Il rapporto del 2023, intitolato "Giornalismo e Intelligenza Artificiale", curato da Alessia Pizzi, giornalista e consulente del progetto "Osservatorio sul giornalismo digitale", offre una disamina approfondita dell'applicazione degli strumenti di intelligenza artificiale nel mondo dell'informazione. Questo studio si propone di fornire una panoramica dettagliata delle esperienze globali e un'analisi specifica sulla situazione italiana, basandosi su ricerche, analisi, studi e report provenienti da fonti istituzionali, accademiche e giornalistiche.
Per arricchire questa indagine, sono stati raccolti gli spunti di autorevoli esperti del settore. Tra questi, spiccano i contributi di Charlie Beckett, docente presso il Dipartimento Media e Comunicazione della London School of Economics and Political Science e coordinatore del progetto JournalismAI, che ha offerto una prospettiva globale. Sul fronte italiano, Andrea Iannuzzi, Senior Managing Editor de La Repubblica, ha fornito un quadro generale sull'utilizzo di tali strumenti all'interno del più grande gruppo editoriale italiano, offrendo una preziosa testimonianza diretta.
Il report illustra i principali ambiti d'uso dell'intelligenza artificiale nel giornalismo, gli obiettivi perseguiti da alcuni strumenti già testati e i risultati di diverse sperimentazioni condotte negli ultimi anni presso testate e agenzie. Non mancano momenti di riflessione critica sugli errori in cui possono incorrere gli strumenti di IA, come ChatGPT-3, e vengono presentate alcune delle discussioni etiche in corso sul futuro dell'informazione. A conclusione dell'analisi, vengono suggeriti alcuni strumenti di apprendimento e siti di riferimento sull'IA, benché non dettagliati in questo estratto. L'obiettivo primario di questa analisi è offrire, per quanto possibile, un'istantanea sullo stato dell'arte dell'uso dell'intelligenza artificiale nel giornalismo, nella consapevolezza che l'IA è una storia ancora in corso di "scrittura", specialmente in un periodo di forte accelerazione tecnologica e mediatico.
Conclusioni: l'intelligenza artificiale tra sogno, realtà e incubo del giornalismo
L'intelligenza artificiale si presenta al giornalismo come un fenomeno dalle molteplici sfaccettature: un sogno, una realtà in divenire o un potenziale incubo? Le applicazioni concrete variano notevolmente a livello globale. In luoghi come la Corea del Sud, si assiste alla clonazione di conduttori televisivi amati tramite l'IA (Deep Brain AI), mentre negli Stati Uniti, giornali come The Wall Street Journal impiegano algoritmi per determinare quando far pagare gli articoli ai lettori, e The New York Times utilizza l'IA per prevedere le emozioni che un articolo susciterà. Anche a Londra, testate affermate come il Times analizzano meticolosamente il comportamento degli utenti per sviluppare strategie di contenuto totalmente data-driven.
Nel 2023, l'intelligenza artificiale non è più esclusivo appannaggio dei grandi editori; la sua presenza si sta affermando anche nelle piccole redazioni. Qui, l'IA contribuisce ad aumentare la copertura di contenuti "automatizzabili", come i risultati sportivi e le previsioni metereologiche, ma anche a personalizzare l'esperienza su base locale, come dimostra il caso del Diario Huarpe in Argentina. In Italia, tuttavia, la sperimentazione appare più timida e si concentra principalmente nelle grandi realtà editoriali. Qui si manifesta attraverso micro-testi semi-automatizzati, sistemi CMS intelligenti ed esperienze utente personalizzate, il tutto legato a un più ampio contesto di lenta digitalizzazione del settore.
Nonostante la disomogenea situazione globale, l'entusiasmo generato da strumenti come ChatGPT-3 non deve trarre in inganno: anche nel resto del mondo si riflette seriamente sui rischi e le responsabilità dell'IA generativa. Nella pratica, l'intelligenza artificiale è impiegata principalmente per velocizzare i flussi di lavoro delle redazioni, automatizzando operazioni come trascrizioni e traduzioni, per creare contenuti data-driven e, soprattutto, per personalizzare l'esperienza dell'utente e incentivarlo all'abbonamento tramite l'analisi dei comportamenti online. È cruciale sottolineare che le macchine non sono ancora in grado di scrivere articoli di qualità in autonomia e, quando ci provano, possono incorrere in errori significativi, come evidenziato dal caso CNET.
Il prezioso contributo dei giornalisti rimane tuttora insostituibile. Probabilmente, a essi verrà richiesto di aggiungere alla propria "cassetta degli attrezzi" nuove competenze, trasformandosi in piloti e supervisori dei sistemi di IA. Questi ultimi potrebbero liberare l'essere umano dal lavoro che i giornalisti non vogliono fare – quello compilativo e ripetitivo – permettendo loro di concentrarsi su ciò che sanno fare meglio: analisi e creazione. Resta fondamentale definire lo scenario etico e deontologico in cui tali strumenti si collocano, affrontando aspetti cruciali come la paternità dei contenuti, il diritto d'autore e, non meno rilevante, la protezione dei dati personali.
