Il contesto della consultazione

Oggi, lunedì 5 ottobre, termina la fase di consultazione dell’AGCOM riguardo le frequenze mobili che scadranno nel 2029. Da martedì la discussione non potrà più rimanere un mero esercizio tecnico: la scelta diventerà politica e la partita vera si giocherà al Ministero dell’Economia, proprio mentre si redige la legge di Bilancio.

Quanto vale lo spettro pubblico?

Secondo i documenti dell’Autorità, l’AGCOM ha fissato un contributo di riferimento di circa 684 milioni di euro all’anno per le bande in rinnovo a partire dal 2030. In un arco di otto anni, fino al 2037, il totale ammonta a 5,47 miliardi di euro, cifra non molto distante dai 6,55 miliardi incassati con l’intera asta 5G del 2018.

Le richieste degli operatori

La maggior parte degli operatori si è schierata per un rinnovo senza esborso, proponendo in cambio impegni di investimento. Tale posizione è stata inserita nella consultazione e ripetuta pubblicamente. L’AGCOM ha comunque fissato il contributo di riferimento, ma ha creato un meccanismo che permette di azzerarlo: il MIMIT può concedere sconti fino all’intero importo.

Il ruolo del MIMIT e del MEF

Formalmente sarà il MIMIT, d’intesa con l’AGCOM, a decidere il rinnovo e gli eventuali sconti. Ogni euro di contributo a cui lo Stato rinuncia è un euro mancante nei conti pubblici, e quel conto è di competenza del MEF. Secondo il Sole 24 Ore, il rinnovo a costo zero attendeva il via libera del Tesoro, preoccupato per il mancato gettito, mentre MIMIT, il Dipartimento per la trasformazione digitale e l’AGCOM erano favorevoli a un rinnovo agevolato in cambio di investimenti.

Impatto sul mercato e sulle valutazioni degli operatori

Websim, nella sua valutazione di TIM, attribuisce una probabilità del 66 % di un beneficio di circa 2,1 miliardi di euro di valore attuale netto derivante da un possibile rinnovo agevolato o gratuito, parzialmente compensato da maggiori investimenti. Per lo Stato rappresenta una rinuncia; per gli azionisti è già valore.

Rischi e precedenti parlamentari

Nel dicembre scorso, durante l’esame della manovra, erano già comparsi emendamenti di maggioranza per il rinnovo gratuito, poi ritirati. La questione si è semplicemente spostata di qualche mese: sarà il MEF a dire no anche quando tornerà la proposta.

Che cosa rappresentano i 5,47 miliardi

Questa somma è un valore nominale distribuito nel tempo, non il prezzo di un’asta né una valutazione di mercato. Tuttavia non è un semplice “numero di giornale”: nasce dal riferimento fissato dalla stessa Autorità, il cui scopo è recuperare il costo‑opportunità di una risorsa scarsa.

Contributi e principio di scarsità

Assegnare una frequenza a qualcuno equivale a toglierla a tutti gli altri. Chi la riceve gratuitamente non riceve un incentivo agli investimenti, ma un pezzo di patrimonio pubblico. L’Italia ha già codificato questo principio: nel 2017, prorogando fino al 2029 i diritti a 900 e 1800 MHz, la legge impose il pagamento anticipato dei contributi maggiorati del 30 %, generando 2,010 miliardi di maggiori introiti. Allora prorogare non significava regalare.

L’opzione mista proposta nel 2025

Nel 2025 l’AGCOM propose un’opzione mista: ogni operatore avrebbe mantenuto una dotazione minima di spettro per garantire la continuità delle reti, mentre il resto sarebbe stato messo a gara. Dopo l’errata corrige, il pacchetto contendibile comprendeva:

A gara avrebbero potuto partecipare Iliad e nuovi entranti.

Le posizioni degli operatori nella consultazione

La maggior parte degli operatori ha preferito il rinnovo integrale, mentre Iliad ha sostenuto l’opzione mista. L’AGCOM ha condiviso le motivazioni economiche della maggioranza, ma la domanda resta: chi è stato davvero ascoltato? Il mercato che ha parlato è soprattutto quello dei titolari attuali delle frequenze, quindi non sorprende che preferiscano mantenerle tutte senza gara.

Concorrenza, asimmetria e necessità di gara

Rinnovare tutto fino al 2037 significherebbe congelare un’asimmetria per otto anni. Una gara consentirebbe di sentire chi oggi non è seduto al tavolo, come previsto dal Codice delle comunicazioni elettroniche, che impone di considerare la domanda di imprese diverse da quelle già in possesso delle frequenze. Se nessuno si presenta, lo scopriremo; se qualcuno partecipa, otterremo un prezzo fissato dalla concorrenza, non da una formula.

Confronti internazionali: il caso tedesco

Nel 2025 la Germania ha prorogato le bande 800, 1800 e 2600 MHz per cinque anni, non per otto, dichiarando una proroga transitoria: le frequenze torneranno sul mercato insieme a quelle in scadenza nel 2033, condizionata a misure concrete per il nuovo entrante 1&1, tra cui la cessione in affitto di frequenze a 2600 MHz. Roma, invece, propone otto anni di proroga, nessuna gara prevista e un contributo potenzialmente pari a zero.

Spesa pubblica per le infrastrutture

Infratel documenta 2,895 miliardi di euro di affidamenti gestiti nel 2016‑2019 e 8,474 miliardi di euro nel 2020‑2022, per un totale di circa 11,4 miliardi. Questi fondi non sono stati tutti “regalati” agli operatori: includono programmi e infrastrutture diversi, ma rappresentano uno sforzo pubblico senza precedenti per costru