Copertura versus take‑up: i dati dell’inchiesta
In Italia la fibra fino a casa (FTTH) raggiunge quasi otto famiglie su dieci, ma meno di tre unità su dieci hanno effettivamente sottoscritto un abbonamento. Questo posizionamento al ventiquattresimo posto su ventotto paesi europei evidenzia un problema di take‑up più grave rispetto a quello di altri stati con una copertura simile.
L’inchiesta del Sole 24 Ore sul take‑up dell’FTTH ha messo in luce un sistema di alibi incrociati: chi costruisce la rete e chi la commercializza si scaricano la responsabilità l’uno sull’altro. Rimane ancora aperta la domanda su perché questo modello generi così pochi abbonamenti e su chi possa intervenire per correggerlo.
La separazione di TIM e FiberCop
Il 1° luglio 2024 è avvenuta la cessione della rete fissa di TIM a FiberCop. Da quel giorno le due società non hanno più legami partecipativi, eliminando la questione che per vent’anni ha guidato la regolazione del fisso: garantire parità di accesso alla rete dell’ex monopolista, che allo stesso tempo era anche il primo concorrente dei suoi clienti all’ingrosso.
Obblighi di accesso, parità di trattamento e separazione funzionale erano nati per correggere proprio quella sovrapposizione di ruoli. Con la separazione, l’incumbent integrato è stato sostituito da un duopolio all’ingrosso tra FiberCop e Open Fiber.
Il panorama della concorrenza infrastrutturale
FiberCop e Open Fiber si sovrappongono nelle cosiddette aree nere, ma non nelle aree grigie, dove i 15 lotti del Piano “Italia a 1 Giga” sono stati divisi in otto per Open Fiber e sette per TIM. Nelle aree bianche opera Open Fiber grazie al Piano BUL. In buona parte del territorio la rete in fibra è quindi una sola, e la concorrenza tra infrastrutture cede il passo alla concorrenza tra i retailer che la utilizzano.
Con la delibera 58/26/CONS dell’11 marzo 2026, l’Agcom ha chiuso l’analisi dei mercati dell’accesso alla rete fissa avviata dopo la separazione. Le aree pienamente concorrenziali, sottratte alla regolazione ex ante, salgono a 239 comuni nel mercato dell’accesso locale all’ingrosso, 225 in più rispetto alla precedente analisi.
Le aree con potere di mercato di FiberCop
Nel resto del territorio FiberCop è confermata operatore con significativo potere di mercato, con obblighi modulati per zona. Spiccano i 4 999 comuni in cui investimenti e adozione di reti ad altissima capacità sono ancora poco avanzati e la concorrenza avviene principalmente tramite soluzioni FTTC (sulla rete in rame di FiberCop).
L’istruttoria ha inoltre verificato che FiberCop e la controllante KKR non detengono partecipazioni in operatori retail italiani, non vendono al dettaglio e non sono legate in esclusiva a un unico retailer. Su questa base, FiberCop è stata qualificata come operatore wholesale only ai sensi dell’art. 91 del Codice, con obblighi limitati a garantire accesso, non discriminazione e prezzi equi e ragionevoli, soggetti a revisione da parte dell’Autorità se le condizioni cambiano.
Verifica dei listini e impatto sui prezzi finali
Il 23 aprile 2026 l’Agcom ha avviato la verifica dei listini FiberCop, un passaggio cruciale per capire l’impatto dei prezzi all’ingrosso sui prezzi finali al consumatore. La trasparenza sui costi di wholesale è fondamentale per evitare che prezzi elevati alla fonte si traducano in tariffe proibitive per le famiglie.
L’integrazione verticale non è sparita, ma si è spostata. Sul mercato fisso, l’operatore più integrato è oggi Fastweb+Vodafone, che possiede una propria rete in fibra e la utilizza sia per i propri clienti sia per l’offerta all’ingrosso ad altri operatori.
Il ruolo degli operatori mobili e del FWA
Gli operatori mobili, tradizionalmente considerati “concorrenziali”, hanno ceduto gran parte delle infrastrutture passive (torri, siti) a società come INWIT e Cellnex, ma controllano ancora reti radio e frequenze. Questa integrazione si estende al Fixed Wireless Access (FWA) su rete mobile.
