Una legge pionieristica ma ancora in evoluzione

Entrata in vigore a dicembre 2025, la normativa australiana è la prima al mondo a vietare l’uso dei social network ai minori di 16 anni. La legge non prescrive un metodo unico per la verifica dell’età, lasciando alle piattaforme la libertà di scegliere la soluzione più adatta, purché siano adottate misure ragionevoli per impedire la creazione di account da parte dei ragazzi.

Il principale obiettivo è quello di ridurre l’esposizione dei giovani a contenuti inappropriati e a rischi legati alla dipendenza da social media. Molti paesi, tra cui la Francia, stanno valutando l’introduzione di restrizioni simili a seguito delle crescenti preoccupazioni per gli effetti negativi delle piattaforme sui minori.

Le lacune attuali

Nonostante le disposizioni, la legge non impone una procedura standardizzata di verifica dell’età. Questo ha generato incertezza sulle modalità operative da adottare, consentendo a piattaforme come Meta, TikTok e Google di utilizzare sistemi diversi, spesso giudicati insufficienti dalle autorità australiane.

Il contesto di una crescente preoccupazione

L’esposizione dei minori ai social media è diventata una questione di salute pubblica. In Australia, le autorità hanno rilevato che centinaia di migliaia di account sospetti continuano a operare, anche dopo le rimozioni effettuate dalle piattaforme. Meta, ad esempio, ha eliminato 750.000 account, ma le ricerche indicano che una parte consistente di adolescenti riesce comunque ad accedere ai servizi.

Julie Inman Grant, commissaria alla sicurezza online, ha raccolto prove per una possibile azione davanti alla Corte federale, sostenendo che le misure attuali non siano sufficienti a tutelare i minori.

Le conseguenze legali per le piattaforme

L’Australia ha aumentato significativamente il tetto massimo delle sanzioni per violazione della legge, fissandolo a 109,2 milioni di dollari australiani. Le multe si applicano sia al settore dei social media sia a quello dell’intelligenza artificiale, riflettendo una politica di tolleranza zero verso le infrazioni.

Le risposte del governo e le prossime mosse

La ministra delle Comunicazioni, Anika Wells, ha confermato in un’intervista che la legge non è il problema, ma la sua applicazione da parte delle piattaforme. Ha inoltre presentato il progetto di legge “Digital Duty of Care”, volto a rafforzare la responsabilità delle aziende digitali nella tutela dei minori.

Wells sta inoltre promuovendo una coalizione internazionale per affrontare la questione a livello globale. Tra i paesi coinvolti vi sono Malesia, Filippine, Nuova Zelanda, Canada, Svezia e Regno Unito, con l’obiettivo di armonizzare le normative e condividere best practice.

Prospettive future

Se le cause procedurali verranno avviate, l’Australia potrebbe diventare un modello per altre nazioni che cercano di proteggere i giovani online. L’adozione di verifiche d’età più rigorose, unite a sanzioni economiche significative, potrebbe spingere le piattaforme a investire maggiormente in tecnologie di sicurezza e a collaborare più strettamente con le autorità.