Una classifica a due velocità: copertura eccellente e domanda limitata
Il rapporto I‑Com, presentato il 27 ottobre a Roma presso la Camera dei Deputati, colloca l’Italia al 15° posto nell’indice europeo di sviluppo digitale, nonostante un guadagno di cinque punti rispetto all’edizione precedente. La classifica, basata su 22 indicatori di connettività e domanda di servizi, è guidata dalla Danimarca (71 punti), seguita da Paesi‑Bassi (70) e Finlandia (69).
Nel segmento dell’offerta, l’Italia raggiunge 67 punti, posizionandosi al tredicesimo posto, mentre nella domanda ottiene 45 punti, consentendo un recupero di tre posizioni fino al sedicesimo. Il risultato evidenzia una discrepanza tra la capacità infrastrutturale e il reale utilizzo da parte di imprese e cittadini.
Copertura 5G: quasi universale ma poco sfruttata
La copertura 5G arriva al 99,8 % delle famiglie, ben al di sopra della media europea del 96,8 % e dei principali paesi dell’Unione. Nella banda 3,4‑3,8 GHz la copertura è del 98 % contro il 75 % europeo, e nelle aree rurali il valore italiano è del 94 % contro il 34 % della media UE.
Nonostante questi numeri, soltanto il 51 % della popolazione possiede SIM che hanno generato traffico sulle reti 5G, rispetto al 56 % della media comunitaria. Il rapporto sottolinea che le statistiche di copertura non distinguono tra configurazioni standalone (SA) e non‑standalone (NSA), che differiscono per architettura e funzionalità.
Fibre ottiche: un vantaggio europeo ma con limiti territoriali
La fibra FTTP copre il 77,6 % delle unità immobiliari, superando la media UE del 74,1 %. L’indicatore è cresciuto di 18 punti percentuali nell’ultimo triennio, confermando l’avanzamento delle infrastrutture. Tuttavia, la copertura VHCN (reti ad altissima capacità) resta al 77,6 %, contro l’85,5 % europeo, collocando l’Italia al quintultimo posto.
Il divario territoriale è marcato: nelle aree rurali la copertura FTTP è solo del 44,5 % rispetto al 62,6 % medio UE. Le proiezioni I‑Com prevedono il 100 % di FTTP a livello nazionale entro il 2028, ma nelle zone rurali il completamento potrebbe slittare oltre il 2032 se i ritmi attuali persistono.
Domanda di velocità: più alta della media europea
L’81 % degli abbonamenti fissi italiani offre velocità di almeno 100 Mbps, contro il 76 % europeo. Le connessioni da 1 Gbps rappresentano il 31 % del totale nazionale, quattro punti sopra la media comunitaria.
Secondo Agcom, a dicembre 2025 le linee fisse italiane sono 25,53 milioni, di cui 7,01 milioni FTTH, 8,32 milioni FTTC e 2,68 milioni FWA. Le connessioni FTTH sono cresciute del 19,6 % rispetto all’anno precedente, mentre le FWA hanno registrato un aumento del 13,2 %; le FTTC, invece, sono diminuite dell’8,9 %.
Digitalizzazione delle imprese: il cloud al comando
L’adozione del cloud raggiunge il 68,1 % delle aziende italiane, ben al di sopra della media europea del 46,7 %. Parallelamente, cresce l’uso di tecnologie di analisi dei dati e la digitalizzazione delle piccole e medie imprese, fattori considerati tra i principali driver di crescita economica.
Nonostante questi progressi, il rapporto evidenzia che la velocità di digitalizzazione varia notevolmente tra settori e dimensioni aziendali, suggerendo la necessità di politiche mirate per colmare le lacune residue.
Procedimenti autorizzativi: il principale ostacolo
Le lunghe tempistiche per le autorizzazioni rappresentano il nodo critico più segnalato. Nel 2026 i tempi medi presso Anas sono saliti a 188 giorni (↑ 44,6 % rispetto al 2025), mentre per Autostrade per l’Italia (Aspi) sono passati da 250 a 459 giorni (↑ 83,6 %). RFI ha quasi raddoppiato le attese, da 95 a 188 giorni.
A livello locale, il riutilizzo dei cavidotti dell’illuminazione pubblica è passato da 105 a 163 giorni, e le autorizzazioni per gli scavi da 92 a 136 giorni. Anche le reti mobili hanno visto un ritorno di ritardi: dopo una diminuzione tra il 2022 e il 2024, nel 2025 le tempistiche sono nuovamente salite a circa 161 giorni.
Impatto delle difficoltà burocratiche
- Ritardi nella realizzazione di nuove infrastrutture FTTH
- Rallentamento dell’espansione delle reti VHCN
- Rischio di perdita di competitività rispetto a Paesi con iter più rapidi
L’Osservatorio segnala inoltre problemi di coordinamento tra amministrazioni e gestione delle conferenze dei servizi, che aggravano ulteriormente le difficoltà.
Il Digital Networks Act: una risposta europea
Il rapporto dedica una sezione al Digital Networks Act (DNA), proposta dalla Commissione europea il 21 gennaio 2026. Tra le misure previste vi sono:
- Passaporto unico europeo per le autorizzazioni
- Armonizzazione della gestione dello spettro radio
- Diritti d’uso delle frequenze a durata illimitata
- Switch‑off delle reti in rame entro il 2035, con salvaguardie per gli utenti
Il DNA intende anche superare la frammentazione delle assegnazioni dello spettro, aumentare la flessibilità delle licenze e incentivare la condivisione delle frequenze, fattori ritenuti cruciali per lo sviluppo del 5G.
Integrazione di reti non terrestri e satellitari
Il documento evidenzia l’importanza crescente delle reti non terrestri (NTN) e delle costellazioni LEO per la resilienza delle comunicazioni. Il programma europeo IRIS² e le sperimentazioni italiane sulla connettività ibrida sono citati come esempi di integrazione tra infrastrutture terrestri e satellitari.
Cavi sottomarini: il Mediterraneo al centro della connettività globale
Secondo TeleGeography, nel 2026 la rete globale conta 694 sistemi, operativi e pianificati, e 1.893 stazioni di approdo. Progetti italiani come Unitirreno, GreenMed e Medusa mirano a diversificare le rotte, rafforzare la resilienza e posizionare l’Italia come hub strategico tra Europa, Africa, Medio Oriente e Asia.
In conclusione, se da un lato l’Italia si distingue per la copertura 5G e per la diffusione della fibra FTTP, dall’altro la scarsa penetrazione delle SIM 5G e i lunghi iter autorizzativi limitano la capacità di trasformare queste infrastrutture in leve di crescita. Come osserva il sindaco di Empoli, “si deve puntare a un utilizzo delle tecnologie capace di generare incrementi misurabili di produttività e competitività”. Il futuro digitale del Paese dipenderà quindi dalla capacità di snellire le procedure, di incentivare l’uso effettivo delle reti avanzate e di integrare le nuove tecnologie satellitari in un quadro europeo più armonizzato.