L'evoluzione di WebHero e il nuovo ruolo dell'AI
Dalle prime esperienze al Pigneto al trasferimento al Tecnopolo Tiburtino, il percorso di WebHero racconta anche l’evoluzione del lavoro digitale a Roma. Negli anni scorsi Abitarearoma aveva seguito alcune tappe di questa storia: l’apertura del coworking Urban Cowo, i corsi di formazione sul posizionamento nei motori di ricerca e le opportunità della SEO per le imprese.
Oggi torniamo a parlare con Federico Giannicchi, cofondatore di WebHero, per capire come l’intelligenza artificiale stia cambiando il marketing, le imprese, le professioni e il modo di cercare informazioni. Con uno sguardo particolare alle attività romane e al futuro del giornalismo locale.
Federico, sono passati diversi anni dalle prime volte in cui abbiamo raccontato WebHero su Abitarearoma. Allora parlavamo soprattutto di SEO, formazione e coworking al Pigneto. Che cosa è diventata oggi WebHero e qual è stato il cambiamento più importante in questo percorso?
Oggi WebHero è una realtà completamente diversa: ci siamo evoluti, ci siamo strutturati e siamo diventati un’agenzia di Performance Marketing di livello riconosciuta in tutta Italia, con progetti attivi che ormai valicano i confini nazionali per coprire Europa e Stati Uniti. E da poco è partito il progetto Aihero per consulenza AI per le aziende.
Il cambiamento più importante in questo percorso è stato sicuramente il passaggio da una dimensione locale e poliedrica a un modello d’agenzia fortemente focalizzato sui dati e sulle performance scalabili. Per sostenere questa crescita avevamo bisogno di uno spazio allineato alle nostre nuove dimensioni, motivo per cui ci siamo trasferiti al Tecnopolo Tiburtina, uno dei principali hub di innovazione della capitale.
E per quanto riguarda il coworking al Pigneto? Guardando indietro con massima onestà, quella formula in quel momento ci serviva come carburante per dare gas e sostenere il progetto WebHero. Raggiunto il suo scopo e definita chiaramente la nostra rotta sul performance marketing, abbiamo chiuso il coworking per concentrare il 100% delle energie del team sulla crescita delle aziende che seguiamo.
La trasformazione della SEO e il ruolo dell'AI
Nel 2019 spiegavi quanto fosse importante per un’azienda riuscire a farsi trovare nelle prime posizioni di Google. Oggi sempre più persone fanno una domanda direttamente a ChatGPT, Gemini o Perplexity e spesso ottengono la risposta senza visitare un sito. La SEO sta morendo o sta semplicemente cambiando pelle?
La SEO non sta affatto morendo, sta solo cambiando pelle: siamo passati dalla classica SEO alla GEO (Generative Engine Optimization). Sistemi come ChatGPT, Gemini o Perplexity non inventano le risposte: analizzano il web e citano i brand più autorevoli. Oggi l’obiettivo non è più solo intercettare un click su Google, ma fare in modo che l’Intelligenza Artificiale riconosca la tua azienda come l’autorità del settore.
I contenuti civetta creati solo per “fregare” l’algoritmo sono destinati a sparire. Vince chi ha un brand forte, reputazione e dati reali.
Oggi WebHero si occupa anche di intelligenza artificiale. Al di là delle mode e degli slogan, che cosa è cambiato concretamente nel lavoro quotidiano della vostra agenzia grazie all’AI? Ci sono attività che tre anni fa richiedevano ore e che oggi vengono svolte in pochi minuti?
Concretamente è cambiato il modo in cui gestiamo il tempo e la qualità del nostro lavoro: l’AI ha praticamente azzerato i tempi del “lavoro sporco” e dell’elaborazione manuale dei dati. Noi di WebHero siamo stati tra i primi a puntarci e, specialmente negli ultimi 6 mesi, ho visto un vero e proprio switch mentale in tutto il team.
Rimango ancora esterrefatto, giorno dopo giorno, nel vedere come i nostri ragazzi riescano a innovare e ottimizzare continuamente i processi interni. Spesso si pensa all’AI solo come a un modo per risparmiare tempo (ed in parte è così), ma il vero impatto è un altro: è la capacità di migliorare totalmente la resa del lavoro.
