La gestione digitale del patrimonio costruito, attraverso l’applicazione del Building Information Modeling (BIM) e, in particolare, del Heritage BIM (HBIM), rappresenta in Italia un paradigma evolutivo fondamentale per la conservazione e la pianificazione su larga scala. L’interazione con i Sistemi Informativi Geografici (GIS) e il supporto dell’Intelligenza Artificiale (AI) ha ulteriormente spinto la transizione digitale, trasformando il settore in un ecosistema interoperabile e tracciabile.
La normativa: D.Lgs. 36/2023 e D.Lgs. 209/2024
L’entrata in vigore del D.Lgs. 36/2023 e dell’ordinamento correttivo del D.Lgs. 209/2024 ha posto fine agli esperimenti e ha stabilito l’obbligo di digitalizzazione nei lavori pubblici. I nuovi documenti regolatori, rivedono e rafforzano norme precedenti, ad esempio il Decreto Ministeriale 560/2017, creando un sistema coerente e vincolante.
L’art. 43 del Codice e l’Allegato I.9 del D.Lgs. 36/2023 obbligano l’adozione dei metodi e strumenti elettronici per la Gestione Informativa Digitale (GID) delle costruzioni. Per nuove opere e lavori su costruti esistenti di importo superiore a 2 milioni di euro, da gennaio 2025 il BIM sarà richiesto obbligatoriamente. Per interventi sui beni culturali, l’utilizzo del BIM diventa obbligatorio soltanto quando superano le soglie di rilevanza comunitaria.
La commessa pubblica digitale
L’applicazione del BIM richiede una preparazione formale da parte della stazione appaltante, che deve redigere l’Atto di Organizzazione. In questo documento, si definiscono ruoli, compiti e standard procedurali. L’organizzazione deve inoltre predisporre piani di istruzione per il personale e la necessaria dotazione di infrastrutture tecnologiche.
Una volta che l'Atto di Organizzazione è stato approvato, si avvia la fase operativa all'interno dell'Ambiente di Condivisione Dati (CDE), che permette una gestione tracciabile e cooperativa delle informazioni in conformità con gli standard internazionali come la serie UNI EN ISO 19650.
I tre documenti chiave
Il processo operativo si struttura attorno a tre documenti essenziali:
- Capitolato Informativo (CI): redatto dalla stazione appaltante, illustra i requisiti richiesti per la commessa.
- Offerta di Gestione Informativa (oGI-BIM): rappresenta la risposta progettuale da parte del concorrente.
- Piano di Gestione Informativa (pGI o BIM Execution Plan): redatto dal vincitore e attuato nel corso di esecuzione.
Tutti si basano su tecnologie interoperabili come IFC o IFD per garantire la tracciabilità e l’indipendenza tecnologica.
I ruoli professionali
La norma UNI 11337-7:2018, in accordo con lo standard ISO 19650, definisce chiaramente quattro ruoli professionali nuovi:
- BIM Manager (Gestore dei processi digitalizzati)
- BIM Coordinator
- Gestore dell’Ambiente di Condivisione Dati (Gestore CDE)
- Responsabile Tecnico (Responsabile Tecnico Procedurale)
Ogni profilo ha abilità uniche e irrinunciabili per operare in un contesto ibrido dove l’algoritmo funziona da strumento, non sostitendo ma supportando la visione critica umana.
L'importanza dell’Innovation Management
L’applicazione di tecnologie disruptive come AI integrabile al BIM richiede una visione evolutiva basata su tre pilastri principali: persone, processo e infrastruttura.
Il cambiamento non può limitarsi all’acquisto di strumenti tecnologici, ma deve coinvolgere una trasformazione sistemica. Questa tridimensionalità prevede la formazione del personale, una riorganizzazione dei processi (Business Process Reengineering) e l’investimento su infrastrutture adeguate.
Il contributo dell’AI
L’Intelligenza Artificiale non è una semplice aggiunta; è uno strumento che permette di gestire grandi quantità di dati e di ottimizzare processi. Integrate con il BIM e il GIS, le AI contribuiscono a generare visioni decisionali avanzate e a migliorare la progettazione e conservazione dei beni culturali.
Il ruolo dell’interoperabilità
La compatibilità tra piattaforme digitali (come BIM, GIS e AI) garantisce un flusso coeso e integrato di dati. L’uso di formati aperti favorisce la cooperazione e la tracciabilità lungo tutto il ciclo di vita del bene.
La gestione della transizione digitale
Tutto il processo richiede una forte collaborazione tra settore pubblico e privato. Le stazioni appaltanti devono investire in formazione continua, mentre gli operatori economici devono mostrare una chiara progettualità tecnologica all’interno del loro piano di gestione.
Il successo di questa transizione dipende non solo dalle tecnologie messe a disposizione, ma soprattutto dalla capacità di governare cambiamenti strutturali e di adattare le competenze e i processi a nuovi paradigmi.
Conclusione
In sintesi, il contesto di HBIM applicato ai beni culturali in chiave digitale si evolve grazie a una combinazione di norme rigorose, tecnologie avanzate e personale adeguatamente formato. La legislazione italiana, con il nuovo Codice appalti, ha fornito una traccia vincolante ma flessibile che spinge il settore verso una digitalizzazione globale e sostenibile.