Nel 2026, il Papa Leone XIV ha svelato una visione radicale e rinnovata sulla tecnologia, in particolare sull’intelligenza artificiale (AI), pubblicando l’enciclica Magnifica Humanitas: On Safeguarding the Human Person in the Time of Artificial Intelligence. Scritta per il 135° anniversario della Rerum Novarum, un testo centrale della dottrina sociale cattolica, il documento rappresenta una riscrittura della teologia sociale nel contesto dell’arte tecnologica. L’evento, che ha visto il Papa presentarsi in diretta durante una conferenza stampa a Roma, ha coinvolto studiosi e operatori tecnologici: Christopher Olah, Anna Rowlands, Léocadie Lushombo, i cardinali Fernández e Czerny e il Segretario di Stato Parolin. L’idea centrale: il dibattito sull’AI non è tecnico, ma antropologico.

L’AI non è neutra

L’enciclica apre con l’immagine di due possibili percorsi per l’umanità: costruire una Torre di Babele di potere e tecnologia, o invece abbracciare una città che unisce uomo e Dio. Subito dopo, il papa scrive: “Mai l’umanità ha avuto tanto potere su sé stessa.” Questo non è un invito al passivismo, ma un monito. Nel paragrafo 9, il documento afferma che la tecnologia non è mai neutrale: essa incorpora, a livello profondo, i valori e gli obiettivi di chi la finanzia, la sviluppa e la governa. Un'affermazione chiara, destinata a smentire una visione troppo slegata in cui la tecnologia funzionerebbe in modo autonomo.

Non il rifiuto della tecnologia

Nonostante le preoccupazioni etiche e sociali, l’enciclica non rifiuta la tecnologia. Al contrario, ne riconosce il valore strumentale e positivo per amplificare le capacità umane. Tuttavia, essa richiama con forza l’attenzione sui rischi di disumanizzazione strutturale. La tecnologia non è una forza nascosta, e chiunque pensa che essa possa essere imparziale si illude. Se l’AI incorpora i desideri e le scelte umane, allora diventa una questione di potere politico, in cui i benefici e i diritti devono essere distribuiti in modo justo.

I paralleli con la Rerum Novarum

Leone XIV riconosce un chiaro parallelo con la Rerum Novarum di Leone XIII, un documento che mise a punto le prime regole per i lavoratori dell’industrializzazione. Nel contesto odierno, l’enciclica affronta un problema non meno cruciale: la perdita di valore e dignità del lavoro umano a causa dell’automazione e dell’AI. L’umanità si trova a lottare non solo contro il rischio di disoccupazione, ma anche contro l’erosione stessa del contesto in cui le competenze vengono apprese e messe in pratica.

Il documento spiega al paragrafo 150 una “scala spezzata”: l’AI non elimina ancora i professionisti, ma intacca i posti di apprendistato che permettono al mercato di crescere in modo sano. Il lavoro non è solo misurato da quanto un individuo produce, ma anche da quanto impara, si adatta e si sviluppa in un ambiente cooperativo. Se queste competenze si estinguono, la prospettiva del futuro diventa fragile.

La concentrazione tecnologica e la sovranità digitale

Il Papa affronta la concentrazione tecnologica al paragrafo 67, chiedendo un riconoscimento dell’importanza di distribuire il beneficio delle tecnologie digitali. Lui parla di “sovranità digitale”, un termine che l’Europa ha dibattuto ma non risolto. Il Papa introduce qui un concetto chiave: come la terra, le risorse naturali o la proprietà sono beni comuni, i dati e la potenza computazionale possono e devono essere destinati all’uso universale.

Un atto di sfida alle Big Tech

Il paragrafo 107 è uno degli aspetti più rilevanti dell’enciclica: il Papa non si limita a chiedere AI morali, ma AI moralmente governabili. Non basta che i sistemi siano tecnologicamente “etici”; la governance deve riflettere una pluralità di visioni umane, non solo l’opinione di pochi. Questo attacca direttamente i modelli etici autoregolamentati delle Big Tech, come comitati interni, principi di AI responsabile e accordi volontari. Lui chiede un cambio radicale: una governance esterna che non solo promulga valori, ma li fa rispettare.

L’interpretabilità, la trasparenza, la responsabilità

Per realizzare questa visione, l’enciclica sottolinea l’importanza di un campo tecnologico: l’interpretabilità. Il Papa ha scelto di coinvolgere nel dibattito Christopher Olah, uno dei ricercatori di punta in questa disciplina. L’idea è chiara: se un sistema non è comprensibile, non può essere reso responsabile. Una governance dell’AI non potrà mai essere veramente democratica finché i meccanismi di decisione resteranno opachi.

Questo documento chiede strumenti normativi concreti, non solo buone intenzioni. Se una tecnologia non è spiegabile con mezzi umani, allora non si può attribuire la responsabilità del suo contenuto e dei suoi effetti. L’interpretabilità non è un lusso per esperti, ma un principio fondamentale per una supervisione democratica.

Su armi autonome e violenza

Il Papa si esprime con chiarezza sulle armi autonome: al paragrafo 199 scrive che “non esiste algoritmo che possa rendere la guerra moralmente accettabile.” L’AI potrebbe velocizzare l’applicazione della guerra, ma non rende nemmeno etica un'azione violenta. Lo scenario divora l’umanità, riduce le vittime a dati e abbassa la morale del combattimento. Il messaggio: se non si fa attenzione all’intelligenza artificiale nella guerra, si perde completamente la capacità di controllare la violenza.

La dignità del lavoro e il PIL

Il Vaticano invita a rivedere le metriche usate per misurare la società: al paragrafo 159 l’enciclica chiede di superare il PIL come indicatore unico dello sviluppo. La priorità, dice, deve essere la dignità del lavoro, la prosperità diffusa e l’equità economica. La riduzione delle disuguaglianze è parte integrante di un sistema socio-tecnologico giusto. Il salario equo, al paragrafo 37, diventa non solo uno strumento di giustizia, ma un metro con cui giudicare l’equità di un intero sistema socioeconomico.

Un documento visionario per il futuro

L’enciclica Magnifica Humanitas non rappresenta solo un intervento spirituale su un tema tecnico, ma