Oggi non facciamo solo le cose più velocemente, ma riusciamo a fornire ai nostri clienti analisi, strategie e risultati infinitamente più approfonditi e completi rispetto al passato.
Le competenze umane irrinunciabili
E quali attività, invece, non affideresti mai completamente all’intelligenza artificiale? Dove continua a fare davvero la differenza l’esperienza umana?
Non affiderei mai all’AI due aspetti fondamentali: la visione strategica di lungo periodo e la relazione umana. L’AI è straordinaria nell’elaborare e ricombinare dati del passato, ma non ha intuizione, empatia né sensibilità imprenditoriale. Non conosce la storia personale di un cliente, non comprende fino in fondo le sue paure e non può prendere quella decisione audace “fuori dagli schemi” che cambia le sorti di un’azienda.
L’intelligenza artificiale cambierà anche le professioni del vostro settore. Copywriter, SEO specialist, programmatori, grafici, analisti: quali figure rischiano maggiormente di essere trasformate e quali competenze diventeranno invece più preziose?
Tutte le figure sono già trasformate, ma il rischio reale non riguarda il “titolo” del ruolo, riguarda il livello di esecuzione: chiunque continui a fare un lavoro puramente meccanico rischia l’irrilevanza. Il vero cambio di paradigma è che ogni professionista deve evolvere da “esecutore” a “direttore” o supervisore del proprio ambito, usando l’AI come una squadra di assistenti iper-veloci. È come se avesse sotto di sé un’altra microazienda da gestire.
Proprio per questo ora si parla di orchestrazione agentica.
Il rapporto con i clienti nell'era dell'AI
C’è anche un effetto sul rapporto con i clienti? Se oggi un imprenditore può produrre in pochi secondi testi, immagini, analisi e idee con un’AI, per che cosa continuerà ad avere bisogno di un’agenzia come WebHero?
Assolutamente sì, e per spiegarlo farei un paragone immediato: mettere l’AI in mano a chiunque è un po’ come regalare una Ferrari. Avere 800 cavalli sotto il cofano non ti rende un pilota di Formula 1. Anzi, se non sai guidarla, l’unico risultato è che vai fuori strada a 300 km/h. Ed è esattamente quello che sta succedendo oggi a molte aziende.
L’AI ha una caratteristica insidiosa: è estremamente assertiva. Ti risponde sempre con una sicurezza disarmante, anche quando dice una fesseria. Il trappolone oggi è questo: se le fai domande mediocri, ottieni risposte mediocri impacchettate benissimo, e ti autoconvinci pure che quella sia la strategia giusta. Molti imprenditori si stanno convincendo di fare marketing solo perché ChatGPT dà loro ragione, per poi finire dritti contro il muro quando guardano i conti a fine mese.
I veri imprenditori non fanno questo sbaglio, sanno che la professionalità guida l’AI e non viceversa.
Autorevolezza e reputazione nel mare del contenuto generato dall'AI
L’AI permette di produrre enormi quantità di contenuti a costi bassissimi. Non rischiamo di riempire Internet di materiale formalmente corretto ma poco utile, ripetitivo o addirittura inaffidabile? In questo scenario, autorevolezza e reputazione di una fonte conteranno più o meno di prima?
Non è un rischio, è già la realtà. Internet si sta saturando di testi formalmente perfetti ma totalmente piatti e inutili. Ne abbiamo discusso proprio il 25 settembre durante il nostro evento al Tecnopolo “AI Pratica per le aziende”, ponendo al pubblico una domanda provocatoria: “Ma c’era davvero bisogno di tutta questa spazzatura?”
In uno scenario dove produrre contenuti costa zero e richiede tre secondi, il valore del singolo testo si azzera. Gli utenti (e gli stessi algoritmi) hanno già sviluppato gli anticorpi: scartano il contenuto preconfezionato e premiano solo chi porta sul tavolo competenze reali, casi studio veri e dati proprietari.
In questo mare di rumore generato in serie, l’autorevolezza non è più solo un vantaggio, ma l’unica vera assicurazione sulla vita per un’azienda.