Contesto attuale: diffusione dell’AI e produttività in Italia
L’intelligenza artificiale sta modificando le strategie delle imprese, ma la semplice diffusione delle tecnologie non si traduce automaticamente in un aumento della produttività. Questo è il punto di partenza del terzo Instant Paper del Centro Studi Invitalia, intitolato «Intelligenza artificiale e transizione industriale», che individua cinque direttrici per accompagnare il sistema produttivo italiano nell’adozione dell’AI.
Il documento esamina le opportunità offerte dall’intelligenza artificiale e le condizioni necessarie per trasformare gli investimenti tecnologici in risultati economici. La sfida non riguarda soltanto l’acquisto di strumenti digitali, ma anche la loro integrazione nei processi produttivi, nell’organizzazione aziendale e nelle competenze dei lavoratori.
Nel 2025 il 16,4 % delle imprese italiane con almeno 10 addetti utilizzava almeno una tecnologia di intelligenza artificiale, contro una media europea del 20 % e il 26 % della Germania. I dati Eurostat evidenziano un divario particolarmente marcato tra le aziende di dimensioni più contenute.
Tra le imprese italiane con 10‑49 addetti, la quota di utilizzatori si ferma al 14,2 %. Nelle grandi aziende raggiunge invece il 53,1 %, avvicinandosi alla media europea del 55 %.
Il divario tra investimento e risultato
Per accelerare la diffusione delle tecnologie, il documento indica le filiere produttive come un possibile canale di trasferimento dell’innovazione. Le imprese capofila possono contribuire a diffondere strumenti, competenze e standard tecnologici tra i fornitori, favorendo l’adozione anche nelle realtà più piccole.
Il divario tra investimenti tecnologici e risultati produttivi emerge anche dai dati sull’utilizzo effettivo dell’AI. All’inizio del 2026, secondo la Banca d’Italia, il 32 % delle imprese industriali e dei servizi con almeno 20 addetti utilizzava strumenti di intelligenza artificiale, ma soltanto il 5 % ne faceva un uso intensivo. Tra le aziende che avevano adottato queste tecnologie, il 70 % non rilevava ancora effetti sulla produttività.
Il mercato italiano dell’IA ha raggiunto nel 2025 un valore di circa 1,8 miliardi di euro, in crescita del 50 % rispetto all’anno precedente, secondo l’Osservatorio del Politecnico di Milano. L’espansione del mercato, tuttavia, non coincide necessariamente con un miglioramento delle performance delle imprese.
Produttività italiana: un quadro di lentezza
Tra il 1995 e il 2024, la crescita media annua della produttività del lavoro è stata dello 0,3 %, contro l’1,5 % dell’Unione europea. Nelle simulazioni della Banca d’Italia, una maggiore diffusione dell’intelligenza artificiale potrebbe aumentare la crescita annua della produttività tra 0,2 e 1,1 punti percentuali.
Per spiegare perché i benefici dell’AI possano manifestarsi con ritardo, il Paper richiama la cosiddetta «curva a J della produttività». Nella fase iniziale, l’introduzione di nuove tecnologie richiede investimenti e cambiamenti organizzativi che possono precedere gli incrementi di efficienza.
Le cinque leve proposte da Invitalia
La diffusione dell’AI richiede quindi un approccio che affianchi agli investimenti tecnologici interventi sull’organizzazione e sul capitale umano. Senza queste condizioni, il rischio è che le imprese adottino nuove soluzioni senza riuscire a sfruttarne pienamente il potenziale economico.
Tra gli asset su cui l’Italia può fare leva, Invitalia indica:
- Il Tecnopolo di Bologna
- Il supercomputer Leonardo
- L’AI Factory IT4LIA
- L’ecosistema della Data Valley
Infrastrutture e competenze che possono sostenere lo sviluppo di applicazioni industriali, a condizione che l’accesso sia esteso anche alle piccole e medie imprese.
Ambiti tecnologici di interesse per il manifatturiero
Il documento individua tre ambiti tecnologici di particolare interesse per il settore manifatturiero:
- Data Space: consentono la condivisione sicura dei dati lungo le filiere.
- Digital Twins: permettono di simulare e ottimizzare prodotti e processi.
- Physical AI: integra l’intelligenza artificiale nei robot e nei macchinari industriali.
La sfida consiste nel rendere queste tecnologie accessibili e utilizzabili nei contesti produttivi, superando la fase della sperimentazione isolata e favorendo applicazioni con ricadute concrete sull’efficienza aziendale.
Strategia d’intervento: dall’audit all’adozione concreta
Il Centro Studi propone di affiancare agli incentivi per l’acquisto di tecnologie una politica industriale orientata all’adozione effettiva dell’IA. Il percorso dovrebbe partire da un AI Audit, uno strumento di diagnosi per valutare la qualità dei dati, le competenze disponibili e i fabbisogni aziendali, individuando le applicazioni con maggiori possibilità di generare valore.
A partire da questa analisi, il Paper individua cinque direttrici di intervento:
- Sostegno ai costi di adozione: incentivi mirati e temporanei che comprendano anche i servizi e le spese ricorrenti, dalle piattaforme cloud alla gestione e all’elaborazione dei dati.
- Riduzione dei rischi della sperimentazione: facilitare le attività di test, validazione e integrazione delle soluzioni, aiutando le imprese a passare dai progetti pilota all’impiego dell’IA nei processi produttivi.
- Competenze e organizzazione aziendale: rafforzare le capacità tecniche, operative e manageriali per accompagnare il cambiamento, anche nella prospettiva dell’Operatore 5.0 e del Management 5.0.
- Accesso alle infrastrutture avanzate: ampliare l’accesso delle piccole e medie imprese a risorse di supercalcolo e a servizi specialistici in funzione delle effettive esigenze produttive.
- Rafforzare l’offerta nazionale di IA industriale: sostenere startup deep‑tech, fornitori tecnologici e system integrator in grado di sviluppare e adattare soluzioni alle esigenze delle aziende e delle filiere.
Conclusioni: verso una transizione produttiva efficace
Le cinque leve proposte da Invitalia puntano a colmare il divario tra l’investimento in AI e i guadagni di produttività, ponendo l’accento su un ecosistema integrato di incentivi, riduzione dei rischi, formazione, accesso alle infrastrutture e sviluppo di un’offerta nazionale competitiva. Solo con un approccio sistemico, che consideri dati, organizzazione e capitale umano, l’Italia potrà trasformare la crescita del mercato dell’IA in un reale impulso alla competitività delle imprese.