Nel panorama sanitario italiano, le farmacie stanno emergendo come l’ultimo presidio sanitario aperto tutti i giorni nei piccoli comuni, dove ambulatori, case della comunità o medici di famiglia non riescono a garantire una presenza costante. AGENAS, con le Linee di indirizzo per l’erogazione di servizi di telemedicina nelle farmacie convenzionate pubblicate a settembre 2026, ha formalizzato questo ruolo, trasformando le 19 mila farmacie convenzionate in nodi della rete di telemedicina.
Il contesto normativo e il modello organizzativo
Il documento nasce dal Protocollo d’intesa AGENAS–Federfarma del 21 marzo 2025, pensato inizialmente per le farmacie rurali e successivamente esteso, su base volontaria, a quelle urbane che dispongono di apparecchiature idonee. Non è una norma prescrittiva, ma un modello di riferimento per Regioni e Aziende sanitarie, inserito nella cornice del D.M. 77/2022 e della Missione 6 del PNRR. Il quadro giuridico è solido: dal D.Lgs. 153/2009 sulla “farmacia dei servizi” fino alla Legge di Bilancio 2026, che all’articolo 1 comma 351 integra i servizi farmaceutici nel Servizio sanitario nazionale.
Quali servizi telemedici potranno essere erogati in farmacia?
Le farmacie potranno offrire, dietro prescrizione medica, una serie di prestazioni:
- Televisita in uno spazio riservato, con assistenza del farmacista per il collegamento;
- Telemonitoraggio di pressione, glicemia e saturazione;
- Teleconsulto tra medico di famiglia, specialista e paziente, configurando una visita multidisciplinare;
- Teleassistenza ed educazione terapeutica;
- Holter pressorio, Holter cardiaco, elettrocardiogramma (ECG) e auto‑spirometria, con invio dei tracciati a un centro di tele‑refertazione e restituzione del referto certificato.
Il farmacista svolge una funzione tecnico‑logistica: applica gli elettrodi, avvia la registrazione, trasmette i dati e consegna il referto, ma non interpreta il risultato clinico. La responsabilità rimane interamente al professionista che prescrive e interpreta.
Il primo ostacolo: tariffe e remunerazione
Le attività di telemedicina in farmacia sono definite come servizi aggiuntivi erogati su base volontaria. In attesa di un aggiornamento del nomenclatore tariffario nazionale, le tariffe sono stabilite a livello regionale mediante accordi integrativi. Ciò genera disparità: un ECG refertato a distanza può avere un valore economico diverso tra Veneto, Calabria e regioni in piano di rientro che potrebbero non riconoscere alcuna remunerazione. L’aggiornamento del nomenclatore, di competenza del Ministero della Salute e della Conferenza Stato‑Regioni, è quindi l’elemento più urgente per evitare una telemedicina a “geometria variabile”.
Il secondo ostacolo: finanziamento dei dispositivi diagnostici
Le postazioni di base (tablet, webcam, connessione) sono fornite dal PNRR in comodato d’uso. Tuttavia, i dispositivi diagnostici (ECG, Holter, spirometri) non rientrano nella fornitura nazionale e sono a carico delle singole farmacie o di eventuali accordi regionali. In pratica, la telecardiologia sarà disponibile solo dove il titolare ha margini economici sufficienti per acquistare l’apparecchio, lasciando le farmacie rurali, spesso a basso reddito, escluse dal servizio.
Il terzo ostacolo: interoperabilità con FSE e CUP
Il documento richiede che tutti i dati alimentino i sistemi informativi regionali, le infrastrutture di telemedicina regionali e, infine, la Piattaforma Nazionale di Telemedicina, con integrazione al Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) “ove possibile” e prenotazione tramite CUP locale “laddove previsto”. Quei “ove” e “laddove” rappresentano la storica difficoltà dell’Italia nella sanità digitale. Se il referto dell’Holter finisce solo in un PDF consegnato allo sportello, senza essere inserito nel FSE, non si è realizzata una vera telemedicina ma un semplice servizio di corriere sanitario.
È quindi necessario rendere obbligatoria l’integrazione con FSE e CUP negli accordi attuativi, e farla prima dell’avvio dei servizi.
Formazione: un punto di forza
Il modello prevede una formazione articolata in tre moduli:
- Modulo tecnico‑operativo sui dispositivi diagnostici;
- Modulo organizzativo su CUP e FSE;
- Modulo comunicativo su accoglienza e consenso informato, con documentazione tracciabile per l’audit.
Questa impostazione, trattata come “condizione indispensabile” e non come semplice e‑learning da timbrare, rappresenta un vero valore aggiunto per la qualità del servizio.
Indicatori di performance: il cruscotto del capitolo 10
Il documento introduce metriche che misurano l’impatto reale della telemedicina in farmacia, tra cui:
- Tasso di copertura territoriale;
- Riduzione dei tempi di attesa;
- Coinvolgimento di medici di famiglia e pediatri;
- Riduzione della mobilità sanitaria;
- Tasso di autosostenibilità: quanti servizi rimarrebbero operativi con le risorse ordinarie, senza finanziamenti PNRR.
Il tasso di autosostenibilità è l’indicatore più onesto: chiede, fin dal primo giorno, di valutare la capacità del progetto di persistere al di là dei fondi straordinari.
Le tre richieste urgenti per il futuro
Per garantire che il modello non si trasformi in una promessa vuota, è necessario intervenire con decisione su tre fronti:
- Definire a livello nazionale le tariffe per le prestazioni telemediche in farmacia, attraverso l’aggiornamento del nomenclatore;
- Finanziare i dispositivi diagnostici con fondi regionali o nazionali, affinché anche le farmacie rurali possano offrire gli stessi servizi;
- Rendere obbligatoria l’interoperabilità con FSE e CUP, integrando i