Una nuova edizione all'insegna del disordine creativo
Torino si prepara nuovamente a diventare un punto di riferimento cruciale per la cultura del progetto visivo con il ritorno di Graphic Days, il festival internazionale dedicato al visual e social design. Giunto alla sua undicesima edizione, l'evento si terrà dal 15 al 25 ottobre 2026 e inaugura una fase completamente nuova caratterizzata da un cambio di sede strategico e da un tema profondamente significativo: il disordine inteso come motore generativo e non come semplice caos. Questo cambio rappresenta una naturale evoluzione del festival, consolidando la sua missione di osservatorio sulle evoluzioni della comunicazione contemporanea e sulle pratiche creative che caratterizzano il presente.
L'edizione 2026 di Graphic Days rappresenta un momento di riflessione collettiva sulla complessità del panorama contemporaneo. In un'epoca caratterizzata da conflitti sociali e politici, sovraccarico informativo e trasformazioni radicali dovute all'intelligenza artificiale, il festival propone di guardare al disordine non come ostacolo, ma come spazio di possibilità. Questa prospettiva consente ai designer, agli artisti e al pubblico di interrogarsi sulle modalità attraverso le quali il linguaggio visivo può diventare uno strumento di protesta, interpretazione e ricerca.
Una nuova sede che racconta il presente
Per la prima volta nella storia del festival, Graphic Days approda ai Cantieri Gruppo Building, ubicati nel quartiere Barriera di Milano, una zona della città caratterizzata da trasformazioni urbane costanti, contaminazioni culturali significative e nuove energie creative. La scelta di questa location non è meramente logistica, ma diventa parte integrante del progetto culturale e narrativo del festival. I Cantieri rappresentano uno spazio temporaneamente sospeso tra ciò che è stato e ciò che sarà, in perfetta sintonia con il concetto di disordine inteso come fase generativa e non come caos disordinato.
Come sottolinea Luca Boffa, CEO di Gruppo Building: "Un cantiere è, per definizione, un luogo di disordine temporaneo che prepara un nuovo ordine urbano". L'apertura degli spazi al festival rappresenta un'occasione straordinaria per condividere con la città il processo di trasformazione urbana prima ancora del suo compimento. In questo modo, Graphic Days costruisce un ponte significativo tra architettura, design e comunità, inserendosi in una riflessione più ampia sulla rigenerazione urbana intesa come processo capace di creare valore attraverso il dialogo tra cultura, luoghi e persone.
Il quartiere Barriera di Milano, multietnico e in continua evoluzione, diventa così la cornice perfetta per un festival che celebra l'ibridazione e la contaminazione culturale. Ogni anno Graphic Days sceglie una nuova location per instaurare un rapporto diretto con il territorio e per trasformare spazi non convenzionali in luoghi di incontro e di produzione culturale. Questa strategia consente al festival di mantenersi vivo, connesso alla realtà urbana e sensibile alle trasformazioni che caratterizzano Torino.
Una programmazione ricca e variegata
L'edizione 2026 coinvolge oltre 60 ospiti internazionali attraverso un programma straordinariamente articolato e vario. La programmazione comprende:
- 19 mostre che attraversano linguaggi e media differenti
- 10 talk dedicati a dibattiti e approfondimenti
- 6 workshop per adulti
- 3 appuntamenti Tips&Tricks
- 8 workshop per bambini
- Performance, dj set e live printing
- Portfolio review per professionisti emergenti
- Attività dedicate alle scuole e alle famiglie
- Una mostra mercato dedicata alle realtà indipendenti
- Un'asta benefica
Questa programmazione articolata consente a Graphic Days di mantenersi fedele alla sua vocazione originaria: non essere soltanto una rassegna espositiva, ma un osservatorio internazionale sulle evoluzioni della comunicazione contemporanea. Mostre, incontri, workshop e performance mettono in dialogo professionisti, studenti, famiglie e pubblico, creando uno spazio inclusivo dove le diverse voci della cultura visiva possono incontrarsi, confrontarsi e contaminarsi reciprocamente.
Il disordine come condizione fertile e generativa
Il tema dell'undicesima edizione nasce dalla volontà consapevole di osservare il disordine come una condizione fertile, capace di generare nuove forme di pensiero e innovativi linguaggi espressivi. Questa riflessione non è astratta, ma radicata nella realtà contemporanea e nelle pratiche creative che caratterizzano il presente.
