Gli sviluppi intorno all’introduzione dell’euro digitale stanno accelerando, con un percorso che passa per l’approvazione di norme legislative, un confronto tra la Banca Centrale Europea (BCE) e le banche commerciali sui costi e le infrastrutture necessarie, ma anche per un confronto geopolitico con Stati Uniti e Cina.
La fase definitiva dell’euro digitale
L’euro digitale sta entrando nella fase decisiva. Per avanzare, è necessario che il Parlamento europeo e il Consiglio adottino entro l’estate il regolamento istitutivo. Senza questa legge, la BCE non può procedere. Una volta adottato, partirà un progetto pilota di 12 mesi nel 2027, seguito dall’emissione effettiva dell’euro digitale a partire dal 2029.
Il progetto rappresenta una svolta per l’area euro in termini di innovazione finanziaria, ma presenta anche diversi rischi, come l’impatto sui margini di profitto delle banche commerciali e la possibile degradazione della fiducia nei depositi bancari tradizionali.
Criticità europee in un contesto globale
I progetti di moneta digitale delle banche centrali (CBDC) stanno diventando una tendenza globale, con due modelli ben distanti tra loro. Da un lato, gli Stati Uniti hanno abbandonato l’idea del dollaro digitale nell’amministrazione Trump, favorendo piuttosto l’innovazione privata e le stablecoin. Dall’altro, la Cina si muove con determinazione per introdurre lo yuan digitale come parte integrante del sistema internazionale di pagamenti.
Gli obiettivi della Cina vengono chiaramente espressi dal Governatore della Banca Popolare Cinese (PBOC), che ha dichiarato nel 2025, durante il Forum di Lujiazui, che lo yuan digitale mira a supportare una visione di un sistema monetario internazionale multipolare e a prevenire l’uso geopolitico di strumenti finanziari come le monete tradizionali.
Il modello europeo: a due livelli
Il piano europeo si basa su un modello a due livelli, in cui la BCE emette l’euro digitale, mentre le banche commerciali e i fornitori di servizi di pagamento gestiscono la parte distributiva: apertura di conti digitali, interfacce utente, relazioni con i consumatori etc. L’euro digitale funziona, quindi, come una “banconota elettronica”, garantita da una banca centrale ma distribuita attraverso intermediari privati.
Questo modello, però, ha sollevato forti preoccupazioni tra le banche commerciali. Secondo uno studio aggiornato di PwC, le banche dovranno sostenere costi di implementazione elevati, stimati tra i 18 e i 30 miliardi di euro per adattare software, sportelli e sistemi di gestione. La BCE si assume i costi del sistema e dell’infrastruttura, ma i privati dovranno finanziare l’infrastruttura distributiva.
Costi e opposizioni
Le banche europee stanno valutando attentamente l’impatto dell’euro digitale. La BCE ha commissionato uno studio ad hoc per valutare l’effetto sugli equilibri bancari di limiti di detenzione di euro digitali. L’analisi ha ipotizzato un intervallo tra i 500 e i 3.000 euro per persona. Se il limite di detenzione dovesse raggiungere i 4.000 euro, i costi complessivi dell’infrastruttura potrebbero crescere notevolmente.
Spese per le banche
PwC ha evidenziato che:
- La carta fisica dell’euro digitale richiederà nuovi software, protocolli e certificazioni;
- I distributori automatici (ATM) richiederanno modifiche complesse al backend;
- I terminali di pagamento e i sistemi back-end dovranno essere aggiornati;
- I costi ricadranno quasi interamente sulla rete bancaria europea.
Queste prevedibili spese sono una delle cause principali dell’opposizione delle banche commerciali europee. La BCE, invece, non prevede commissioni di transazione e mira a finanziare gli asset crittografici con il ricavato del signoraggio, in base ai criteri adottati per la stampa delle banconote tradizionali.
Il rischio di riduzione dei margini
Una grande preoccupazione espressa dalle banche riguarda la riduzione dei margini di intermediazione. Oggi, il sistema dei pagamenti addebita commissioni a Visa, Mastercard o altri circuiti di pagamento, che a loro volta carico gli esercenti. Con l’euro digitale, questi costi di sistema dovrebbero essere azzerati.
Sembrano scomparire anche i canoni di affrancazione: le banche non potranno addebitare commissioni per l’apertura o la chiusura di un portafoglio digitale. Rimarranno solo i servizi a valore aggiunto che le banche potranno aggiungere autonomamente, ma questo limite potrebbe rappresentare per molti un margine insufficiente rispetto ai costi di infrastruttura e gestione.
La questione geopolitica
Il contesto geopolitico pesa molto sull’euro digitale. Mentre la Cina si muove con forza per stabilizzare i pagamenti globali con lo yuan digitale, gli Stati Uniti hanno scelto di abbandonare il percorso della dollaro CBDC, favorendo private stablecoin più legate al dollaro tradizionale. Questo scenario lascia l’Europa in una sorta di posizione intermedia tra due modelli diversi.
Gli Stati Uniti, con Trump al potere, hanno bloccato qualsiasi progetto del governo federale di dollaro digitale, concentrandosi invece sui pagamenti privati e criptovalute. Il Presidente ha anche annunciato di voler fare degli Stati Uniti la “capitale mondiale delle criptovalute”, una dichiarazione che sembra in contrasto con le sue scelte di governo.
La Cina e la multipolarità finanziaria
La Cina, invece, punta a ridefinire le regole del sistema finanziario internazionale e ha espresso chiaramente i suoi obiettivi: lo yuan digitale dovrebbe sostenere un sistema monetario a più poli, dove le monete non-occidentali siano riconosciute come strumenti di pagamento e rifugio.
La BCE, invece, sta cercando di costruire il proprio modello in modo trasparente, con la volontà di non subire pressioni esterne. Tuttavia, il confronto con una Cina sempre più avanzata e una America sempre più rilassata in termini di regolamentazione, pesa molto su questo ambizioso progetto tecnologico.
Un modello in bilico tra innovazione e stabilità
Il modello europeo, però, non è immune a criticità. Oltre al confronto con le banche commerciali, che temono un impatto negativo sui propri equilibri di bilancio, ci sono dibattiti su eventuali rischi di scalata improvvisi di denaro, fuga dei depositi e instabilità finanziaria.
Oltre allesplicita opposizione delle