Una mappa delle imprese AI‑focused in Italia
Il rapporto “L’economia dell’Intelligenza Artificiale”, frutto della collaborazione tra l’Università di Padova e InfoCamere per DIGITALmeet 2026, è stato presentato il 9 ottobre al Senato su iniziativa del senatore Antonio De Poli. Lo studio individua 14.840 imprese che hanno posto l’intelligenza artificiale al centro della propria attività, con un sorprendente 72 % di queste nate tra il 2021 e il 2025. Si tratta di un ecosistema giovane, in cui il 93,1 % delle realtà è costituito da microimprese.
Produttività e valore economico
Nel 2024 il valore complessivo della produzione delle imprese censite ha raggiunto i 21,5 miliardi di euro. Tuttavia, la ricchezza è fortemente concentrata: solo l’1,5 % delle aziende genera l’80 % del valore totale. Il valore aggiunto mediano per occupato è pari a 50.400 euro, contro i 45.900 euro del gruppo di imprese comparabili, una differenza del 9,8 %.
Dal 2020 al 2024 il valore mediano della produzione è aumentato del 124,2 %, passando da 186 mila a 417 mila euro, mentre il valore aggiunto mediano è cresciuto del 139,4 %. “Sono differenze rilevanti, delle quali occorre approfondire le determinanti organizzative”, commenta il professor Paolo Gubitta, coordinatore scientifico della ricerca.
Settori di specializzazione
Lo studio si concentra esclusivamente sulle imprese che sviluppano, progettano o commercializzano soluzioni basate sull’intelligenza artificiale, escludendo chi le usa solo come strumenti operativi. La distribuzione per tipologia di attività è la seguente:
- Software e algoritmi innovativi: 22,2 % del totale;
- Blockchain e infrastrutture cloud: 14,1 %;
- Robotica e automazione: 13,7 %.
Geografia dell’AI italiana
La concentrazione delle imprese è evidente nei poli economici del Paese. Lombardia, Lazio e Campania ospitano insieme il 53,1 % delle realtà censite. Milano è la provincia con il maggior numero di imprese AI, con 2.783 realtà, seguita da Roma con 2.420. Milano e Roma raccolgono da sole oltre un terzo del totale nazionale. Napoli (723 imprese) e Torino (647 imprese) completano la classifica.
Dal punto di vista occupazionale, nel 2025 le imprese AI‑focused contavano circa 105.800 addetti, segnando un incremento del 27,2 % rispetto al 2022, pari a più di 22.600 nuovi posti di lavoro.
Il divario di competenze
Nonostante la crescita, il settore si scontra con una carenza di competenze qualificate. Secondo i dati citati da De Poli, il 76 % delle piccole e medie imprese non ha investito né prevede di investire nell’intelligenza artificiale, mentre solo il 7 % ha avviato percorsi di formazione strutturata. “Non basta comprare l’intelligenza artificiale: bisogna imparare a organizzarsi con l’intelligenza artificiale”, sottolinea il senatore.
Il ritardo nelle competenze digitali di base è evidente: in Italia il 45,9 % della popolazione possiede competenze digitali, contro il 55,6 % della media europea. Anche la quota di giovani tra i 25 e i 34 anni con titolo di istruzione terziaria è inferiore alla media UE (31,6 % contro 44,1 %).
Riflessioni di esperti e istituzioni
Paolo Ghezzi, direttore generale di InfoCamere, afferma che identificare quasi 15 mila imprese AI‑focused “significa mettere a disposizione di istituzioni, territori e filiere industriali una base informativa certa su cui costruire politiche di crescita mirate”. Gianni Potti, fondatore di DIGITALmeet e presidente della Fondazione Comunica, ricorda l’impegno del festival nell’alfabetizzazione digitale, con oltre cento eventi in tutta Italia.
Il professor Gubitta individua come passo successivo il collegamento tra le imprese che sviluppano intelligenza artificiale e le esigenze concrete delle piccole e medie aziende, promuovendo progetti congiunti con università e associazioni imprenditoriali. “Il valore strategico dell’AI si vedrà nella capacità di far crescere la produttività delle filiere”, conclude.
Impatti sulla Pubblica Amministrazione
Parallelamente al dinamismo del settore privato, l’IA sta trasformando la Pubblica Amministrazione. Le iniziative di sburocratizzazione e digitalizzazione, sostenute dal Senato, mirano a rendere più efficienti i processi amministrativi, a ridurre i tempi di risposta e a migliorare la qualità dei servizi al cittadino.
Prospettive future
La sfida non è solo aumentare il numero di imprese AI‑focused, ma “trasformare l’innovazione tecnologica in un’opportunità concreta per l’intero sistema produttivo italiano”. Ciò richiede un impegno congiunto di imprese, università, istituzioni e organismi di formazione per colmare il gap di competenze, favorire il reskilling e incentivare gli investimenti in ricerca e sviluppo. Solo così l’Italia potrà capitalizzare il potenziale di crescita dell’intelligenza artificiale e garantirne i benefici a lungo termine.