Come spiegano i direttori creativi del festival Ilaria Reposo e Fabio Guida, il disordine non coincide affatto con il caos, ma rappresenta piuttosto "una condizione generativa e uno spazio di possibilità che apre nuove prospettive, mettendo in discussione sistemi e gerarchie e favorendo la costruzione di modelli aperti e dinamici". Nella progettazione visiva contemporanea, il disordine diventa quindi un metodo creativo vero e proprio, un processo aperto e imprevedibile che rappresenta un'occasione concreta per superare i confini disciplinari, ibridare tecnologie diverse e immaginare nuove modalità espressive.
Il disordine funge anche da specchio del presente, attraversato da conflitti sociali e politici, da sovraccarico informativo costante e da trasformazioni legate all'intelligenza artificiale. In questo scenario complesso, il linguaggio visivo può diventare uno strumento potente di protesta, di interpretazione critica e di ricerca genuina. Il festival invita designer, artisti e pubblico a interrogarsi profondamente sul rapporto tra ordine e disordine: due forze apparentemente opposte, ma profondamente connesse nella costruzione di nuovi significati e nella generazione di valore culturale.
Le mostre: diciannove percorsi tra grafica, tecnologia e sperimentazione
Cuore pulsante del festival è il percorso espositivo, composto quest'anno da 19 mostre che attraversano linguaggi e media radicalmente differenti. Poster, fanzine, editoria, animazione, installazioni digitali e progetti interattivi offrono una lettura articolata e sfaccettata del disordine, oscillando tra sperimentazione tecnologica e pratiche analogiche radicate nella tradizione. Il programma mette in relazione autori affermati con nuove generazioni e scene grafiche internazionali, offrendo una panoramica esaustiva sulla comunicazione visiva contemporanea in cui l'instabilità diventa un'occasione concreta per ripensare le convenzioni consolidate della progettazione.
L'umanesimo dei dati con Giorgia Lupi
Tra gli appuntamenti più significativi e attesi figura la mostra "L'umanesimo dei dati", dedicata ai lavori originali di Giorgia Lupi, information designer di fama internazionale e nominata Compasso d'Oro ADI nel 2025. I suoi progetti, presenti anche nelle collezioni permanenti del Museum of Modern Art di New York, esplorano con profondità il rapporto complesso tra dati, narrazione e percezione umana.
La mostra racconta in dettaglio la filosofia del Data Humanism, un approccio innovativo che supera la presunta neutralità dei numeri per restituire ai dati una dimensione emotiva e profondamente personale. Diagrammi, mappe e visualizzazioni diventano strumenti narrativi sofisticati e consapevoli, capaci di rappresentare esperienze individuali, comportamenti collettivi e fenomeni complessi. Dal 2019 Lupi è partner dello studio di design Pentagram a New York, dove guida un team specializzato di information design che trasforma i dati in linguaggio visivo e, in alcuni casi affascinanti, in oggetti fisici come tessuti innovativi, abiti ricercati, tappeti narrativi e ceramiche artistiche.
Il suo lavoro dimostra in modo convincente come la visualizzazione possa diventare uno strumento potente per raccontare la complessità senza rinunciare al contesto, all'empatia e alle sfumature delicate dell'esperienza umana. Questo approccio rappresenta un modello importante per ripensare il ruolo del designer nell'era dei big data e dell'intelligenza artificiale.
Never ever be predictable: Quim Marin
La mostra "Never ever be predictable" presenta il lavoro dell'art director e designer spagnolo Quim Marin attraverso una selezione curata di opere realizzate tra Barcellona, Cile, Roma e Tokyo. Il suo approccio creativo rifiuta deliberatamente le formule predefinite e i codici consolidati. Tipografia, colore e composizione diventano strumenti consapevoli per rompere gli equilibri tradizionali e generare possibilità visive completamente inattese e sorprendenti.
I manifesti si trasformano sotto la sua mano in spazi veri di sperimentazione audace, dove intuizione e ricerca metodica mettono in discussione i codici estetici consolidati. Una pratica che interpreta il disordine come condizione generativa e creativa, capace di aprire prospettive completamente nuove e inedite nel campo della comunicazione visiva.
