Ethan Mollick è uno dei maggiori esperti mondiali sull’impatto dell’intelligenza artificiale sul lavoro, sulle aziende e sull’istruzione. Docente di Management alla prestigiosa Wharton School della University of Pennsylvania, dove è anche co-direttore dei Generative AI Labs, è una figura autorevole nel dibattito globale sull’AI.
Autori del bestseller “Co-Intelligence: living and working with AI” pubblicato in Italia con il titolo “L’intelligenza condivisa”, è seguito da migliaia con la sua newsletter “One Useful Thing”, sempre molto attesa negli ambienti tech e business. Il suo prossimo libro, “Co-Existence”, verrà pubblicato negli Stati Uniti il prossimo 20 ottobre, affrontando temi chiave come la collaborazione tra attività umane e artificiali.
L’intervista
Nell’esclusiva intervista rilasciata a AI4Business, Ethan Mollick presenta una prospettiva chiara: “per cavalcare con successo lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, integrare e ottimizzarne le potenzialità, le aziende devono adottare un modello basato su tre pilastri fondamentali: leadership, sperimentazione e coinvolgimento ampio e diffuso dei lavoratori. Leader, Lab e Crowd”.
Leader: una guida strategica chiara
“La leadership – afferma – è fondamentale perché è il team esecutivo che prenderà decisioni strategiche sull’uso dell’AI. Parliamo di investimenti, di scelte di strumenti, di incentivi, di come organizzare l'utilizzo delle nuove tecnologie. Una guida chiara serve per non disperdere risorse e per creare una visione condivisa e duratura”.
Lab: la sperimentazione come approccio costante
La sperimentazione, secondo lui, è “quella parte costante di test, di tentativi, di errore e di miglioramento. Senza un laboratorio interno, un team dedicato all’AI, è difficile tenersi al passo con le evoluzioni di questa tecnologia. Solo con l’abitudine a sperimentare si genera innovazione e si mantiene competitività”.
Crowd: coinvolgimento diffuso dei lavoratori
Un elemento non meno rilevante è il coinvolgimento di tutti i lavoratori. “L’AI non deve essere considerata esclusiva per una élite. Deve coinvolgere tutta la forza lavoro. Solo così le persone possono sperimentare, innovare, trovare soluzioni ai propri problemi quotidiani. L’AI deve includere, non escludere”.
I tre pilastri sono davvero essenziali?
“Sì. Perché il futuro dell’AI non passerà solo per la tecnologia. Passerà per le persone, per le organizzazioni che sanno adattare velocemente i propri processi e dare strumenti ai propri collaboratori. Senza una leadership chiara, una cultura sperimentale e un coinvolgimento dei lavoratori, l’AI rischia di rimanere solo un potenziale non sfruttato.
Le sfide quotidiane per le aziende
“Un grande errore comune delle aziende – continua – è credere che l’AI sia una tecnologia statica. In realtà i modelli stanno evolvendo velocissimamente. Molti però si adattano con una velocità molto inferiore a quella dei cambiamenti tecnologici. È un gap che può compromettere la competitività”.
AI e la leadership
“L’AI sta cambiando radicalmente il ruolo del management. Permette ai dirigenti di svolgere molte attività in maniera più efficiente, ma la vera sfida non è tanto velocità quanto strategia e visione. Il tempo in più non deve essere solo guadagnato: deve essere reinvestito verso una riprogettazione dell’organizzazione”.
Qualità e sfide degli strumenti di AI attuali
Mollick evidenzia però alcune criticità. “Molti strumenti oggi sembrano essere progettati soltanto per tecnici. Nonostante l’AI abbia potenzialità quasi universali, la loro applicazione rimane limitata. Gli strumenti dovrebbero essere accessibili a tutti i settori e non solo al programmatori o informatici”.
Rischi e opportunità in rapida evoluzione
“I nuovi sviluppi – commenta – sono una mina, ma anche una grande opportunità. Per esempio, il rilascio di modelli potenziati come Mythos ha aumentato notevolmente il livello di complessità e i rischi di sicurezza.”
AI come commodity?
“L’AI non è ancora una commodity. I modelli di punta, come quelli di OpenAI, Anthropic e Google, si distinguono nettamente dagli altri. La tecnologia non è né accessibile né facilmente riproducibile, né economica. Il vantaggio competitivo di questi modelli non si esaurisce facilmente”.
Un futuro di lavoro totalmente nuovo
“L’evoluzione che oggi è forse sottovalutata è l’uso dell’AI per compiti molto articolati e complessi, che vanno al di là dell’attività di programmazione. Questa applicazione non solo trasformerà il lavoro: lo ridisegnerà in profondità”.
Meritocrazia e competenze
Una preoccupazione è la meritocrazia. “L’AI può elevare persone con competenze limitate al livello di altre di alto livello, minacciando sistemi tradizionali. Al contempo può aumentare la gerarchia esistente, rafforzando l’apprendimento e l’esperienza delle élite. Non è una tecnologia neutra rispetto alle strutture sociali”.
E i nostri ruoli come cittadini?
“La tecnologia non fa niente da sola. Diciamo tanto di sviluppare l’IA, ma non decidiamo come usarla. Questo spetta a noi, ai lavoratori, alle aziende e alla società nel suo complesso: sperimentare modi in cui l’AI possa migliorare la vita umana, e non limitarsi a sostituire il lavoro.”
In conclusione, Ethan Mollick ribadisce con forza: “l’AI sta cambiando ogni aspetto della vita moderna. Da chi la usa fino ai suoi effetti di domani: meritocrazia, lavoro, sicurezza, cultura. Ma il vero futuro non dipenderà solo dalla tecnologia. Dipenderà da come noi, oggi, la scegliamo di usare.”