Esiste un problema crescente nella società digitale che mette in pericolo l’anonymità e l’autodeterminazione dell’individuo: le cosiddette «rastrellamenti digitali» o «pubbliche ricerche» che portano a pubblicare foto di persone sospettate di reati minori, con conseguenze devastanti per le loro vite. In novembre 2025, un episodio emblematico ha avuto luogo sul sito della «Berliner Zeitung», con il ritratto di un uomo sospettato di aver rubato delle schede Pokémon. Mentre l’importo rubato era insignificante, la decisione di rendere pubblica la sua immagine ha scatenato dibattiti sull’eccesso di potere digitale da parte delle autorità e dei media.
Dati personali esposti inutilmente
L’analista legale Athena Möller, nel suo contributo al Grundrechte-Report 2026, spiega che il problema non è solo etico ma riguarda il diritto fondamentale di autodeterminazione informativa. Sottolinea come casi di reati così lievi richiedano misure esagerate, mettendo in discussione il rispetto per la privacy e le leggi attuali. Secondo lei, la pubblicazione di foto sospettate di persone non rientra mai in una proporzione ragionevole quando il crimine non è di considerevole importanza.
Ricerca di criminali o ricerca di colpevolità?
I casi di rastrellamenti pubblici non si limitano al reato di cui sopra. Negli ultimi mesi, sono state frequenti le uscite in cui le persone sono state esposte a causa di reati di minima gravità. Möller mette in guardia sul fatto che questa pratica non colpisce solo gli sospetti delitti gravi, ma tocca anche testimoni, persone scomparse, e, nel peggior scenario, innocenti accusati per errore.
Ad esempio, la polizia di Magdeburgo ha utilizzato i media per trovare un uomo accusato di aver preso un portafoglio smarrito durante uno scontrino. In realtà, il portafoglio era già stato restituito da tempo, ma il sospettato fu ugualmente esposto al cyber-ragging. Le foto pubblicate online rimasero facilmente accessibili, causando un danno reputazionale per lungo tempo.
La legge non sta al passo con il digitale
La legge tedesca, la stPO (Ordnung der Strafverfolgung), richiede un’alzata di ingranaggio per poter pubblicare immagini di una persona. Il Sezione 131b precisa che l’immagine può essere resa pubblica solo se il possibile colpevole commette reati di notevole importanza. Inoltre, la decisione di coinvolgere i mezzi di comunicazione deve sempre tenere a mente il principio costituzionale della proporzionalità di ogni misura.
I reati come il furto non rientrano in questi parametri. La Corte Costituzionale Federale tedesca ha sottolineato che i reati devono causare un impatto notevole sulla sicurezza e pace sociale, una condizione che un furto minore difficilmente soddisfa. Tuttavia, la pratica sta continuando a sfidare queste norme, spesso ignorando l’obbligatorio esaurimento di altre tecniche investigative prima di ricorrere a questa forma di esposte.
Politiche di controllo in discussione
Critici interni, come rappresentanti della Polizeigewerkschaft e della AfD, hanno accusato le norme correnti di essere troppo restrittive e di bloccare l’azione investigativa. La polizia, a detta loro, perde tempo aspettando di esaurire metodi diversi da quelli della pubblica ricerca. Tuttavia, Möller replica che tali argomenti non tengono conto del valore assoluto di rispetto del diritto costituzionale.
Un’altra preoccupazione emerge con gli atteggiamenti estremamente fiduciosi di alcune figure politiche verso la polizia. Per esempio, una presidente di una sindacale svedese ha affermato, riferitasi al dibattito, che i cittadini dovrebbero fidarsi della polizia, e non preoccuparsi delle immagini rese pubbliche. Questo atteggiamento, però, rileva Möller, mostra una mancanza di consapevolezza del fatto che, fino a quando una sentenza non è definitiva, ci si confronta anche con innocenti accusati per errore.
La potenza distruttiva del web
Il danno che le immagini pubbliche possono causare è aumentato esponenzialmente grazie agli strumenti digitali moderni. Quando un’immagine compresa in una ricerca pubblica viene pubblicata, si diffonde in maniera incontrollabile. Una volta online, essa può essere replicata, scaricata e usata come arma, anche anni dopo. La polizia raramente riesce a tracciare le immagini e garantire la loro rimozione, anche dopo la cessazione della ricerca. Si parla di un potenziale diffamativo estremo.
Aggiunge Möller che la legislazione non si è evoluta nemmeno negli ultimi 25 anni, sebbene gli strumenti digitali e social siano cambiati radicalmente. Le normative esistenti proibirebbero i media privati di ospitare materiali di ricerca, ma permetterebbero l’utilizzo delle testate tradizionali. Questa distinzione è oramai obsoleta, e la normativa sociale sui social network è estremamente lacunosa, lasciando porte aperte a usi irresponsabili.
Orientamenti legali nuovi necessari
Il testo suggerisce che solo una riforma legislativa a livello federale possa limitare questi abusi. Questi tipi di interventi, che minano fortemente i diritti di base, non possono essere gestiti da norme o regolamenti ministeriali. Un’opzione suggerita è di riconfinare rigorosamente il concetto di «reato di importanza considerevole», includendo solo crimini gravi nei confronti della vita, dell’integrità fisica o della libertà individuale.
Un’altra raccomandazione importante è la differenziazione tra «sospetto» e «sospettivo»; quest’ultimo potrebbe fornire un livello maggiore di giustificazione per la divulgazione di immagini. Inoltre, è essenziale regolare legalmente l’uso di reti sociali in contesti di ricerca pubblica, poiché la loro diffusione si muove in aree legalmente poco controllate.
Conclusione: un allarme per il regolatore
La cronica inazione del legislatore mostra una incapacità di gestire giuridicamente l’ondata di digitalizzazione. Le normative esistenti non garantiscono più la difesa giuridica dei singoli quando sono esposti a conseguenze digitali irrimediabili. C’è un urgente bisogno per una chiara, moderna legislazione che limiti l’esposizione di immagini pubblici a casi veramente eccezionali, rispettando il diritto e la dignità di ogni individuo.