L’intelligenza artificiale sta trasformando l’Italia in un hub digitale europeo ma a un prezzo ambientale sempre più salato. Secondo l’Osservatorio Data Center del Politecnico di Milano, i data center italiani, concentrati per il 70% in Lombardia, consumano già 2-3 miliardi di litri d’acqua all’anno, pari al fabbisogno di una città di 40.000 abitanti, e richiedono 30 GW di energia elettrica.

Entro il 2035, il loro consumo potrebbe arrivare a coprire il 12,7% dell’elettricità nazionale, contro l’1,9% del 2024. Il problema non è solo energetico, ma anche dei sistemi di raffreddamento evaporativo, necessari per evitare il surriscaldamento dei microchip (che possono superare i 45°C), che divorano acqua. A livello globale, i data center ne consumano già 560 miliardi di litri all’anno, con previsioni che entro il 2030 potrebbero raggiungere 9.300 miliardi di litri, esattamente quanta ne serve a 1,3 miliardi di persone, l’intera popolazione dell’Africa subsahariana.

La corsa all’AI: tra innovazione e regolamentazione

La corsa all’AI sta accelerando la costruzione di nuove infrastrutture, ma le normative faticano a stare al passo. L’Unione Europea ha introdotto nel 2026 etichette obbligatorie per rendere trasparenti i consumi di energia, acqua e la quota di fonti rinnovabili utilizzate dai data center. Tuttavia, in Italia persistono ambiguità urbanistiche e manca una legge nazionale che leghi la Valutazione d’Impatto Ambientale al consumo di suolo. Intanto, il Ministero delle Imprese ha siglato un protocollo con l’Associazione Italiana Data Center per snellire gli iter autorizzativi, accelerando la costruzione di nuovi impianti.

Gli esperti avvertono che senza regole chiare, il costo ecologico della transizione digitale rischia di essere scaricato sui territori. Thomas Martin, deputy CTO di APL Data Center, sottolinea che “l’impatto idrico principale non è diretto, ma legato alla produzione di elettricità”. Negli USA, dove la normativa è ancora più debole, i data center stanno già causando blackouts e conflitti con le comunità locali. In Nevada, ad esempio, la popolazione subisce interruzioni di corrente per alimentare i mega impianti di Google, Apple e Microsoft.

L’Italia, con le sue risorse idriche già sotto stress per la siccità e l’agricoltura intensiva, non può permettersi di ripetere gli stessi errori. La sfida è dunque duplice: da un lato, sviluppare le infrastrutture digitali per sostenere l’innovazione, dall’altro, gestire l’impatto ambientale che esse comportano.

Quali soluzioni tecnologiche e strategiche?

Secondo gli esperti, l’unica strada per bilanciare innovazione tecnologica e sostenibilità ambientale passa attraverso l’adozione di tecnologie a basso consumo energetico, lo sviluppo di sistemi di raffreddamento alternativi all’evaporazione e l’utilizzo di fonti rinnovabili per l’alimentazione elettrica. Il ricorso a fonti di energia green non solo ridurrebbe l’impronta ecologica dei data center, ma potrebbe anche offrire vantaggi economici a lungo termine.

Priorità strategiche per l'Italia

Per affrontare questa questione in modo efficace, l’Italia dovrebbe adottare alcune misure prioritarie:

Queste strategie non solo salvaguarderebbero le risorse nazionali, ma rafforzerebbero anche la competitività italiana in un mercato globale sempre più attento alla sostenibilità.