Nel corso di diversi mesi di dibattito, una commissione di esperti ha presentato proposte dettagliate al fine di proteggere meglio i minorenni online. Alla base di questi sforzi c’è l’iniziativa promossa da Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, che ha sottolineato quanto sia complesso bilanciare la partecipazione digitale e la protezione per i più giovani.
Un dibattito complesso
Von der Leyen ha ribadito che i social media non sono “giocattoli”, e ha chiamato gli operatori del settore a dimostrare che i loro servizi non causino danni alle bambine e ai bambini. Riconoscendo il ruolo fondamentale dei genitori, ha però ribadito l’esigenza di regole comuni, in particolare su quando e come i social possano essere accessibili ai giovani.
Con l’auspicio che le piattaforme rispettino i principi del Digital Services Act—tra cui il "Safety by Design"—la commissione ha insistito su una visione chiara: l’accesso al mondo digitale deve essere regolato in base all’età e al tipo di contenuto, non solo all’età degli utenti.
Età minima e divisione per fasce
La commissione propone un sistema graduale. I bambini al di sotto dei 3 anni non dovrebbero avere alcun tipo di exposure (esposizione) digitale. Per i bambini tra i 3 e i 12 anni, invece, è prevista una supervisione da parte dei genitori o di insegnanti, con restrizioni ben definite per il tipo di interazione.
Dall’età di 13 anni fino a 18 anni, la Commissione europea riconosce l’importanza dell’autonomia, e quindi si invita a fornire accesso a piattaforme sicure, specialmente per quegli utenti in una fase evolutiva sensibile. Questo richiede la dimostrazione, da parte delle piattaforme, di misure idonee a garantire la sicurezza in base all’età.
Età minimi europei e responsabilità dei paesi
Attualmente, la determinazione dell'età minima per l’accesso ai social media spetta a ciascun Stato membro dell’UE, che presenta modelli di protezione variabili. Una soluzione coordinata a livello europeo sembra necessaria per evitare disparità e garantire una base comune.
Il coordinatore della commissione Maria Melchior, esperta nel settore sanitario e ricerca, ha evidenziato i rischi legati a funzionalità come infinite scorrimenti o algoritmi di tipo "Rabbit Hole". Inoltre, ha ribadito l’importanza del controllo della privacy online, specialmente per quegli utenti più vulnerabili.
Strumenti tecnologici per la verifica dell'età
Rimane aperta la questione su come esattamente effettuare la verifica dell'età minima. Il Digital Services Act richiede già misure rigorose per contenuti non adatti ai minorenni. La Commissione aveva ipotizzato un "Mini-Wallet" come sistema per verificare l’età senza dover rivelare il resto delle informazioni personali.
EUDI-Wallet e Minijustizmodelle
Un’altra opzione discussa a livello nazionale e UE è il “EUDI-Wallet”, uno strumento introdotto con l'obiettivo di fornire accesso personalizzato, con l’autorizzazione da una figura genitoriale, e che consente l'autentificazione digitale rispettando la privacy. Le sue funzioni potrebbero includere verifiche come: "Hai 16 anni?" e risposte come "Si, criteri soddisfatti" senza svelare data di nascita. Questo strumento è una proposta del Ministero federale tedesco per il Digitale.
I modelli per l’età minima
Vengono proposti due modelli fondamentali: un'età minima fissa o un modello graduale. I risultati di una commissione tedesca incaricata dal Ministero federale della Famiglia hanno illustrato diverse opzioni. Tuttavia, l’obiettivo comune espresso da diverse parti interessate è uno schema armonizzato a livello UE.
Next Steps
La Commissione europea ha annunciato l’intenzione di presentare una prima serie di proposte legislative nel proseguio dell'anno. Queste regole potrebbero rappresentare un passo significativo verso una protezione globale dei minorenni online, in linea con i moderni rischi e le potenzialità dell'ambiente digitale.
Gli esperti si concentreranno in particolare su tecnologie innovative, collaborazione tra Paesi e un’approccio preventivo. L’idea di base è chiara: la tecnologia deve essere a servizio dello sviluppo sano dei giovani e non un ostacolo per il loro benessere.