Newschøøl of pø5ter: il manifesto contemporaneo dalla Polonia
Grazie a una collaborazione strategica con la Polish Graphic Design Association arriva a Torino "Newschøøl of pø5ter", una rassegna dedicata ai più recenti manifesti del clubbing polacco e della grafica indipendente contemporanea. La mostra attraversa estetiche radicalmente differenti, includendo:
- Linguaggi post-internet e sperimentali
- Ugly design consapevole e provocatorio
- Brut art e approcci non convenzionali
- Estetica neo-rave e referenze culturali
- Digital grunge e contaminazioni digitali
- Linguaggio lo-fi xerox e tecnica analogica
Il manifesto diventa così uno strumento privilegiato per esplorare linguaggi visivi che rifiutano consapevolmente le convenzioni formali e mettono in discussione le gerarchie consolidate della comunicazione contemporanea. La scena polacca rappresenta uno spazio di innovazione grafica significativo, dove la libertà espressiva e la sperimentazione tecnica si incontrano in modo organico.
Saluti e Baci: turismo tra immaginario e crisi ambientale
Curata da Daniele Catalli, la mostra "Saluti e Baci" utilizza poster, cartoline e carte d'imbarco per raccontare le contraddizioni profonde del turismo contemporaneo. L'immaginario rassicurante e idealizzato delle vacanze viene messo in discussione consapevolmente attraverso alcune delle emergenze ambientali più evidenti e urgenti del presente:
- La California colpita da incendi devastanti
- La fragilità crescente di Venezia
- La pressione turistica insostenibile su Bali
- L'accumulo di plastica negli oceani
Il progetto nasce dalla frattura profonda tra le promesse di bellezza associate al viaggio e la realtà concreta delle sue conseguenze ambientali e sociali. Una finta agenzia di viaggi diventa il dispositivo narrativo intelligente per mettere a confronto diretto l'iconografia rassicurante del turismo novecentesco con i dati scientifici sull'inquinamento contemporaneo.
Dal 15 al 18 ottobre, Catalli sarà presente in persona con un'installazione che ricrea fisicamente l'agenzia e invita i visitatori a riflettere criticamente sulle emissioni di CO₂ generate dagli spostamenti e sull'impatto ambientale sistemico del turismo di massa. Questo progetto rappresenta un importante esempio di come il design può diventare strumento di consapevolezza ecologica e critica sociale.
Eyes On: la Svizzera protagonista dello sguardo internazionale
Torna "Eyes On", il format che ogni anno dedica uno spazio curato alla scena grafica di un Paese straniero, esplorandone storia, valori e cultura attraverso il progetto visivo contemporaneo. Per il 2026 la protagonista è la Svizzera, una nazione con una tradizione grafica straordinaria e ancora oggi centrale nel panorama internazionale.
La mostra "Between Type and Image" presenta manifesti e opere animate realizzati da Erich Brechbühl negli ultimi vent'anni di pratica consapevole. La tipografia, la costruzione dell'immagine e la sperimentazione diventano strumenti metodici per indagare il manifesto come spazio di ricerca genuina e di comunicazione visiva sofisticata.
La mostra "Weltformat", curata dall'omonimo festival svizzero, propone invece una selezione accurata di lavori di designer svizzeri emergenti e meno conosciuti al grande pubblico, restituendo la varietà ricca dei linguaggi e dei media della scena contemporanea elvetica. Completano il percorso una selezione di volumi premiati nell'ambito dei Most Beautiful Swiss Books e la presentazione dei lavori di dieci studi svizzeri individuati da Graphic Days, attivi in settori che spaziano dal packaging innovativo all'editoria ricercata e all'illustrazione narrativa.
HONDON: il disordine creativo dell'alfabeto coreano
Lo sguardo internazionale prosegue con "혼돈 HONDON – The Korean Dis-order. A focus on the history of Hangeul", una mostra affascinante dedicata alla storia dell'alfabeto coreano e al suo potenziale creativo. In occasione del centenario dell'Hangeul Day, il percorso racconta in profondità la nascita dell'hangeul come progetto culturale e sociale rivoluzionario, ideato specificamente per rendere la scrittura più accessibile e democratica in un contesto in cui la conoscenza dei caratteri cinesi costituiva