Scenari e prospettive nel mercato dell'informazione digitale
L'ultimo decennio ha visto l'ecosistema dell'informazione attraversare cambiamenti strutturali notevoli, con il passaggio predominante dalla carta al digitale. Questa evoluzione ha introdotto un'alternanza tra notizie in aggiornamento costante e newsletter, affiancando alla parola scritta nuovi formati comunicativi come i podcast e i video. In questa "maratona digitale", i Social Media si sono rivelati sia compagni di squadra che avversari, rendendo la fidelizzazione degli utenti una necessità impellente, non solo a livello di business, ma anche di credibilità. La Pandemia COVID-19 e la crisi ucraina hanno palesato ai lettori l'importanza di affidarsi a fonti autorevoli, ma hanno anche dimostrato quanto l'informazione possa essere polarizzata e come il dibattito costante su ogni singola tematica, specialmente sui Social Network, possa rivelarsi sterile e snervante.
L'abbonamento a un giornale rappresenta senza dubbio il primo sintomo di fiducia da parte del lettore. Tuttavia, non tutti possono permettersi tale spesa, soprattutto in un contesto di aumento del costo dell'energia e di costi ormai fissi per altre risorse digitali, come gli abbonamenti internet e l'intrattenimento video. Tra crisi economiche, feed troppo "affollati" su Facebook e nuovi mezzi di informazione come TikTok, il giornalismo deve trovare una nuova strada per conquistare un lettore stanco del "troppo rumore". Soprattutto, deve riuscire a raggiungere un pubblico più ampio, considerando che l'età dell'abbonato medio si aggira attorno ai cinquant'anni. Per distinguersi in questo panorama complesso, sarà fondamentale fare la differenza, e la tecnologia può giocare un ruolo da protagonista in questa esigenza.
Il ruolo dell'IA: strumenti e opportunità per gli editori
Tuttavia, non tutti gli editori potranno permettersi gli investimenti necessari. La produzione automatizzata di testi – che di fatto rimangono il formato privilegiato per informarsi – la personalizzazione dei contenuti offerti in base al comportamento dell'utente e la declinazione del testo in numerosi formati differenti sono solo alcuni degli strumenti che le testate di tutto il mondo stanno già attivando. L'obiettivo è raggiungere gli utenti con un approccio multicanale e data-driven. È in questo contesto che l'intelligenza artificiale assume un ruolo cruciale, offrendo soluzioni sia ai grandi editori, che hanno la possibilità di sviluppare "in casa" gli strumenti di cui hanno bisogno, sia ai piccoli, che possono avvalersi di strumenti e collaborazioni esterne per sostenere l'investimento nella propria evoluzione tecnologica.
L'inizio del 2023 ha fornito un chiaro assaggio dell'entusiasmo (l'“hype”) che uno strumento come ChatGPT-3 può scatenare, oscillando tra entusiasmi per un futuro più tecnologico e la paura di essere dominati dalle macchine. Dove risiede la verità in tutto questo? E, soprattutto, il mondo del giornalismo è realmente pronto per questa nuova avventura? Il professor Charlie Beckett, direttore e fondatore di Polis, il think tank giornalistico del Dipartimento Media e Comunicazione presso la London School of Economics and Political Science (LSE) e direttore del progetto JournalismAI, ha offerto un consiglio chiaro per il 2023:
- “Se non siete al passo sul tema, fatelo: non preoccupatevi dei robot. Bisogna assicurarsi che qualcuno dell’azienda sia formato sul tema e lo si può fare anche online. Dopodiché si individua una sfida o un problema in corso e si inizia una ricerca. Non è detto che le tecnologie di IA possano aiutare sempre tutti visto che i problemi del giornalismo sono molti: iniziate dalle piccole cose e sperimentate.”
Questo approccio pragmatico suggerisce che l'IA non è una panacea per tutti i problemi del giornalismo, ma piuttosto uno strumento che richiede formazione, sperimentazione mirata e un'applicazione graduale. L'intelligenza artificiale nel giornalismo internazionale è già una realtà consolidata in molteplici forme, dalla personalizzazione dei contenuti all'automazione di compiti ripetitivi. La sfida principale per il giornalismo italiano e globale non è tanto resistere all'onda dell'IA, quanto piuttosto imparare a governarla, integrarla eticamente e strategicamente per potenziare la qualità dell'informazione e raggiungere un pubblico sempre più vasto e disilluso. Solo così l'IA potrà essere un alleato prezioso, e non un incubo, per il futuro del giornalismo.