Il Digital Networks Act (DNA), proposto dalla Commissione europea il 21 gennaio 2026, rappresenta una svolta significativa per le comunicazioni elettroniche nell’Unione europea. Destinato a sostituire la Direttiva 2018/1972, il regolamento vuole modernizzare il quadro normativo adottando misure innovative per il dispiegamento della rete in fibra ottica. Tuttavia, diverse questioni giuridiche emergono con forza, specialmente in relazione alla disattivazione programmata del rame, chiamata “copper switch-off”, una misura che potrebbe impattare direttamente sia le imprese che i consumatori.
Base giuridica e sussidiarietà
I primi dubbi riguardano la base giuridica del piano di disattivazione del rame. La Commissione si appoggia al Trattato sugli Obiettivi Energetici e Ambientali per giustificare l’intervento a livello UE. Un gruppo di esperti legali, come Connect Europe, sostiene però che tale base non sia sufficiente, sottolineando che l’attuazione di una misura così incisiva potrebbe violare il principio di sussidiarietà. Secondo il TFEU, l’azione dell’Unione dovrebbe intervente soltanto se gli obiettivi non possono essere raggiunti in modo efficace dagli Stati membri. Questo principio richiede un bilanciamento tra competenze dell’UE e responsabilità nazionali.
Proporzionalità e impatto sull’economia digitale
Un altro punto nodale è la proporzionalità: disattivare le reti in rame potrebbe comportare costi elevati e interruzioni per utenti e imprese. Si prevede che l’abbandono del rame avvenga per fasi fino al 2035, ma alcuni esperti affermano che questa decisione non tenga conto delle particolarità locali, per esempio, delle aree rurali dove il rame rappresenta l’unica infrastruttura efficace. Un mancato raggiungimento dell'obiettivo di rete in fibra potrebbe rallentare l’intera transizione digitale.
Libertà d’impresa e proprietà privata
Gli operatori di rete potrebbero vedersi limitati nella scelta della tecnologia e del mercato da coprire. Il passaggio forzoso al sistema in fibra implica un impegno economico che potrebbe discriminare tra i diversi operatori, favorendo quelli con risorse economiche maggiori. Il rispetto della libertà d'impresa, un pilastro fondamentale del mercato unico europeo, potrebbe non essere garantito nel nuovo quadro normativo. Anche l’aspetto della proprietà privata è critico: gli investimenti privati esistenti nel rame potrebbero subire un calo di valore improvviso.
Possibile discriminazione tra operatori
La misura introduce potenziali discriminazioni tra nuovi e vecchi fornitori del servizio. Gli operatori storici, che già possiedono parte della rete in rame, sono messi in condizione di svantaggio rispetto a operatori virtuali o nuove aziende che si appoggiano a una rete esistente per fornire servizi. Inoltre, le aree in cui si applica il disattivamento forzoso potrebbero escludere parte della popolazione, accentuando la cosiddetta “frattura digitale”.
La questione del monitoraggio e delle deroghe
La proposta prevede deroghe limitate alle zone in cui il passaggio alla fibra non è sostenibile. Tuttavia, la definizione di “sostenibilità economica” non è chiara, e non sembra esistere un meccanismo chiaramente definito per valutarla al di fuori del giudizio degli Stati. Questo potrebbe creare disparità di applicazione del regolamento, in particolare tra Stati ricchi e poveri, influenzando negativamente la competitività delle aree meno sviluppate.
Strategie alternative e soluzioni proposte
Tra le critiche espressene da Connect Europe e da altri gruppi di esperti c’è una richiesta di maggiore flessibilità da parte della Commissione. Si potrebbe, ad esempio, permettere alle autorità nazionali di decidere autonomamente su una transizione meno rigida. Alcuni suggeriscono l’attivazione di investimenti nell’infrastruttura con incentivi per le aree rurali. Si potrebbe inoltre considerare l'alternativa tecnologica rappresentata dalla rete in wireless di ultima generazione, che potrebbe garantire copertura e velocità simili alla fibra in aree difficili da raggiungere.
Azione necessaria al fine
Il tema richiede un monitoraggio costante da parte dei cittadini, delle autorità locali e delle autorità di regolamentazione. La Commissione europea potrebbe rivedere il testo, garantendo un bilanciamento tra modernità delle infrastrutture e diritti dei cittadini, senza dimenticare le economie locali. Per garantire una rete digitale inclusiva ed equa per tutti, sarà necessario agire con una visione a lungo termine, attenta ai cambiamenti climatici, alle risorse disponibili e alla diversità regionale all’interno dell’Unione Europea.