L’AGCM ha annunciato l’avvio di un’indagine preliminare su Apple per verificare se il servizio iCloud goda di un accesso privilegiato alle funzionalità di iOS e iPadOS rispetto ai fornitori di cloud storage concorrenti. Il caso, pur rilevante per la struttura del mercato, ha un interesse principale istituzionale: per la prima volta in Italia si attiva il meccanismo dell’art. 38(7) del Digital Markets Act, che consente alle autorità nazionali di investigare in supporto alla Commissione Europea.
Concretamente, le aziende indagate sono Apple Inc., Apple Distribution International Ltd e Apple Italia. L’indagine, iniziata il 16 giugno e conclusa entro il 31 marzo 2027, ha come obiettivo principale valutare se iCloud abbia un trattamento preferenziale rispetto ai servizi di cloud storage terzi in termini di interoperabilità con i dispositivi Apple. L’AGCM sospetta che i fornitori alternativi non abbiano accesso alle stesse API e funzioni riservate ad iCloud, come la possibilità di effettuare backup completi di dispositivo, una funzione disponibile attualmente solo attraverso il servizio nativo.
La segnalazione all’Autorità è arrivata attraverso il canale informale di whistleblowing, integrata in più occasioni tra il 2025 e il 2026. I dati del mercato in discussione sono notevoli: il cloud storage per consumatori in Europa rappresenta un mercato di oltre 36 miliardi di euro. Se l’indagine confermerà l’esistenza di un trattamento privilegiato di iCloud, questo costituirà una violazione chiara del Digital Markets Act, e in particolare dell’Articolo 6, paragrafo 7, sull’obbligo di interoperabilità.
Struttura unica del Digital Markets Act
A differenza dei tradizionali regimi antitrust, il Digital Markets Act adotta un modello di applicazione fortemente centralizzato. La Commissione europea è l’unica autorità competente a individuare le violazioni e a infliggere le sanzioni. Le autorità nazionali non hanno il potere decisionale, ma solo consultivo. Questo meccanismo però prevede un’eccezione: l’Articolo 38(7) del regolamento consente alle autorità nazionali di condurre indagini indipendenti e di trasmettere i risultati alla Commissione, fungendo da braccio investigativo esterno.
Nella pratica, finora questo meccanismo è stato sfruttato molto poco. L’ACM olandese ha aperto due procedimenti senza mai pubblicare ulteriori dettagli, nemmeno sulle aziende coinvolte né sulle violazioni contestate. L’indagine avviata oggi dall’AGCM, invece, è unica per la sua trasparenza, poiché nomina esplicitamente Apple come gatekeeper e richiama a verbis l’Articolo 6 del DMA come base normativa. Tale procedura è resa possibile in Italia grazie all’Articolo 18 della Legge 214/2023, che attribuisce all’Autorità compiti specifici per supportare la Commissione.
Un sistema di enforcement decentralizzato ma unitario
L’indagine italiana si colloca in un panorama già denso di azioni da parte della Commissione Europea verso Apple. Sono in corso infatti procedimenti relativi alla distribuzione alternativa delle app, al comportamento del cosiddetto anti-steering nell’App Store, e all’interoperabilità con i dispositivi connessi. Tuttavia, l’indagine AGCM non si sovrappone a tali procedimenti, né ha come fine ultima l’emanazione di una sanzione autonomia, ma di produrre un fascicolo che possa essere utilizzato dalla Commissione Europea nel suo compito investigativo centrale.
Questo rappresenta un’importante novità: per la prima volta l’AGCM agisce non come entità secondaria, ma come parte integrante di un sistema che si espande in modo decentralizzato ma unitario. La collaborazione con la Commissione Europea, sottolineata esplicitamente dall’AGCM, segna un modello che potrebbe essere replicato da altre autorità nazionali europee. L’effetto potenziale è l’incremento del numero e della qualità delle investigazioni disponibili alla Commissione senza l’appesantimento di un suo apparato investigativo autonomo.
Una potenziale crisi di risorse?
Se altri Paesi seguiranno l’esempio italiano e si attiveranno in base all’Articolo 38(7), il problema principale smette di essere la capacità investigativa nazionale e si sposta verso la capacità della Commissione stessa di assorbire, valutare e risolvere un crescente numero di fascicoli. Il DMA ha istituzionalmente centralizzato il potere decisionale, ma la capacità di gestione operativa di questi poteri non è stata necessariamente centralizzata. Il collo di bottiglia, quindi, rischia di spostarsi da Bruxelles verso le competenze organizzative e procedurali.
Azioni da parte della Commissione
La Commissione ha espresso pubblicamente il proprio apprezzamento per il modello di collaborazione adottato dall’Italia in questo caso. Secondo il dibattito tra esperti legali e gestionali, una maggiore attività investigativa a livello nazionale non solo non confligge con il modello istituzionale del DMA, ma lo rafforza. Tuttavia, per mantenere coerenza e velocità nell’applicazione del regolamento, sarà necessario un incremento di risorse umane e procedurali da parte della Commissione, in grado di gestire un carico crescente di casi provenienti da entità terze.
Principali aspetti dell’indagine
- Obiettivo principale: Verificare se iCloud ha un accesso preferenziale rispetto ad altri servizi di cloud storage su dispositivi Apple.
- Articoli del DMA richiamati: Articolo 6 e Articolo 38(7).
- Data d’inizio indagine: 16 giugno 2026.
- Termine per la conclusione: 31 marzo 2027.
- Mercato rilevante: Cloud storage consumer in Europa, di valore superiore a 36 miliardi di euro.
- Basi normative e cooperative: Legge italiana 214/2023, Articolo 18; collaborazione esplicita con la Commissione Europea.
Una svolta nell’applicazione del DMA
In sintesi, l’indagine AGCM non rappresenta un nuovo fronte del conflitto con Apple, ma un’importante testimonianza della maturità del modello istituzionale del Digital Markets Act. Il DMA, finora applicato prevalentemente da Bruxelles, comincia a funzionare concretamente come un sistema distribuito in cui le autorità nazionali contribuiscono come nodi attivi all’applicazione. L’Italia diventa quindi un punto di riferimento per modelli di enforcement che uniscono trasparenza, cooperazione istituzionale e innovazione nella gestione del mercato digitale.