia crescente.