Copertura dichiarata vs adozione reale
In Italia la fibra ottica ha raggiunto circa l’80% delle famiglie, secondo i dati più recenti di AGCOM. Tuttavia, meno di tre unità immobiliari su dieci hanno effettivamente sottoscritto un abbonamento. Questo divario tra copertura dichiarata e adozione reale è stato al centro di un’inchiesta di Il Sole 24 Ore, che ha raccolto le testimonianze di utenti frustrati da ordini non gestiti, appuntamenti tecnici annullati e pratiche chiuse in “KO”.
Il fenomeno non è semplicemente una questione di domanda: una parte consistente di chi desidera la fibra non riesce a ottenerla a causa di ostacoli operativi e burocratici. Inoltre, le metodologie di misurazione variano a seconda della fonte, rendendo difficile un confronto diretto tra copertura e take‑up.
Dati di AGCOM e metodologia europea
Secondo la Relazione annuale AGCOM 2026, a fine 2025 la fibra fino a casa raggiungeva il 77,6% delle famiglie, con un incremento di 6,9 punti percentuali rispetto all’anno precedente. La base di calcolo è costituita da circa 24 milioni di “households”, in linea con la definizione europea di copertura. La Broadband Map di AGCOM, che utilizza la stessa base, segnala un ulteriore avanzamento al 79,4% nel primo trimestre del 2026.
La classificazione europea, basata sulla mappatura Infratel del 2021, suddivide il territorio in tre categorie:
- Aree bianche: nessuna rete di nuova generazione (NGA) e nessun investimento privato previsto.
- Aree grigie: servite da una sola rete NGA.
- Aree nere: almeno due reti NGA operative, garantendo concorrenza.
Questa suddivisione evidenzia “tre Italie” che vanno oltre la tradizionale articolazione amministrativa.
Il ruolo dei fondi pubblici e dei piani nazionali
Negli ultimi dieci anni sono stati investiti oltre sei miliardi di euro di fondi pubblici, più della metà provenienti dal PNRR. Questi investimenti hanno permesso di estendere la fibra fino a casa a circa l’80% delle famiglie. Tuttavia, il “take‑up” resta limitato: meno di tre unità su dieci hanno un abbonamento attivo.
Due terzi della crescita del 2025 provengono dalle aree bianche e grigie, dove il ruolo delle politiche pubbliche è stato determinante. Nelle aree nere, invece, l’estensione della rete dipende dalle dinamiche di mercato.
Piano “Italia a 1 Giga” e il bando del 2022
Il Piano “Italia a 1 Giga” ha finanziato le reti degli operatori privati nelle aree grigie. Il bando del 2022 ha messo a gara 6,9 milioni di civici in 15 lotti: otto aggiudicati a Open Fiber e sette a TIM. L’obiettivo iniziale di 3,4 milioni di civici è stato ridotto a 2,69 milioni entro giugno 2026; ad aprile 2026 erano stati connessi 2,63 milioni, pari al 97,6% dell’obiettivo.
Nelle aree bianche, il Piano BUL di Open Fiber mirava a 9,6 milioni di unità immobiliari (8,2 obbligatorie e 1,4 facoltative). Al 31 agosto 2026, le unità immobiliari collaudate erano 5,4 milioni, 5,6 milioni includendo quelle in fase di collaudo, e i servizi erano commercializzati in 7.130 comuni. Le unità con servizi attivi (fibra + FWA) erano 927.226, con una crescita superiore al 40% rispetto all’anno precedente.
Ordini in “KO” e le cause operative
Il dato più preoccupante riguarda gli ordini non completati. Su circa 1,5 milioni di ordini ricevuti da 314 operatori, 525.840 si sono chiusi con un “KO”, poco più di un terzo del totale. Sebbene il conteggio includa ordini poi ripresentati e attivati, la dimensione del fenomeno è significativa.
Infratel attribuisce la maggior parte dei KO a rifiuti dei clienti in fase di appuntamento tecnico o durante l’intervento stesso. Un’altra causa rilevante è la scarsa qualità della toponomastica locale: circa il 10% degli indirizzi nella banca dati di Open Fiber manca di numero civico, rendendo difficile la localizzazione dell’abitazione.
Impatto sui consumatori
Le segnalazioni raccolte da Il Sole 24 Ore descrivono esperienze tipiche:
- Ordini non presi in carico da alcun operatore.
- Appuntamenti tecnici cancellati all’ultimo minuto.
- Attese di settimane che si traducono in rinunce.
- Pratiche chiuse in “KO” per motivi poco chiari.
- Reclami ad AGCOM e al CORECOM senza risposta.
Questi ostacoli aumentano il senso di frustrazione e contribuiscono al “paradigma della pigrizia del consumatore”, che tende a mantenere lo status quo in assenza di stimoli forti.
