L’intelligenza artificiale rappresenta un’opportunità straordinaria per il futuro dell’economia italiana. Secondo Fabio Panetta, governatore della Banca d’Italia, essa può risolvere la crisi della produttività e dei salari, contribuendo al rilancio economico. Nonostante i possibili benefici, l’Italia deve affrontare con decisione i ritardi in termini di competenze, capacità di investimento, qualità dei dati e trasferimento della ricerca nelle imprese.
L’AI come leva macroeconomica
Nelle sue riflessioni per l’anno 2025, Panetta considera l’intelligenza artificiale una leva macroeconomica fondamentale. Collega l’AI alla competitività del Paese, mettendo in luce come essa possa incidere su investimenti, mercati finanziari, occupazione qualificata e crescita produttiva. In un contesto in cui il declino demografico e la stagnazione della produttività rappresentano sfide importanti, l’adeguamento al ritmo tecnologico diventa sempre più prioritario.
Effetti globali dell’intelligenza artificiale
Guardando agli Stati Uniti, Panetta richiama l’attenzione sugli investimenti negli impianti di calcolo, sugli aumenti delle quotazioni del tech sector e sull’effetto ricchezza sugli investimenti dei consumatori. Secondo lui, l’AI non è solo un’innovazione tecnologica, ma un fenomeno che incide in maniera trasversale su tanti settori economici.
Un potenziale unico
Panetta sottolinea come l’impatto dell’intelligenza artificiale possa superare quello delle tecnologie precedenti. L’AI non solo migliora i processi esistenti, ma favorisce l’accelerazione della ricerca e dello sviluppo, alimentando nuove innovazioni. Questa capacità di autoreferenzialità la rende una risorsa unica, capace di modificare radicalmente le condizioni di produzione, servizi, e organizzazione delle aziende.
I dati a livello internazionale
Il Stanford AI Index 2026, presentato dallo Stanford Institute for Human-Centered Artificial Intelligence, conferma una diffusione in crescita dell’AI a livello globale. L’adozione delle AI generative è particolarmente significativa, con il 70% delle organizzazioni che le utilizzano in almeno una funzione aziendale. Tuttavia, l’uso delle agenti IA (AI in grado di agire autonomamente) è ancora in fase iniziale, dimostrando che l’implementazione non è ancora arrivata a una trasformazione completa.
Il ritardo italiano
Panetta evidenzia che l’Italia, benché abbia registrato progressi, resta indietro rispetto ai principali partner europei. I dati presenti nelle “Considerazioni finali” mostrano che nel 2025 il 16% delle aziende italiane con almeno dieci addetti faceva uso di strumenti di AI, rispetto al 20% della media UE e al 26% in Germania. Il governo non fa mancare l'allarme: “il ritardo italiano si sta ampliando”, afferma.
Dati Eurostat e Banca d’Italia
I dati di Eurostat rivelano che il 20% delle imprese europee con almeno dieci dipendenti utilizza l’AI, una percentuale in crescita di 6,5 punti percentuali rispetto al 2024. Gli impieghi più frequenti riguardano l’analisi del linguaggio scritto e la generazione di contenuti. Lavorano meglio di noi? I dati Banca d’Italia, contenuti in un’indagine in corso di pubblicazione, mostrano una crescita della quota di aziende che usano l’AI fino al 30%. La profondità dell’applicazione però restano limitate, con solo il 5% che ne fa uso intensivo e la maggior parte che ne rimane appena all’inizio.
Diffusione delle AI generative
Le imprese italiane che impiegano l’intelligenza artificiale generativa la usano principalmente per la generazione di testi. Oltre la metà utilizza chatbot, agenti IA o generatori di codice software. Questa diffusione però non è ancora integrata nei processi core: si sta parlando di soluzioni che migliorano marginalmente la produttività senza incidere in maniera sostanziale sui modelli operativi.
I segnali positivi del comparto artigiano
Una delle sorprese arriva dal settore artigiano. Secondo un’indagine condotta a gennaio 2026 dalla Confederazione Nazionale dell’Artigianato (Cna), il 35,6% delle aziende associate utilizza almeno uno strumento basato su intelligenza artificiale. I dati, che raddoppiano quelli di diciotto mesi prima, superano anche quelli dell’Istat (6,9% nel 2024), riferiti alle stesse dimensioni aziendali. Si tratta di un risultato sorprendente considerando la natura non digitale tradizionale del settore artigiano.
Barriere ancora alte
I dati positivi però non nascondono i limiti strutturali. Circa la metà delle imprese artigiane non ha ancora intrapreso un percorso di adozione e un terzo (36%) non riesce a individuare applicazioni concrete. La mancanza di competenze interne colpisce circa il 40% delle aziende. Questi problemi coincidono con quelli rilevati da Banca d’Italia, che li riconosce come elementi critici per il futuro della produzione.
Gli effetti economici misurabili
Uno studio della Banca d’Italia, condotto da Tiziano Ropele e Alex Tagliabracci, fornisce prove quantitative sui benefici dell’AI per le aziende con almeno 50 addetti. L'indagine analizza l’adozione dell’AI integrando dati di bilancio con dati di occupazione. I risultati mostrano che l’utilizzo di AI si associa ad aumento significativo della produttività e della redditività. Si tratta di indicatori forti in un dibattito che spesso si concentra sugli effetti sull’occupazione.
Indicazioni europee
Anche a livello europeo i dati suggeriscono un andamento simile. Il rapporto Eib Working Paper 2026/02, coordinato da banche di ricerca europee su oltre 12.000 aziende, stima che l’AI possa incrementare la produttività del lavoro del 4%. Questo risultato, coerente con la Banca d’Italia, sottolinea però una concentrazione dei benefici nelle imprese più strutturate, con maggiore capacità di investimento.
La Banca d’Italia e il dibattito su AI
Panetta richiama esplicitamente l’Indagine sulle imprese industriali e dei servizi, i cui dati completi saranno pubblicati presto. Le anticipazioni rivelano una crescente attenzione verso l’AI e, al contempo, l’esistenza di barriere rilevanti. Il 10% delle aziende italiane non hanno adottato l’AI nonostante ne abbiano valutato la possibilità. Al primo posto tra gli ostacoli, la mancanza di risorse finanziarie.
Un futuro che richiede interventi politici
Per Panetta, l’AI non va solo guardata come evoluzione tecnologica