Il fenomeno negli Stati Uniti: un taglio su cinque attribuito all’AI

Secondo il rapporto di Challenger, Gray & Christmas, tra gennaio e settembre 2026 le imprese statunitensi hanno annunciato 120.136 licenziamenti motivati dall’intelligenza artificiale, pari al 21 %

Non tutti i dipendenti sono stati sostituiti da algoritmi: la motivazione dichiarata è spesso legata a ristrutturazioni più ampie, ma la percentuale è indicativa di una tendenza consolidata. Nel 2025 gli annunci legati all’AI erano circa 55 000, mentre nei primi nove mesi del 2026 sono più che raddoppiati.

Le grandi aziende tecnologiche

Microsoft e il programma di uscite volontarie

Il 26 ottobre 2026 Microsoft ha lanciato un’iniziativa di uscite volontarie potenzialmente aperta a circa 60 000 dipendenti, più di un quarto dell’organico mondiale. Si tratta di incentivi economici e servizi di orientamento professionale, non di licenziamenti obbligatori. L’offerta riguarda Stati Uniti, Canada, Regno Unito e India; l’Italia non è inclusa, come confermato dalla divisione italiana del gruppo.

Investimenti massicci nell’AI: capitali vs. posti di lavoro

Mentre gli organici si riducono, i capitali destinati all’AI crescono in modo esponenziale. Microsoft prevede circa 175 miliardi di dollari di investimenti in conto capitale per il 2026, mentre Amazon punta a 220 miliardi. Questi programmi non sono esclusivamente dedicati all’AI, ma includono data center, server e semiconduttori, testimoniando una corsa tecnologica che richiede ingenti risorse.

Le aziende giustificano i tagli come un modo per migliorare i margini, ridurre i costi e dimostrare agli investitori la redditività della transizione verso l’AI. Non è necessario che un algoritmo abbia già sostituito ogni lavoratore licenziato; la prospettiva di una struttura più leggera è già di per sé un valore per i mercati finanziari.

Esempi di reazioni dei mercati

Il caso europeo: dalle uscite volontarie ai tagli di massa nella pubblica amministrazione

In Europa la trasformazione avviene spesso tramite uscite volontarie, prepensionamenti e ridotto turnover. Alcuni esempi:

Il piano olandese di riduzione del personale pubblico

Il governo dei Paesi Bassi ha annunciato l’obiettivo di ridurre del 20 % il personale della pubblica amministrazione entro dieci anni, equivalenti a 25 000 posti. Il piano, da presentare entro il primo trimestre del 2027, prevede un risparmio di 3,5 miliardi di euro, con l’AI come uno degli strumenti chiave, anche se il contributo preciso dell’automazione resta da definire.

Dal 2018 lo Stato olandese aveva creato 46 500 nuovi posti, aumentando l’organico del 40 %. Ora, dopo anni di espansione, si intende invertire la rotta, facendo dell’automazione un elemento centrale per contenere la spesa pubblica.

Italia: ristrutturazioni più contenute ma comunque legate all’AI

Il panorama italiano è meno visibile, ma non assente. Il piano industriale 2026‑2029 di Intesa Sanpaolo prevede 12 400 uscite, di cui circa 9 750 in Italia, accompagnate da 6 300 assunzioni di giovani entro il 2030. Non si tratta di licenziamenti direttamente causati dall’AI, ma di un ricambio generazionale e di semplificazione dei processi, anche attraverso nuove tecnologie. I risparmi annui a regime sono stimati in 570 milioni di euro, con un aumento della produttività nel middle e back‑office superiore al 20 %.

Professioni a rischio anche ai livelli più alti

L’OCSE individua manager, amministratori delegati e specialisti delle attività economiche, comprese quelle finanziarie, tra le professioni più esposte all’automazione. Anche broker e professionisti degli investimenti potrebbero vedere automatizzate alcune attività. Tuttavia, l’esposizione non implica necessariamente la sostituzione: l’AI può diventare uno strumento di aumento della produttività anche per i ruoli più qualificati.

Nel settore bancario, Jamie Dimon, CEO di JPMorgan, ha dichiarato che la banca assumerà più specialisti di AI e meno banchieri tradizionali in alcune categorie, prevedendo una possibile riduzione dei posti nel tempo, ma non una sostituzione totale dei vertici aziendali.

Conseguenze occupazionali: giovani e differenze tra USA ed Europa

Uno studio dello Stanford Digital Economy Lab mostra che negli USA l’occupazione dei giovani tra 22 e 25 anni nelle professioni più esposte all’AI è inferiore del 19 % rispetto ai coetanei in settori meno esposti. Non si tratta di una perdita assoluta, ma di un divario relativo dovuto a minori assunzioni.

Al contrario, un’indagine di Eurofound non rileva ancora un “shock” occupazionale generalizzato in Europa: tra il 2019 e il 2025, nelle professioni ad alto utilizzo dell’AI l’occupazione giovanile è cresciuta del 16,4 %. Le due fotografie mostrano percorsi differenti della trasformazione digitale.

Conclusioni: un futuro di lavoro ibrido e incerto

La rivoluzione dell’intelligenza artificiale sta cambiando il panorama occupazionale a livello globale. Negli USA i dati mostrano un taglio netto del personale, spesso giustificato come “motivazione AI”. In Olanda, l’intervento governativo mira a ridurre drasticamente la spesa pubblica mediante automazione. In Italia le ristrutturazioni sono più moderate, ma comunque orientate a una maggiore efficienza tecnologica.

Il risultato è un mercato del lavoro che richiederà competenze più elevate, capacità di interagire con sistemi intelligenti e una maggiore flessibilità. La sfida per i giovani, i sindacati e i responsabili politici sarà garantire che la transizione verso l’AI non comporti esclusioni, ma opportunità di crescita e riqualificazione.