L'industria cinematografica è stata scossa recentemente dall'introduzione di nuove regole sull'uso dell'AI generativa nelle opere creative. L'Academy of Motion Picture Arts and Sciences e la Golden Globe Foundation, due delle organizzazioni più importanti dell'industria dell'intrattenimento, hanno stabilito criteri per l'ammissibilità di opere che utilizzano l'AI generativa.

Le nuove regole degli Oscar stabiliscono che per le categorie di recitazione, solo i ruoli "dimostrabilmente interpretati da esseri umani con il loro consenso" saranno considerati ammissibili. Per le categorie di sceneggiatura, i copioni devono essere "scritti da persone". L'Academy si riserva inoltre il diritto di richiedere informazioni aggiuntive sulla natura dell'uso dell'AI e sull'autorialità umana in qualsiasi fase del processo di valutazione.

Il principio binario degli Oscar

Il principio binario degli Oscar è chiaro: l'AI non è vietata nella produzione cinematografica nel suo complesso, ma nelle due categorie che toccano il cuore dell'autorialità, recitazione e scrittura, la soglia è alta e il criterio è sostanzialmente esclusivo. Tuttavia, quando i giornalisti hanno chiesto se la performance generata dall'AI di Val Kilmer nel film "As Deep as the Grave" sarebbe stata ammissibile agli Oscar, la risposta dell'Academy è stata: "We will review that on a case-by-case basis". Il principio binario, dunque, ha già una zona grigia incorporata.

Il principio proporzionale dei Golden Globes

I Golden Globes hanno scelto un approccio diverso, che potremmo definire proporzionale. La formula cardine recita: "The use of artificial intelligence (AI), including generative AI, does not automatically disqualify a work from consideration, provided that human creative direction, artistic judgment, and authorship remain primary throughout the production process". L'AI non esclude automaticamente un'opera, a condizione che la direzione creativa umana, il giudizio artistico e l'autorialità restino primari durante l'intero processo produttivo.

Per le categorie di recitazione, la regola specifica che le performance candidate devono derivare "primarily from the work of the credited performer" e che le submissions in cui una performance è sostanzialmente generata o creata da artificial intelligence sono not eligible. Dunque, la linea rossa esiste anche qui: gli attori sintetici non sono ammessi. Ma il linguaggio è diverso dagli Oscar. Dove l'Academy dice "dimostrabilmente interpretato da umani", i Globes dicono "primarily derivante dal lavoro dell'interprete accreditato". La differenza tra dimostrabilmente e principalmente è sottile ma significativa: il primo richiede una prova, il secondo ammette una gradazione.

La trasparenza come requisito

Il punto su cui Oscar e Golden Globes convergono senza ambiguità è la trasparenza. I Golden Globes richiedono che all submissions must include a disclosure describing any generative AI used anywhere in the production of the completed work, including if any AI alteration was made to a credited performer's likeness or voice. L'Academy si riserva il diritto di richiedere informazioni analoghe.

Questo requisito è significativo ben oltre il perimetro dei premi cinematografici. L'obbligo di dichiarare l'uso dell'AI generativa nella produzione di un'opera creativa è strutturalmente analogo al principio di trasparenza codificato nell'AI Act europeo (Regolamento UE 2024/1689) per i contenuti generati o manipolati dall'AI. L'articolo 50 del Regolamento impone che i contenuti generati da sistemi di AI siano contrassegnati in modo tale da rendere riconoscibile la loro natura artificiale. Hollywood sta arrivando allo stesso principio per via autodisciplinare. Non una legge, ma un requisito di ammissibilità a un premio. La forma è diversa, la logica è identica.

Il caso Val Kilmer

Il caso del film "As Deep as the Grave" con Val Kilmer solleva interrogativi sul lavoro creativo e sulla sostituzione dell'attore umano con l'AI. Il film utilizza immagini del giovane Kilmer, molte fornite dalla famiglia, filmati dei suoi ultimi anni, per mostrare il personaggio in varie fasi della vita. La famiglia ha autorizzato l'uso della sua immagine, e i figli dell'attore hanno pubblicamente sostenuto il progetto.

Sotto le regole degli Oscar, questa performance è in una zona d'ombra: non è dimostrabilmente interpretata da un essere umano, poiché Kilmer non ha mai girato una scena. Ma ha il consenso della famiglia e il regista non la presenta come una recitazione tradizionale. Sotto le regole dei Golden Globes, la questione è diversa: la performance è sostanzialmente generata dall'AI, il che la renderebbe inammissibile per le categorie di recitazione, ma il film nel suo complesso potrebbe essere ammissibile in altre categorie, purché la direzione creativa umana resti primaria.

La tensione tra lavoro creativo e AI

Il caso Kilmer illumina una tensione che nessun regolamento ha ancora risolto: la differenza tra un'AI che sostituisce un attore vivente, dunque minaccia il lavoro creativo, e un'AI che supporta il lavoro creativo, dunque ne diventa strumento. La risposta a questa domanda non è semplice e richiederà un dibattito più ampio sulla natura del lavoro creativo e sulla relazione tra umano e macchina.

In conclusione, le nuove regole sull'AI generativa introdotte dagli Oscar e dai Golden Globes segnano un importante passo avanti nella regolazione dell'uso dell'AI nelle opere creative. La trasparenza e la proporzionalità sono i principi cardine di queste regole, che hanno lo scopo di proteggere il lavoro creativo e garantire che l'AI sia utilizzata in modo responsabile e rispettoso.

Tuttavia, il caso Val Kilmer e il dibattito sul lavoro creativo e l'AI sollevano interrogativi più ampi sulla natura dell'arte e della creatività in un mondo sempre più dominato dalle macchine. La risposta a queste domande richiederà un dibattito più ampio e una riflessione più profonda sulla relazione tra umano e tecnologia.