Il nuovo paradigma della produzione cinematografica

Nel cuore della Silicon Valley ho trascorso una settimana di incontri con imprenditori, venture capitalist e dirigenti di aziende che si stanno rivolgendo all’intelligenza artificiale per ottimizzare la creatività. Il risultato di questi colloqui è un quadro che mostra come la corsa all’efficienza stia creando, al tempo stesso, un vero e proprio deserto sociale.

“Salambò”, il film che non ha mai girato

Monelli Studio, una casa cinematografica francese fondata dall’italiano Stefano Landi, ha realizzato “Salambò”, un film interamente prodotto da algoritmi. Nessuna scena è stata girata con attori umani; l’intera pellicola è il frutto di un’architettura di intelligenza artificiale che ha generato immagini, suoni e sceneggiature. Il costo di produzione è stato stimato a un cinquantesimo o a un centesimo di quello di un film tradizionale, grazie alla riduzione drastica delle spese logistiche, dei cast e delle location.

Il ruolo dei talenti nella nuova era

L’esperto Stefano Landi afferma che “l’avvento dell’intelligenza artificiale nella cinematografia non mortifica necessariamente la creatività. Il talento delle singole persone resta indispensabile per guidare e intervenire sui nuovi strumenti, e viene esaltato dalla libertà di non essere vincolati dai limiti fisici”. Tuttavia, la disponibilità di modelli di riferimento – dati reali o produzioni audiovisive preesistenti – è il vero limite a questa evoluzione.

I dati come moneta del futuro

Alcuni attori di Hollywood stanno iniziando a monetizzare la propria immagine, offrendo l’uso del proprio volto e delle proprie movenze a una banca dati per un pagamento che può arrivare a quattro milioni di dollari. In Cina, dove la tutela della proprietà intellettuale è più flessibile, le aziende hanno accesso a milioni di ore di contenuti reali. ByteDance, con la sua divisione Sea Dance, è una delle più grandi fornitori di matrici per la generazione di film AI.

Il boom cinese e le micro-serie “duanju”

In Cina sono state prodotte, solo nei primi otto mesi dell’anno, 430.000 “duanju”, micro-serie TV di pochi minuti destinate ai social media. Questo numero è aumentato di tredici volte rispetto all’anno precedente. Più contenuti vengono visualizzati, più l’algoritmo può perfezionare le trame che mantengono alta l’attenzione del pubblico.

Il futuro della narrazione personalizzata

L’obiettivo di Stefano Landi è quello di creare film con trame variabili in base alle preferenze individuali, raccolte in tempo reale durante la visione. Se questa tecnologia si diffonde, la produzione cinematografica diventerà un’esperienza altamente personalizzata, ma con un impatto sul mercato del lavoro.

Il calo occupazionale nell’industria del motion picture

Negli ultimi dodici mesi il settore “motion picture e registrazione suoni” negli Stati Uniti ha perso il 5,8% degli addetti, un crollo di oltre ventimila occupati. Dal 2022, quando l’intelligenza artificiale generativa ha fatto il suo debutto, il numero di lavoratori è diminuito del 30%. Meno attori, meno cameramen, meno fonici, meno doppiatori: la domanda di personale umano si sta riducendo in modo esponenziale.

La competizione cinese e l’efficienza dei costi

Il modello di intelligenza artificiale Kimi K3, sviluppato dalla start-up cinese Moonshot, è stato presentato a San Francisco con l’affermazione di “spendere il 70% in meno” rispetto ai concorrenti americani. L’ultima versione di Kimi sembra superare il più avanzato modello americano, Claude Fable 5.1 di Anthropic. Quest’ultimo ha recentemente cambiato la politica di gestione dei dati, obbligando i clienti a trasferirli interamente sui propri server. Una mossa che evidenzia la vulnerabilità economica delle aziende AI americane di fronte al mercato cinese a basso costo.

La disuguaglianza generazionale e la crisi sociale

Con la riduzione dei posti di lavoro, i giovani professionisti trovano sempre più difficile entrare nel settore creativo. La dipendenza da algoritmi che possono produrre contenuti “reali” in modo