Secondo l’Osservatorio Agcom, a marzo 2026 TIM (23,2 %), Fastweb+Vodafone (16,5 %) e WindTre (13,6 %) detenevano insieme poco più della metà delle linee FWA, accanto a Eolo, primo operatore del segmento con il 23,9 %.
Frequenze, MVNO e nuove asimmetrie
La consultazione Agcom sul rinnovo dei diritti d’uso delle frequenze in scadenza nel 2029 (delibera 199/26/CONS) propone di obbligare i tre maggiori assegnatari a fornire a Iliad, agli MVNO e ai fornitori di servizi l’accesso alle frequenze a condizioni eque, ragionevoli e non discriminatorie. Iliad, con il 15,9 % delle SIM “umane” a dicembre 2025, è l’unico operatore mobile in crescita costante.
Gli operatori FWA hanno contestato i costi di un eventuale cambio di fornitore all’ingrosso, che implicherebbe la sostituzione degli apparati presso i clienti. Questo evidenzia una nuova asimmetria: il fisso è fornito per lo più da reti separate dal retail, mentre il wireless fisso resta nelle mani di operatori integrati che controllano rete, frequenze e cliente finale.
Concorrenza tra tecnologie fisse e wireless
La competizione per la migrazione dei clienti dal rame vede un’interazione complessa: chi vende fibra dipende da un fornitore terzo per tempi e qualità dell’attivazione, mentre chi vende FWA su rete propria governa l’intero processo. Inoltre, la concorrenza tra FTTC e FWA si intensifica, con il satellite che rimane un terzo incomodo ancora marginale.
Trasparenza delle offerte: i “bollini”
Dal 2018 gli operatori devono esporre nella pubblicità delle offerte di rete fissa le etichette colorate – i “bollini” – per indicare l’infrastruttura utilizzata: verde per fibra fino all’edificio, giallo per reti miste, rosso per quelle che non supportano la banda ultralarga.
Con la delibera 207/26/CONS del 29 luglio 2026 l’Agcom ha introdotto un bollino blu per le offerte FWA che raggiungono le prestazioni delle reti ad altissima capacità secondo i criteri BEREC (≥ 1 Gbit/s in download). Il bollino non riporta le velocità, che rimangono nella scheda tecnica obbligatoria.
Obblighi di informazione sulla Broadband Map
Il legislatore, con l’art. 13 del decreto‑legge 19 febbraio 2026, n. 19, ha modificato l’art. 98‑quaterdecies del Codice delle comunicazioni elettroniche, imponendo ai fornitori di accesso a Internet di dare al consumatore “informazioni puntuali” sulle “diverse tecnologie di rete di accesso disponibili all’indirizzo di utenza” e sulle relative prestazioni, basandosi sulla Broadband Map di Agcom.
Gli operatori hanno inizialmente inserito semplici rinvii alla Broadband Map sui propri siti, ma Agcom, a luglio 2026, ha stabilito che l’onere dell’informazione spetta all’operatore, non al consumatore. Gli operatori con almeno 50 000 clienti devono scaricare le mappe di copertura almeno una volta al mese e mostrare “tutte le soluzioni disponibili” all’indirizzo, evidenziando quelle “più performanti” rispetto all’offerta in valutazione.
Prospettive e possibili interventi
Per colmare il divario tra copertura e attivazione è necessario intervenire su più fronti:
- Rafforzare la concorrenza wholesale: garantire che i listini di FiberCop e Open Fiber siano davvero equi e trasparenti.
- Uniformare la regolazione delle aree grigie: evitare che la frammentazione dei lotti crei “zone d’ombra” dove la concorrenza è limitata.
- Stimolare gli incentivi pubblici verso le aree con bassa penetrazione, soprattutto i 4 999 comuni in cui le reti ad altissima capacità sono ancora assenti.
- Rendere obbligatoria la trasparenza sui civici: i consumatori devono sapere se il civico è realmente coperto e quali sono i tempi di attivazione stimati.
- Allineare le politiche di spettro per il FWA, garantendo accesso non discriminatorio a MVNO e nuovi operatori.
Solo un coordinamento efficace tra Agcom, il Governo, gli operatori wholesale e i retailer potrà trasformare la copertura FTTH in un reale incremento degli abbonamenti, riducendo il divario che attualmente pone l’Italia in una posizione svantaggiosa rispetto ai suoi vicini europei.