L'intelligenza artificiale come leva strategica per la manifattura italiana

Secondo il 67% delle Pmi manifatturiere italiane ritiene l'adozione dell'intelligenza artificiale determinante per la crescita e la competitività. Lo afferma il report «La manifattura industriale in Italia 2026 – Le dinamiche della catena del valore e le leve strategiche per la competitività» elaborato da Deloitte. L'analisi, che esplora il panorama industriale nazionale, offre un quadro dettagliato delle sfide e delle opportunità che le aziende stanno affrontando nel contesto attuale.

La digitalizzazione come priorità assoluta

Dall'indagine emerge che le stesse Pmi percepiscono la trasformazione digitale come una priorità strategica. In particolare, 9 imprese su 10 ritengono che investire nel digitale sia l'azione più importante per incrementare il valore dell'impresa. Tuttavia, un dato interessante riguarda il livello di adozione: il 63% delle aziende valuta buono o elevato il proprio livello di competenza digitale, anche se questo dato rimane inferiore alla media del settore, che si attesta al 77%.

Le cifre raccolte dallo studio dicono chiaramente che, nonostante un contesto internazionale segnato da sfide che incidono sulla continuità operativa e sulla capacità di preservare i margini, il manifatturiero italiano non soltanto è in ripresa, ma in questa fase investe decisamente nel digitale, nella resilienza energetica e nella relazione con il cliente. Tutti questi fattori si traducono in una maggiore capacità di generare margini operativi.

Orchestrare tecnologia, processi e persone

Secondo quanto riportato da Andrea Muggetti, Industrial Products & Construction Sector Leader di Deloitte, sarà fondamentale cogliere le opportunità offerte dall'intelligenza artificiale e dalla sua integrazione nei processi, come strumento a supporto delle persone e nell'evoluzione dei modelli operativi. Le aziende che sapranno orchestrare in modo coerente tecnologia, processi e persone saranno quelle meglio posizionate per trasformare le evoluzioni in corso in opportunità di crescita e consolidare la propria competitività nei prossimi anni.

In pratica, le imprese, piccole o medie che siano di dimensioni e fatturato, puntano sempre di più verso quella che potremmo definire «azienda intelligente», investendo con maggiore determinazione in tecnologie digitali, dati e competenze.

Pilastri della nuova architettura imprenditoriale

Smart manufacturing, logistica automatizzata e manutenzione predittiva sono i pilastri della nuova architettura imprenditoriale. A detta dei leader di azienda intervistati da Deloitte, i benefici di questo cambiamento sono evidenti in termini di qualità del prodotto e della precisione dei processi, così come appaiono in tutta la loro potenza gli impatti positivi su produttività, efficienza e capacità di pianificazione.

L'IA come alleato e non sostituto

Nessuna paura tra gli imprenditori intervistati che l'intelligenza artificiale possa impattare negativamente sulla forza lavoro. La considerano, infatti, «una tecnologia abilitante capace di amplificare il valore del talento umano». Un'analisi di Deloitte sottolinea che oltre l'80% delle ore lavorative resterà guidata dagli esseri umani anche nei prossimi tre anni, a conferma del ruolo complementare, e non sostitutivo, dell'Ia.

Il divario con l'Europa

Lo sviluppo umano e quello tecnologico formano potenzialmente un binomio vincente, come emerge anche dal report DESI 2026 della Commissione Europea. Le aziende italiane mostrano margini di miglioramento significativi sia nello sviluppo di competenze digitali (54% di persone con competenze digitali di base contro l'80% del target UE 2030) sia, conseguentemente, nell'adozione dell'IA (16% nelle aziende italiane contro il 75% del target UE 2030).

Sostenibilità e supply chain

Il confronto con l'Europa offre anche una prospettiva critica sulla sostenibilità. Oltre il 90% delle aziende manifatturiere di oltreconfine osservate da Deloitte dichiara di essere in linea o in anticipo rispetto ai propri obiettivi di sostenibilità, mentre un'impresa su tre punta a raggiungere il net-zero entro il 2045.

Le leve per la sostenibilità

Secondo Deloitte, per accelerare il raggiungimento degli obiettivi è necessario innanzitutto ampliare l'adozione delle tecnologie verdi per migliorare l'efficienza energetica. Attualmente, solo un terzo delle aziende manifatturiere europee ha già integrato in modo esteso le tecnologie verdi nelle proprie operations e appena il 20% ritiene di disporre delle competenze e delle risorse necessarie per un'adozione su vasta scala.

Al tempo stesso è fondamentale estendere gli interventi lungo l'intera catena del valore, coinvolgendo fornitori e clienti per accelerare la decarbonizzazione della filiera.

La supply chain come priorità strategica

Il report si conclude rinforzando il concetto che la supply chain «è un'altra priorità strategica delle aziende manifatturiere, in una fase in cui instabilità geopolitica, tensioni commerciali e rischio di un crescente protezionismo continuano a influenzare la disponibilità dei materiali, la prevedibilità delle rotte internazionali e la continuità degli approvvigionamenti».

Secondo l'analisi di Deloitte, «più del 60% delle Pmi manifatturiere in Italia si orienta verso soluzioni digitali per individuare fornitori alternativi».