Artemis II e la sfida digitale
La missione Artemis II, lanciata ad aprile 2026, ha messo alla prova un’intera architettura digitale pensata per le future esplorazioni con equipaggio. Con quattro astronauti a bordo della navicella Orion, la Nasa ha sperimentato un flusso di dati che comprende calcolo, reti terrestri e comunicazioni ottiche, con l’obiettivo di trasmettere video in 4K sulla Terra.
Un pubblico globale in tempo reale
Circa 25 milioni di persone hanno seguito il lancio tramite NASA+, YouTube e Prime Video. Nei giorni successivi, le comunicazioni laser hanno permesso di ricevere anche le immagini in alta definizione dell’equipaggio durante il sorvolo lunare, dimostrando l’efficacia della catena tecnologica complessa che va dalla simulazione della rotta alla distribuzione globale del segnale.
Simulazioni di traiettoria: una quantità enorme di dati
La pianificazione della rotta di una missione lunare con equipaggio richiede l’elaborazione continua di un numero molto elevato di scenari. Il team di scienze di volo di Orion, al Johnson Space Center, esegue migliaia di simulazioni relative sia alle condizioni nominali sia a possibili anomalie, generando tra 2 e 5 terabyte di dati per ogni finestra di lancio presa in considerazione.
Elaborazioni in AWS GovCloud
La piattaforma utilizzata per queste elaborazioni opera su AWS GovCloud. Nelle prime 48 ore successive al lancio, l’infrastruttura ha elaborato migliaia di ore di calcolo per consentire al team di valutare quasi in tempo reale gli aggiustamenti della traiettoria in funzione dell’evoluzione delle condizioni di volo.
Cloud bursting per l’elasticità computazionale
Il sistema, sviluppato da Booz Allen Hamilton, utilizza il cosiddetto cloud bursting: quando il carico cresce, vengono attivate risorse di calcolo aggiuntive per eseguire simultaneamente un numero maggiore di simulazioni. Questa modalità permette di adattare rapidamente la capacità disponibile alle esigenze operative, evitando di dipendere esclusivamente dalle risorse on‑premise condivise con altri programmi.
Il sistema di comunicazioni ottiche O2O
L’Orion Artemis II Optical Communications System, O2O, è il sistema sviluppato dalla Nasa per sperimentare le comunicazioni ottiche durante una missione con equipaggio nello spazio profondo. A differenza delle tradizionali comunicazioni a radiofrequenza, O2O utilizza luce infrarossa per trasferire le informazioni.
Velocità e capacità di trasmissione
Il sistema ha raggiunto velocità di downlink fino a 260 megabit al secondo, capacità sufficiente a inviare verso la Terra flussi video in 4K oltre ai dati operativi della navicella. Per le future missioni lunari, il salto di capacità assume un valore che va oltre la trasmissione delle immagini destinate al pubblico; all’aumentare della quantità di sensori e strumenti scientifici, cresce anche il volume di informazioni da trasferire e analizzare.
La catena di comunicazione ottica
Artemis II ha permesso di verificare l’utilizzo delle comunicazioni ottiche in condizioni operative, inserendo il collegamento ottico all’interno di una catena che comprende terminali spaziali, stazioni di terra, backbone terrestri e capacità di elaborazione. Uno dei punti di ricezione coinvolti è l’Observatory Mount Stromlo dell’Australian National University, nei pressi di Canberra, che intercetta i segnali provenienti da Orion durante le fasi della traiettoria visibili dall’emisfero australe.
Il percorso verso White Sands e la rete globale AWS
Una volta ricevuto a terra, il flusso doveva raggiungere il White Sands Complex della Nasa, nel New Mexico, dove le immagini potevano essere elaborate e instradate verso i sistemi di distribuzione. Per questa tratta è stata utilizzata la rete globale di AWS. Il traffico proveniente da Mount Stromlo è stato trasferito a un nodo australiano e quindi instradato verso gli Stati Uniti, lungo un