L’Assemblea nazionale francese, il 30 ottobre 2026, ha approvato un emendamento alla legge di bilancio per il 2027 (I‑1358) con 11 voti favorevoli e 10 contrari, introducendo una nuova imposta di 0,055 € per ogni gigabyte di dati trasmesso agli utenti francesi. L’iniziativa, promossa dal deputato socialista Laurent Lhardi, è passata nonostante il parere contrario del governo e del relatore generale del bilancio.
Meccanismo e obiettivi della tassa
Il principio è semplice: chi distribuisce dati tramite Internet verso gli utenti francesi paga un’imposta proporzionale al volume trasmesso. Non sono gli abbonati a essere tassati direttamente, ma i fornitori di contenuti e servizi digitali, tra cui giganti come Google, Meta, Netflix, Amazon e operatori di infrastrutture come Akamai.
L’imposta si calcola sul traffico effettivo, non sul fatturato, sui profitti o sul numero di abbonati. Tuttavia, l’emendamento prevede due limiti di tetto: non più del 15 % dei ricavi realizzati in Francia o del 2 % dei ricavi mondiali dell’impresa, a seconda di quale sia più restrittivo.
Secondo le stime di Lhardi, il volume annuale di traffico Internet in Francia è di circa 200 miliardi di gigabyte, con le cinque grandi piattaforme responsabili di circa la metà di tale traffico. Applicando l’aliquota di 5,5 centesimi, il gettito teorico potrebbe raggiungere i 10 miliardi di euro l’anno, sebbene tali cifre siano ancora da verificare.
Esempi di calcolo
- Un collegamento diretto da 100 Gbit/s verso un ISP europeo, con costo mensile stimato tra 20.000 e 30.000 €, genererebbe una tassa di circa 1,02 milioni di euro al mese, secondo i calcoli di Octave Klaba (OVHcloud).
- OVHcloud trasmette verso i fornitori francesi un traffico medio di 324 Gbit/s (95° percentile 500 Gbit/s). L’imposta lorda annuale potrebbe arrivare a 70 milioni di euro, con un onere reale compreso tra 23 e 70 milioni di euro, tenendo conto dei limiti di tetto.
Contesto europeo e differenze con il “fair share”
La proposta si inserisce nel più ampio dibattito europeo sul “fair share”, secondo cui le grandi piattaforme digitali dovrebbero contribuire ai costi delle infrastrutture di rete. Tuttavia, a differenza delle discussioni sul fair share, l’emendamento francese non prevede che le risorse raccolte vengano direttamente trasferite agli operatori di telecomunicazioni per finanziare nuovi investimenti. Si tratta infatti di una misura fiscale destinata al bilancio statale.
Questa distinzione è cruciale: la tassa non è un meccanismo di remunerazione delle telco, ma una nuova base imponibile basata sul traffico, con implicazioni potenzialmente più ampie per l’intero ecosistema digitale.
Problemi di attuazione e riservatezza
La misurazione dei volumi di traffico dovrà essere affidata ai fornitori di accesso a Internet (Orange, Free, ecc.), che dovranno identificare i soggetti responsabili e comunicare i dati consolidati e anonimizzati all’Amministrazione fiscale su base trimestrale, sotto la supervisione dell’Arcep. Il provvedimento esclude la raccolta di informazioni sul contenuto o sulla destinazione individuale dei dati.
Il ministro dell’Azione e dei Conti pubblici, David Amiel, ha espresso dubbi sulla fattibilità tecnica e sui rischi per la privacy, soprattutto considerando che una parte crescente del traffico è cifrata e gestita da CDN e servizi cloud, rendendo difficile attribuire con precisione ogni gigabyte a un soggetto economico specifico.
Reazioni dell’industria digitale
Le reazioni sono state particolarmente critiche:
- Octave Klaba (OVHcloud) ha denunciato la sproporzione tra i costi reali di interconnessione e l’onere fiscale, evidenziando che la tassa potrebbe superare di gran lunga le spese operative, con impatti sui prezzi dei servizi cloud.
- Xavier Niel (Iliad/Free) ha definito i parlamentari “ignoranti incompetenti”, sottolineando la difficoltà tecnica e il potenziale danno competitivo per le imprese francesi.
- Altri operatori e fornitori di cloud hanno sollevato preoccupazioni simili, temendo un aumento dei costi per le PMI, gli sviluppatori e le organizzazioni che dipendono dalle infrastrutture digitali francesi.
Se la tassa dovesse tradursi in prezzi più alti per i servizi cloud, le ripercussioni non si limiterebbero alle grandi piattaforme internazionali, ma si estenderebbero a tutto l’ecosistema tecnologico francese, potenzialmente riducendo la competitività del paese nel settore digitale.
Prospettive legislative
Il provvedimento non è ancora legge: dovrà superare ulteriori fasi parlamentari e potrebbe subire modifiche o essere eliminato durante la definitiva approvazione del bilancio. Le discussioni in corso riguarderanno sia le modalità di calcolo sia i limiti di tetto, nonché le modalità operative di raccolta e verifica dei dati.
In sintesi, la tassa sul traffico Internet rappresenta un tentativo audace di far contribuire i grandi attori digitali al finanziamento delle infrastrutture di rete, ma si scontra con sfide tecniche, costi potenzialmente sproporzionati e una forte opposizione da parte dell’industria. Il futuro della misura dipenderà dalla capacità del Parlamento di trovare un equilibrio tra gli obiettivi fiscali e la sostenibilità dell’ecosistema digitale francese.