Da Dunkerque al Havre, passando per Calais e Marignane, le reti mobili professionali stanno uscendo dai laboratori per diventare parte integrante delle aziende. Il "cruscotto delle sperimentazioni 5G industriali e innovative", aggiornato dall'Autorità di regolamentazione delle comunicazioni elettroniche, delle poste e della distribuzione della stampa (Arcep), ne conta attualmente circa cento, oltre a tante reti private già operative.
L'Alliance 5G industriale, che raggruppa fornitori di infrastrutture, grandi operatori, industriali, scuole e poteri pubblici, mappa una rete in crescita di vetrine, fablab, piattaforme di integrazione e casi d'uso in tutta la Francia.
In tutto il territorio, la transizione verso reti avanzate è in corso. Più che una semplice gara di velocità, questa transizione riflette un'evoluzione profonda nella gestione e nell'elaborazione dei dati. Portata soprattutto dall'ascesa dell'intelligenza artificiale fisica, gli algoritmi distribuiti superano l'analisi dei flussi per pilotare robot, sincronizzare veicoli automatizzati o guidare droni di ispezione. "Le esigenze stanno cambiando di scala", analizza il professor Salah El Ayoubi, specialista in telecomunicazioni e ricercatore al Laboratorio dei segnali e sistemi, L2S, un'unità mista del CNRS, CentraleSupélec e dell'Università Paris-Saclay. Questi nuovi usi industriali richiedono "reti ultra-affidabili, con elevati tassi di upload", precisa.
Resilienza, mobilità e affidabilità
La connettività aziendale si basa su tre pilastri: "la resilienza e la ridondanza delle infrastrutture; gli usi mobili che garantiscono un flusso fluido; gli usi industriali 'professionali' - come visiere collegate in 5G o robot collegati, ecc. - dotati di alta affidabilità e bassa latenza", elenca Viktor Arvidsson, direttore della strategia di Ericsson Francia. Questa evoluzione delle reti comporta tuttavia sfide organizzative: la moltiplicazione degli apparecchi collegati rende la coordinazione una questione chiave. "Quando si moltiplicano gli apparecchi collegati, l'improvvisazione non basta più", continua Viktor Arvidsson. "Questo impone di orchestrare l'insieme per ottimizzare l'efficienza globale del sistema".
Questa orchestrazione non dipende solo dalla connettività sul posto: implica anche il avvicinare la potenza di calcolo e l'IA il più possibile al campo. Trasferire flussi massicci verso centri di dati distanti comporta costi, pesa sul consumo energetico e indebolisce la riservatezza. È per questo che Salah El Ayoubi del L2S insiste sull'interesse delle soluzioni di "cloud locale": l'obiettivo è mantenere i dati all'interno dei siti industriali, elaborarli in tempo reale e conservare solo le informazioni essenziali, data la loro natura molto sensibile.
IA fisica e cloud locale
L'intelligenza artificiale non si limita più ad essere un semplice servizio che utilizza la rete: si integra nel cuore stesso del suo funzionamento per ottimizzare l'allocazione delle risorse, il consumo energetico e la priorità dei flussi critici. Bita Charmi, direttrice della R&S di Ericsson Francia, vede in questo un concreto motore di innovazione: "Integrando l'intelligenza artificiale fino alle funzioni di basso livello della rete e permettendone il dispiegamento direttamente all'interno dell'infrastruttura, si rende la rete più intelligente, adattiva e capace di rispondere in tempo reale alle esigenze dei sistemi di IA fisica, aprendo così la strada a nuovi casi d'uso industriali", sottolinea.
La specialista insiste tuttavia sull'importanza di adattare le competenze e i percorsi formativi per accompagnare questa trasformazione. È uno dei cantieri che porta avanti in collaborazione con le grandi scuole specializzate e le università per valutare se "questi percorsi rimangono aggiornati alla luce dell'impatto dell'IA sul settore industriale", sottolinea.
Industriali e ricercatori stanno già preparando il passo successivo: la "6G". Attesa per il decennio 2030-2040, non si limiterà a portare maggiore capacità, ma promette anche "più sobrietà". È l'obiettivo della cattedra "6G Sostenibile" diretta da Salah El Ayoubi al L2S, con il sostegno di Orange. I ricercatori lavorano su comunicazioni semantiche e orientate verso uno scopo preciso: "La rete non trasmette più tutto, ma solo l'informazione utile all'azione, e in particolare ai bisogni dell'IA fisica", spiega Salah El Ayoubi.
Efficienza energetica e durabilità
La 6G deve essere progettata "mettendo la durabilità al centro", assicura il professore di CentraleSupélec. Una visione condivisa e incarnata dal progetto "Intention 6G", di cui coordina la parte accademica insieme a Ericsson, Orange e la startup BubbleRAN. Questo progetto mira a migliorare l'efficienza energetica delle reti mobili di prossima generazione grazie all'intelligenza artificiale. "L'IA deve permettere alla rete di adattare il suo comportamento in modo autonomo e in tempo reale, per garantire il traffico critico ottimizzando al contempo il suo consumo energetico", spera Bita Charmi.
Aumento del cloud, cybersicurezza, 5G professionale, fine programmata della 2G e domani sviluppo della 6G: il panorama delle reti avanzate si arricchisce quanto si complica per le aziende, i cui livelli di maturità sono molto eterogenei. Per evitare che le PMI subiscano le loro scelte digitali, l'Arcep ha pubblicato nel marzo 2026 una nuova edizione della sua "Guida digitale per le aziende", in partenariato con l'Anssi, la CPME e il Medef.
Questo "strumento risponde a domande concrete delle aziende", assicura Marion Sallandre, capo dell'unità Mercato aziende all'Arcep, che supervisiona le offerte fisse e mobili destinate alle aziende all'interno dell'autorità di regolamentazione. Strutturato intorno a 26 schede pratiche, mira ad accompagnare "passo dopo passo" i dirigenti che non dispongono di squadre tecniche specializzate nella loro transizione digitale. Marion Sallandre insiste in particolare sulla necessità di anticipare questi cambiamenti tecnologici.