Trend di linee fisse e composizione tecnologica
L’Osservatorio sulle comunicazioni AGCOM (n. 2/2026) rileva che a marzo 2026 le linee fisse erano 20,5 milioni, una variazione quasi stabile (+0,6% in un anno). A dicembre 2025 gli accessi a banda larga erano 19,4 milioni, di cui 16,4 milioni residenziali e 3,0 milioni per le imprese.
Nel periodo considerato, l’FTTH ha guadagnato 1,2 milioni di linee (+19,7%), raggiungendo 7,4 milioni. L’FTTC ha perso 829 mila linee e il rame circa 619 mila. Rispetto a marzo 2022, la fibra fino a casa ha aggiunto oltre 4 milioni di accessi, mentre il rame ne ha persi più di 3 milioni.
L’FTTC rimane la tecnologia dominante con 8,1 milioni di linee (39,7% del totale). Quattro linee su dieci utilizzano ancora il rame nell’ultimo tratto casa‑armadio. L’FTTH, al 36,1%, è vicino a superare l’FTTC ma non ancora lo ha fatto. L’FWA (Fixed Wireless Access) conta 2,7 milioni di accessi (+13%) e rappresenta il 13,3% della base totale. Il mercato FWA è frammentato: Eolo e TIM detengono ciascuno poco meno di un quarto delle linee, mentre nell’FTTH Fastweb+Vodafone (28,7%) e TIM (27,1%) superano insieme la metà del mercato.
Motivi della bassa migrazione verso FTTH
La Relazione annuale individua una causa strutturale: le famiglie già servite da FTTC o FWA tendono a non migrare verso la fibra a causa dei costi di migrazione. Una parte del mancato take‑up è quindi domanda “accontentata” da tecnologie alternative sufficienti.
Un’altra parte, evidenziata dalle testimonianze dei lettori, è la domanda “non soddisfatta” per la fibra, ostacolata da problemi operativi e burocratici.
Confronto internazionale
Il Market Panorama 2026 del FTTH Council Europe, elaborato da IDATE su dati di settembre 2025, offre un confronto omogeneo tra paesi, misurando copertura totale delle abitazioni (incluse seconde case e abitazioni vuote) e take‑up come rapporto tra abbonati e unità raggiunte.
Secondo lo studio, l’Italia ha una copertura del 72,2%, vicina alla media UE‑27 più Regno Unito (76,8%). Tuttavia, il take‑up è solo del 29,9%, ben al di sotto della media europea del 54,9%. L’Italia si colloca nella parte finale della classifica, davanti solo a Malta, Belgio, Germania e Austria. Germania, Austria e Belgio hanno però coperture inferiori al 60%, mentre Malta ha una copertura totale.
Al contrario, paesi come Spagna, Francia e Romania combinano coperture superiori al 90% con take‑up oltre l’80%, dimostrando che una rete estesa, se accompagnata da un’efficace attivazione degli utenti, può tradursi in alta penetrazione.
Lezioni da altri paesi
Le esperienze di Spagna e Francia mostrano l’importanza di incentivi mirati, di processi di installazione snelli e di campagne di informazione che riducono la “pigrizia del consumatore”. Inoltre, la presenza di più operatori concorrenti in aree “nere” favorisce prezzi più competitivi e velocizza le migrazioni.
In Italia, la concentrazione delle reti in aree “bianche” e “grigie”, finanziate prevalentemente dal pubblico, crea un quadro in cui la copertura è alta ma l’attivazione rimane limitata. Per colmare il divario, è necessario intervenire su più fronti: semplificare la toponomastica, migliorare la gestione degli appuntamenti tecnici, incentivare la migrazione da FTTC/FWA a FTTH e rafforzare la concorrenza nelle aree nere.
Prospettive future
Se le politiche pubbliche continueranno a finanziare le reti nelle aree bianche e grigie, la copertura potrebbe avvicinarsi al 90% entro il 2030. Tuttavia, senza una strategia efficace per aumentare il take‑up, la fibra rischia di rimanere una “infrastruttura sotto‑utilizzata”.
Le autorità di regolazione stanno valutando nuove misure, tra cui l’obbligo per gli operatori di fornire tempi di installazione certi e sanzioni per i KO ingiustificati. Parallelamente, programmi di educazione digitale potrebbero stimolare la domanda, soprattutto tra le famiglie più anziane e le piccole imprese.
In conclusione, il divario tra copertura e abbonati in Italia è il risultato di un complesso intreccio di fattori tecnici, burocratici e comportamentali. Solo un approccio integrato, che coinvolga pubblico, operatori e consumatori, potrà trasformare la capillare presenza della fibra in una reale diffusione di servizi ultra‑veloci su tutto il territorio nazionale.